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Autore: occhio

Ferie
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Abstract: Back to mono. Phil Spector. Il muro del suono. Il pop che avvolge, cambia. Una canzone dei The Righteous Brothers è un singolo epocale per il consumo di massa. Poi il cinema, l’immagine hanno fatto il resto.

Riferimento: Phil Spector


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Sulla schiena il telo da mare era pesante. L’ombrellone sotto il braccio destro insopportabile. Fastidiosa la borsa di paglia con dentro il pettine della moglie, l’ asciugamano di lei, gli incarti vuoti dei panini, l’apribottiglie, la tovaglietta blu, comprata al mercato il venerdì prima, proprio per le giornate come quella.





Mentre gli passava accanto veloce, Clara lasciò cadere nella borsa qualcosa di verde. “Tieni pure questi Gia'. Faccio senza.”





Lui ci diede uno sguardo, di sottecchi, e riconobbe il paio di bermuda che le aveva regalato qualche mese prima, per il battesimo del nipotino Giorgio, figlio di sua cognata. E sbuffò, quasi privo di forze.





Bollito, stanco, leggermente sudato, nonostante fosse uscito dall’acqua da non più di dieci minuti, andava piano, trascinando i piedi sporchi di sabbia; invece lei procedeva svelta, a passo stretto, sbattendo sui calcagni i sandali di sughero.





Gianni si chiedeva come facesse sua moglie ad andare così forte, dopo diverse ore sotto il sole d’agosto, sulla spiaggia. Lui non la sopportava proprio, la spiaggia. Preferiva gli scogli, e gli sarebbe bastato restare un’oretta a mollo, poi pranzare comodamente davanti alla tv, stendersi per una pennichella, gironzolare per casa con una birra fresca in mano, magari dopo aver giocato a scala quaranta con un amico fino a sera. Però Clara era di tutt’altro avviso, e lui non se la sentiva di contraddirla, visto che passava l’intera settimana in casa, a badare al bambino.





Certo, era instancabile. Lui non ce la faceva più a starle dietro, anche se, doveva ammetterlo, era stata proprio questa sua voglia di fare che l’aveva conquistato qualche anno prima. A conti fatti, comunque, ci stava anche che Clara fosse bella.





Non era alta, però proporzionata, ed aveva una luce particolare negli occhi neri e a mandorla. Anche i capelli erano neri. Li portava sempre raccolti, cosicché non si notava subito quanto fossero lunghi esattamente. Solo la pelle era bianca, ma parecchio bianca. Diventava nera anche quella, d’estate. Clara era fissata con l’abbronzatura e avrebbe fatto di tutto per non apparire di porcellana. Rimaneva ore ed ore al sole, con il corpo intriso d’oli d’ogni tipo.





Prima della gravidanza, ogni tanto sfoggiava il topless. A lui dava molto fastidio, visto che Clara era piuttosto procace, tuttavia gli avrebbe dato fastidio anche se fosse stata meno abbondante. Ma così di più, certamente. Lei diceva lo faccio per l’abbronzatura, non rompere. Ad ogni modo, ora si limitava ad indossare bikini ridottissimi.





Attraversarono tutta la pineta adibita a parcheggio, poi la strada sterrata, che collegava quella principale al mare, uno dietro l’altra, senza fiatare.





Clara arrivò alla macchina per prima. Iniziò a picchiettare sul tettuccio, con le unghie rosa che parevano intagliate nella pelle scura.





“Dai, sbrigati!”





Gianni poggiò l’ombrellone accanto al cofano dell’auto, una Fiat Punto full optional. Aprì con la chiusura centralizzata e passò a Clara la borsa che aveva sotto braccio. Sistemò l’ombrellone dietro il bagagliaio e salì anche lui in macchina.





“Apri, che qua dentro si muore dal caldo.” Clara pigiava incessantemente sull’apricristalli, inutilmente.





“Daaaai!”





“Dammi tempo.” Gianni cercava le chiavi.





“dove le ho messe ora.?”





“Guarda fuori, caso mai le hai lasciate fuori.”





