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Autore: b.e.a.

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Abstract: Elegia, Paolo Conte

Riferimento: Paolo Conte


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Camminare, prendere le chiavi dallo zaino mentre cammino, poi fermarmi perché scivola. Appoggiare sul ginocchio: le chiavi. Le chiavi in una mano, guardarmi intorno, perché ci sono dei giorni che nessuno mi vede, ma io non lo so e lo scopro mentre vado a salvare la mia macchina dal suo instabile, provvisorio, mutevole nido di cemento. La mia macchina mi fa pena così sola in mezzo a tutte, così salgo. Sono tornata per salvarti, sento di volerti bene, se hai un'anima anche tu. Mi piace, qualche volta, stare sola anch'io, posso parlare di quello che voglio senza sentirmi in colpa per il mio egoismo pieno di amore e di preoccupazione. Quando salgo ho qualche rito a cui darmi e stare sola mi concentra, devo garantirmi la musica in partenza, organizzarmi per il viaggio. Adesso poi che tutto fa odore di tiglio, come quando uscivo di casa e correvo per il centro con la moto e quasi mi tuffavo nel vento con la velocità e la leggerezza di incontrare Daniela e Lorenzo, adesso che c'è l'odore dei tigli e io non sono più io, ascolto Elegia, quando parto. Elegia ha la mia faccia. La mia faccia ha una ruga che mi piega il labbro. Sono triste sul piano che incalza e mi strappa e ruba in quell'onda di note. Io vedo che sono disillusa, mi vedo con gli occhi tristi. E magari sto ridendo... Vedi? Ma c'è Elegia, qui. Avevo una passione per la musica. Avevo. Ce l'ho ancora, ho qualche passione, un fuoco qua e là che non so spegnere ora. Io credo che se qualcuno, mai, mi vedesse per strada, mentre cerco le chiavi, vedrebbe la faccia che vedo io con le note, quando parto. Sono io fra vent' anni, quando "avevo" e non potrò più niente. Sono io fra vent'anni, con la faccia sorpresa di non aver avuto. Ma neanche tanto. E mentre carico sul sedile pulito e lucido una che conosco poco e che non mi capisce e non sono più sola, o lo sono di più, le faccio sentire questa canzone e le dico "senti, perché mi piace molto...". E ho voglia di non essere sola. E non le dico che sono io quella faccia che si vede là in fondo. Non le dico che non mi piacerebbe se non avessi un'idea di me futura. La mia faccia fra vent'anni è piena di "avevo" e di incantesimi sulle palpebre e non dice niente, nessuna smorfia, nessuna luce, un po' pallida e indifferente. Perché lo sapeva già da ora, cosa sarà di me.
Beatrice Zerbini



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