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Autore: ben crood
Ma ti sostituirò con un iPod

Abstract: Musica: il cono d'ombra
Riferimento: iPod Nano
‘La conosci Hymn to Freedom di Oscar Peterson?’
‘No, qual'è?’
‘Dai, l’abbiamo ascoltata l’altra sera in macchina, e poi c'è sempre al Dr.House’
‘Ma come fai a guardarlo ancora?’
‘Ah, già, ora è diventato troppo buono per te… Tu adesso sei cattiva, dura, basti a te stessa… Dovresti ascoltartelo, l’Inno alla Libertà… Almeno ti rilasserebbe’
Questo non gliel’ho detto.
Allora, le cose stanno così: la musica non nasconde nulla. Non ci sono ombre. Perché ognuno ci vede quel che vuole, e quindi il problema non sussiste nemmeno - al buio, quando gli occhi cominciano ad abituarsi, vediamo quello che vogliamo vedere, probabilmente l’interruttore della luce, non ci soffermiamo certo sul quadro davanti al letto, di cui non abbiamo alcun bisogno -. Anzi, se prendiamo la musica nell’accezione più astratta possibile, e quindi nei suoi momenti più riusciti, e cioè quelli che riescono a raccogliere il particolare di ogni nostra vita nell’universale di poche frasi musicali e grammaticali, allora non c’è niente da fare: è già tutto scritto, ogni storia, ogni esperienza, ogni momento epico e ogni manifestazione tragica del presente. Coi registri più diversi possibili (tragico, semplice, ironico, romantico), ce n’è persino per tutti i gusti.
Ma poi c’è la musica strumentale.
Per quanto possa esserci un titolo, il resto lo dobbiamo mettere noi. Come la colonna sonora di un film, solo che la sceneggiatura dobbiamo scriverla da noi. C’è L’Inno alla Libertà di Oscar Peterson.
Io della libertà ne so ben poco. So che spesso viene utilizzata per giustificare il suo esatto opposto, ovvero delle limitazioni a ciò che prima si poteva fare. E ora non più. Perciò, nei minuti di piano sali/scendi e swing (ma che vuol dire?) dell’Inno, rimane l’ombra sul significato della parola. Anzi, se non avessi saputo che la canzone si chiamava così, la zona d’ombra sarebbe stata ancora più ampia.
‘Ti sostituirò con un iPod’
‘Fai come vuoi’
‘Non te ne frega gnente?’
‘Ma che vuoi…’
‘L’hai riascoltata, poi, quella canzone di Peterson?’
‘Quale?’
‘Ah… Lascia perdere. Avresti avuto un’ottima giustificazione in musica per la tua libertà’
‘Ci penserò’
‘Libertà del cazzo, lasciatelo dire’
Ma anche questo non gliel’ho detto.
Io voglio essere libero dagli oggetti. Ne sono pieno. Libri, cd, carte d’ogni genere, amuleti e portachiavi. La chiamo dittatura degli oggetti. Non è libertà, questa, se poi vuoi spostarti e questa roba deve venire tutta con te.
E oggi per essere libero ho bisogno di averne un altro, di oggetto. Avessi i soldi mi comprerei un’auto di lusso. Veloce e stabile. Ma visto che invece non potrò permettermela, dovrò camminare. E avrò bisogno di qualcosa da mettere nelle orecchie, così come in auto avrei avuto lo stereo. Ed ecco l’iPod, la possibilità di suddividere il raccolto in cartelle, scegliere la colonna sonora adatta in base all’aria mattutina. Andrò meno lontano, ma potrò scegliere il grado di libertà. Senza sapere cos’è, e con un oggetto in mano.
Ma ti sostituirò con un Ipod.
‘Me lo fai provare?’
‘No, è mio’
‘Dai…’
‘Tieni. Le cuffie le devo cambiare però, non sono granché…’
‘Che canzone è questa…?’
‘È dei Rolling Stones… Ma ti dice tutto, ascoltane un’altra…’
‘Mi… mi fai sentire quella là… che mi hai detto l’altro giorno?’
‘Quale?’
‘Quella della libertà…’
Forse non le era chiaro il concetto. Ma un’altra cosa è chiara, questa sì: non puoi avere sempre ciò che vuoi, magari la libertà, ma a volte ti capita ciò di cui hai bisogno. Un... iPod?
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