Stava per scendere quando la voce di Clara lo ghiacciò: “eccole, eccole. Sul cruscotto. Ma dove guardi?”





“ahhh…” Gianni piegò le spalle e ritornò al posto di guida.





“la prossima volta dobbiamo arrivare prima, per parcheggiare all’ombra.”





“non lo so. forse è meglio così.”





Sventolando il libretto delle istruzioni dell’auto, disse stranamente calma: “come meglio così. Co’ ‘sto caldo.”





Lui ancora più placido:“per la resina degli alberi, dico. Caso mai cade sulla auto.”





“sì, e però…dai.” La irritava la sua calma. Gianni lo sapeva, e bene anche.





Accese il motore. I vetri s’abbassarono, finalmente. Lei sospirò e si lasciò scivolare sul sedile. Lui ingranò la prima e si buttò in carreggiata, con il gomito fuori dal finestrino.





Una lunga fila di macchine si stendeva con le luci rosse degli stop e i fumi neri dei diesel dagli iniettori sporchi. Si sentiva il ribollire dei motori, che ogni tanto si impennava, se d’un tratto qualcuno accelerava anche stando fermo, oppure si spezzava sotto i colpi di clacson inferti a chi tardava a ripartire.





Da dieci minuti in auto e nessuno dei due parlava. Clara cambiava continuamente stazione radio. Gianni guardava il lungomare, con la gente seduta alle panchine, o a fare footing, o a bere qualcosa all’ombra delle tende da sole dei numerosi bar.





“lascia da qualche parte. Per esempio, la canzone di prima mi piaceva.”





“perché non l’hai detto.”





“perché hai cambiato subito e non ho fatto in tempo.”





“non fai mai in tempo, tu.”





Gianni strinse le labbra, girò la manopola del condizionatore ed alzò i vetri.





Clara si drizzò di scatto. “ Vuoi farci morire per caso?”





Lui sempre calmo: “ho acceso l’aria.”





“ Ancora è calda”. Portò la mano destra sul bocchettone che aveva di fronte. Con l’altra abbassò il finestrino, di nuovo.





All’incrocio, che a destra li avrebbe riportati in città mente diritto verso la marina di s. Barbara, Gianni si fermò sotto la luce rossa del semaforo. Clara sbuffò impaziente, allora lui staccò la frizione, fino a varcare la linea di stop, cosicché fu costretto a piegarsi sul volante per vedere quando scattava il verde.





“vai, vai”, gridò lei, battendo leggermente la mano sullo sportello, dall’esterno.





Gianni partì allo starnazzare delle altre auto dietro. E andò diritto.





“dove vai??” strozzata s’arrampicò la voce di Clara.





“A casa” fece lui, ridendo ebete.





“come a casa? Dobbiamo andare al bar di Mirko.” Sospirò.





“adesso non ci arriveremo più. Devi fare tutto il giro ed è un casino, con il traffico che c’è.” Pareva una bambina disperata.





“non ti preoccupare. Adesso faccio inversione qui.”





Gianni entrò col muso dell’auto nel viale di una villetta, fece inversione, poi con un accelerata decisa approfittò del verde, attraversò nuovamente l’incrocio e voltò a sinistra, verso S. Barbara.





Senza dire nulla, chiuse i finestrini. Il gomito di lei schizzò in aria, sollevato dal vetro.





Clara lo guardò seccata. “Che fai?”





“Chiudo .L’aria è fresca oramai.”





Gianni piegò il capo leggermente indietro, e proseguì senza mordere la strada.





“là, là, quello sta uscendo.”





“ho vist…” si interruppe per sterzare in fretta. Voleva evitare che qualcuno gli fregasse il posto auto proprio di fronte al bar di Mirko.





“siamo stati fortunati ‘sta volta”, riprese, tirando il freno a mano. Ma lei era già dall’altra parte della strada.





Fece i sei gradini due alla volta ed entrò nel bar con un salto, sorridendo.





C’erano solo Clara, Mirko e sua moglie Valeria.





