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Autore: zucca

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Abstract: ho fatto i compitini. forse fuori tema, ma sai cos'è..sono malpagata.

Riferimento: Fiorella Mannoia!


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F.M si è tolta il gilet.



Adesso sembra rivestita di un corpo vero, da schiaffo a tutte le esitanti reazioni snob alla proposta del suo codino basso d’ammicco giacobino, alla sua voce larga bassa e vagamente nasale, o se volete tra la gola e la nuca.



Come se ti dicesse: ora non hai più scuse per dire di no, se non ci provi con me non ti crede più nessuno perché anche oltre le colonne d’ercole mi battono le mani contenti.





Allora meglio non pensarci troppo se si offre l’occasione, ti rivolgi un bel “ma si, vaffanculo…” e ci provi.



In fondo non perdi nulla, anzi. Ci guadagni.



Il gilet è sparito, te lo sei sempre immaginata che ci andasse anche a dormire. I capelli diventano oggetti di scena perché fanno il buon gioco di diventare una aureola colorata dalle luci come quella di una madonna postmoderna.



Perché F.M. adesso si è stufata di stare vicino al disco di Nilla Pizzi, e allora sai che c’è? Io mi faccio un po’ più in là.



Scusa Nilla, niente di personale, ma puzzi di morto. Continua a fare la colazione per i tuoi tredici figli.



Va giù convinta con 4 ore di spettacolo, non si risparmia, non smette di agitare bacino e mostrare braccia perché la musica è un viaggio e goduria, adesso te lo faccio vedere io cosa vi state perdendo!





Guarda questa che faccia.



-Signora, è il suo primo concerto di F.M., questo?



-Ah, no, no… ne ho visto di spettacoli suoi… Adesso è cambiata. Con questa musica brasiliana, bella…calda. Però… è cambiata, ecco.



(Mannaggia, mi vien da dirle, non faccia così via, non è nulla.)





Fiorella vienici incontro, siamo delle signore rispettabili, ci conosciamo da una vita. Come ti viene in mente di chiederci di ballare la samba o, meglio ancora, un pezzo di ska?



Ben che vada ci partono gli assorbenti ascellari, ti immagini che casino?



Via, Fiorella, non fare così.





Poi arriva un attimo, un momento. Sul palco c’è solo lei e già questo fa rizzar le orecchie: non ci sono maracas, tutto è nero eccetto lei inondata di luce bianca.



Vedo la madonna.



-ora è la fine del mondo





L’aria si ferma, la polvere nel cono di luce pure, il teatro è in un baratro di attesa infinita. Una tortura.



L’attimo scivola, il fiato esce –ci fanno compagnia…



il pulviscolo ricomincia e frullare nell’aria che si scioglie tra legamenti sparati in alto. Ho visto ascelle e menti di quelli della fila davanti la mia. Saltelli in poltrona, sospiri, sguardi lancinanti al vicino, ah che sollievo.



Senti la pancia come si apre! Ne vuoi un’altra po’ di soddisfazione?



Signori, del contegno, per favore.



-siamo cosìììì





Questa è gente soddisfatta, questa è umanità felice di aver pagato il biglietto per il momento che aspettavano fin da quando hanno iniziato a vedere il manifesto del concerto in giro per la città, che non ce ne frega niente del Brasile, noi siamo qui per questo, non c’è nulla da fare. Vogliamo riconoscerci sedotte, seduttrici sfatte in attesa di qualcuno che ci porti delle rose, nuove cose



un altro sìììììììììì senti lì come si urla, canto pure io. Che rilassamento, aaah…sembra più vicina l’armonia cosmica.





-Che amarezza. Una fa tutta sta strada, conosce Veloso, Toquinho e gl’amici loro, ci lavora insieme, si fa il mazzo tra favelas e spiagge, si informa sulla data di liberazione dalla schiavitù perché ste cose fanno sempre effetto, impara pure a-ba-lla-re-la-sa-mba!



Insomma preparo uno spettacolo della madonna (post moderna, per di più), perdo la voce fino all’ultimo, sputo sangue con fior fiori di musicisti -compresa la so-tto-scri-tta!!- …e poi?



E poi si commuovono a quello che le donne non dicono.



Sapessero quello che non gli ho detto io stasera a ‘ste ingolfate…





Povera F.M., non se la toglierà più dal groppone quella sally. Chissà com’è avere una convivenza forzata con qualcosa che ormai fai solo per stanchezza. Sono giorni che ancora ci penso. Mi chiedo se mai un giorno si rifiuterà di cantare quelle canzoni, quelle vecchie canzoni. Le solite canzoni della Mannoia.





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