Il bar consisteva in una stanza lunga e non molto larga. Di fronte alla porta d’ingresso, il bancone giallo e verde aveva la forma di un grosso tronco di palma. A sinistra, erano sistemati due vecchi tavolini, con sopra qualche quotidiano. A destra, l’espositore di snack. Alle pareti, in alto, erano appese delle reti da pesca, delle fiocine di plastica blu, qualche ghirlanda di fiori.





Alle sei del pomeriggio, quel posto era piuttosto triste. Le luci interne erano ancora spente, dato che la gente preferiva consumare ai tavoli fuori, dirimpetto al mare, con qualche canzoncina reggae come sottofondo, così i muri arancioni diventavano marroni, le sedie rosse, bordeaux.





“mbè, qua si beve senza di me, per caso?”





Quando si voltarono, Clara stava finendo di spiegare, con un bicchiere d’acqua in mano, che il bambino era da sua madre.





“eihhhhh, Gianni.” Mirko con un bel sorriso gli venne incontro e lo salutò con un’energica stretta di mano ed un abbraccio.





“vieni, vieni. Prenditi una birra. Cosa vuoi? Una rossa? una bionda?”





“una bionda va bene.”





Clara lo rimproverò con lo sguardo.





Avvicinandosi, gli sussurrò indispettita: “a quest’ora?”





“cosa c’è?” fece lui, interrogativo con la faccia più che con le parole.





“dai, Clara. Che si festeggia!” gridò Mirko, mentre offriva da bere all’amico.





“Sì, cosa si festeggia? Voglio saperlo, così festeggio anche io.”





“si festeggia la vacanza, o no Gianni’. E l’abbracciò di nuovo, sopra la spalla, scuotendolo.





“bevi, bevi. Alla salute.” Picchiettò la sua bottiglia di birra con quella dell’altro, poi fece un bel sorso.





“ahhhhhh! Adesso quando è che torni a lavoro?”





Vedendo il marito intento a bere, Clara rispose per lui: “lunedì prossimo. Non questo, l’altro.”





“Capisco. Noi quando andiamo in ferie, Valè?”





Intanto Valeria preparava degli aperitivi, in silenzio.





“di chi sono quelli?” chiese Mirko, serio.





“fuori”, rispose lei quasi bofonchiando. Dopo prese il vassoio e scese i gradini.





A Gianni venne quasi voglia d’aiutarla, quando vide la sua bella figura olivastra perdersi nel nocciolo del tramonto.





Nonostante fossero vicini di casa, non ci aveva chiacchierato molte volte, eppure era ugualmente convinto che ci sarebbe andato d’accordo.





Una volta ballarono assieme.





Erano passati due anni d’allora.





____________





Per la notte di San Silvestro, prenotarono un tavolo alla “Conchiglia”. C’erano stati già Mirko e Valeria. Mirko aveva assicurato che era un posto fantastico, dove si mangiava bene e si poteva anche ballare dopo la mezzanotte, casomai ne avessero avuto voglia.





Il ristorante si trovava a ridosso della spiaggia di S. Barbara.





Con le sue grandi e lucide vetrate e gli infissi neri d’alluminio, dava l’impressione che fosse stato scagliato lì da qualcuno.





Non aveva un viale o un parco o qualcosa di simile. E se l’esterno non prometteva niente di che, l’interno era stato arredato con cura, anche se l’arredatore ci aveva avuto la mano pesante.





Appena entrati ci si trovava di fronte il bar.





Il bancone era bianco e nero, con dei grossi rombi di vetro sulla parte bassa. Sopra la testa del barista correva una serie infinita di calici capovolti, invece dietro numerose bottiglie di alcolici offrivano le spalle ad una parete a specchio.





Si fermarono qui a bere del prosecco. Dopo uno degli irresistibili aneddoti di Mirko, passarono nella sala ricevimenti.





Era piuttosto ampia, ma la luce soffusa rendeva l’ambiente molto confidenziale. Non c’era un’unica fonte. Alle pareti, degli applique illuminavano direttamente il soffitto. In più, al centro d’ogni tavolo, delle candele accese facevano il resto.





Agli angoli c’erano dei divanetti di pelle nera con bordature rosse. I tavolini, rossi anche quelli, recavano delle screziature bianche. Al centro della sala, facevano bella mostra di sé alcuni tavoli neri, quadrati o rettangolari a seconda dei posti da occupare, con sedie rosse questa volta.





Si accomodarono ad uno dei divanetti. Mirko e Valeria da un lato, loro dall’altro.





Mangiarono tutto quello che offriva il menù della serata. Antipasti all’italiana, penne alla boscaiola, costata di maiale arrosto con contorno di patate cotte al forno, mousse al cioccolato, gelato alla frutta, ed in più un caffé per le due signore ed un amaro per i loro mariti. Bevvero del rosato, che venne gradito molto da Clara.





Cinque minuti alla mezzanotte, la direzione offrì ad ogni tavolo una bottiglia di un buon spumante italiano.





Terminato il conto alla rovescia, i tappi di sughero volarono e i presenti gridarono ad una sola voce “ auguri.”





Fuori iniziò uno spettacolo pirotecnico sul mare. Tutti s’appiccicarono alle vetrate. Mirko e Clara in prima fila.





Valeria ritornò a sedere assieme a Gianni.





“come si divertono.”





“eh sì.”





Non sapeva cosa altro dire, perciò afferrò la bottiglia di spumante dal cestello.





“ne vuoi?”





“no, grazie.”





Si riempì il bicchiere e mando giù.





Valeria gli faceva uno strano effetto quella sera. Probabilmente perché non era mica abituato a vederla così elegante.





Indossava un abito da sera plissettato, il cui verde si intonava con i suoi occhi. Avanti aveva due fasce che si incrociavano e chiudevano sul collo, lasciandole spalle e schiena scoperte, facendo intravedere, a chi le era seduto accanto, la forma dei seni.





Era più magra di Clara, ma aveva dalla sua una sobrietà nelle linee del corpo che la rendevano molto affascinante. Quell’abito era straordinario nel metterle in evidenza. Oppure a renderlo tanto sensibile al suo fascino era la sua aria perennemente malinconica, eppure lieve come un lago sotto la luna piena. O, molto più semplicemente, solo lo spumante.





“sono stati bellissimi. Vero Clara?”





“uhhhh, che spettacolo!”





Mirko si lanciò a baciare Valeria. Clara si versò da bere e s’accese una sigaretta, senza sedere.





“sei ritornata a fumare?” chiese Valeria.





“giusto nelle occasioni.”





Per un attimo in sala si fece più buio, poi s’accesero le luci da discoteca, assieme ai due o tre stroboscopi piazzati al centro del soffitto.





In fondo alla sala, un dj iniziò a proporre la sua selezione musicale, composta da tutte le hit dei ’70 ed ’80.





Qualcuno prese a ballare.





“dai su, Gianni andiamo.”





Clara tirò su il marito, costringendolo a mollare il bicchiere ancora pieno.





“Su venite pure voi.”





Mirko s’alzò scattante. Lo seguì Valeria, che ritornò a sedere dopo pochi minuti.





Ballarono tutta la sera, Clara e Mirko. Invece Gianni ogni tanto s’alzava, ogni tanto ballava, poi si risiedeva, senza dire nulla.





Verso le tre, il dj mise su un paio di lenti per svuotare la pista.





In effetti rimasero a ballare solo le coppie più giovani.





Mirko si sbracò sul divanetto e prese a baciare sul collo Valeria, mentre lei gli accarezzava la testa. Clara e Gianni s’abbracciarono.





“ti va di ballare?”





“noooo, sono stanco” fece lui. E tornò a baciarla, confuso e scapigliato.





“vai con Gianni.”





“Gianni potresti ballare con mia moglie.”





“cosa?”





“ballare dico. Con Valeria.”





Clara s’accese una sigaretta, di nuovo.





“sì, se per lei non ci sono problemi.”





“dai, Valè”





Valeria non si muoveva. Lo guardava e lui allungò la mano, istintivamente.





“se la signora permette?”





Clara e Valeria dissero di sì, entrambe. Risero tutti e quattro.





S’alzarono e andarono a ballare.





Lui le toccava i fianchi con garbo. Lei pareva solo stanca.





Per un attimo finì la musica, stavano per allontanarsi l’uno dall’altra, quando suonò “Unchained Melody”.





Lui la strinse un po’. Lei lo guardò e sorrise. Si sentì prima goffo, poi con le gambe leggere.





La canzone finì dopo poco più di un minuto. Il dj cambiò pezzo, forse era troppo anche per lui.





Tornarono seduti. Valeria baciò Mirko e Gianni Clara.





Brindarono alla loro, indossarono le giacche ed andarono via.





Da quella sera molte cose cambiarono.





Clara rimase incinta, forse proprio quella sera. Lavorava in una piccola azienda tessile e venne licenziata per questo. C’era ancora una causa in corso, per differenze retributive, straordinari non pagati e ferie non godute. Gianni faceva affidamento su quei soldi per rilanciare il suo piccolo negozio d’alimentari, ma i tempi erano lunghi.





In capo all’anno , Mirko aprì il bar e lasciò il suo vecchio lavoro di commesso in un negozio d’abbigliamento, come del resto fece Valeria.





_____________





Mentre Mirko parlava del bar, del Milan, e Clara beveva un succo all’ananas osservando Valeria che andava e veniva dai tavolini all’aperto, Gianni gustava gli ultimi sorsi della sua birra.





Pensava che Mirko era fortunato. Una bella moglie, un bel bar, una bella clientela, in tutti i sensi. Invece lui doveva rimanere rinchiuso in quel piccolo negozio d’alimentari nel centro, che d’estate ci si moriva dal caldo e di noia perché non ci passava nessuno, costretto a lottare con le vecchiette che abitavano nei paraggi. Tiravano sui prezzi e si lamentavano sempre di qualcosa. “Il pane era duro, l’altra volta.” “ Il formaggio non era fresco. “ Il latte, quello parzialmente scremato voglio, la prossima volta.” Come se fosse tutta sua la colpa per i loro malanni. Però bisognava soffrire in silenzio, perché erano le migliori clienti che aveva, da quando era stato aperto un supermarket alle porte del vecchio borgo. Le giovani famiglie, anche quelle poche che abitavano nel centro e che erano le uniche a consumare veramente, preferivano fare la spesa là. Si spostavano anche in macchina pur di risparmiare qualcosa. Inoltre alla gente piaceva girovagare fra gli scaffali pieni di roba da mangiare e cianfrusaglie varie. Alcuni ci passavano pomeriggi interi. Usavano quel posto come passatempo. Del resto, in paese c’era ben poco da fare.





Si parlottò un po’ delle solite cose. Se c’era gente in spiaggia. Se ne valeva ancora la pena. Se si erano visti i turisti dell’altro anno.





Erano tutti d’accordo nel dire che il numero di visitatori era calato. Secondo Clara era un problema del posto, perché aveva pochi alberghi e roba del genere. Invece Gianni affermava che, oramai, la gente era troppo stressata per divertirsi d’estate. Mirko concluse che sì, turisti ce n’erano di meno in effetti. Però il motivo non lo sapeva. Ci pensò su un attimo, poi si lanciò in uno dei suoi interminabili monologhi sulle donne e l’abbronzatura. Rese pure un appassionato omaggio a quella di Clara. Come le donava. Come aveva fatto a diventare così. E quanto erano bianchi gli altri rispetto a lei.





Gianni gongolava, sua moglie di più.





Dopo più di mezz’ora erano ancora là.





Fuori, i tavoli erano quasi tutti vuoti. Era rimasto giusto qualcuno, che non ordinava più nulla, ma si limitava a chiacchierare godendosi l’aria fresca della sera.





Valeria iniziò a sciacquare i bicchieri sporchi.





Gianni le chiese un po’ d’acqua, a bassa voce, cortesemente. E lei gli sorrise.





Alle sue spalle, Mirko gesticolava tutto e Clara rideva.







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