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Autore: MP
Generazione grunge

Abstract: Anche nei momenti più bui ci sono delle luci che ci guidano avanti... la nostra luce è stata Kurt Cobain... non credo sia poco.
Riferimento: nirvana
La mia generazione è quella dei nati tra gli ultimissimi anni settanta ed i primissimi anni ottanta. Qualcuno, qualche sociologo, massmediologo attanagliato dall'incipiente necessità di incasellamento, inquadramento ed etichettamento del mondo circostante in precise categorie ci ha chiamato generazione X, dove la X a rigor di logica matematica credo stia a rappresentare la cifra assoluta dell'incertezza, la cifra di cio di cui deve ancora essere scoperto il valore.
La nostra infanzia l'abbiamo vissuta (e forse siamo stati gli ultimi!) come bambini normali, ovvero fregandocene della marca dei nostri vestiti e delle nostre scarpe, fregandocene delle mode e passando il nostro tempo post-scolastico giocando a pallone in mezzo al fango o rischiando di ammazzarci su biciclette perennemente rotte. Siamo anche cresciuti di pari passo con l'esplosione delle TV commerciali, con le primordiali soubrette e la comicità demenziale del drive in, con le Heater Parisi o le Lorelle Cuccarini canticchianti e danzanti, coi telefilm americani ed i cartoni animati giapponesi e, anche se questo non deve aver influito in modo troppo positivo sulla sana crescita delle nostre capacità psicologiche-estetico-culturali, l'incantesimo catodico non ci ha poi ammaliato più di tanto.
Qualcuno ritiene che la nostra intera età giovanile possa essere raccontata come il lasso di tempo che va dalle notti magiche dei mondiali del 90, cantate da Bennato e la Nannini, fino ai mondiali vinti la scorsa estate, accompagnati dalla abusata malservita sciupata e consumata Seven Nation Army (o po... poroppoppopo... che dir si voglia) e che contiene come altri eventi degni di nota un rigore tirato alto da Baggio in una torrida estate californiana e due torri crollanti in un settembre newyorchese. Questo a dimostrare che sia con il calcio che con la musica non siamo stati troppo fortunati... ma anche viaggiare in aereo non è che ci rassicuri molto.
Questo però è quello che dicono di noi quelli che hanno l'esigenza di etichettarci secondo una visione adulta e matura delle cose... e non è poi tutto cosi vero!
Ci ricordano sempre, fino alla nausea di non aver vissuto gli anni d'oro della musica, gli anni di concerti mitici e di artisti ineguagliabili, gli anni passati a fare l'autostop per raggiungere in chissà quale città europea Jim Morrison piuttosto che Hendrix o chissà chi altri, gli anni di liberi amori vissuti con la colonna sonora di Janis Joplin come magnifico sottofondo... tutto questo un po' è vero e ci brucia, ma... ahimè solo noi sappiamo se saremmo capaci di venderci l'anima al diavolo per fare un giro sul sottomarino giallo dei quattro ragazzi di Liverpool, per farci trasportare all'inferno da Mick Jagger e poi ascendere al Paradiso guidati dal canto celestiale di Robert Plant.
Non abbiamo vissuto la guerra, il dopoguerra e il terrorismo, non c'eravamo quando hanno costruito un muro che ha diviso a metà il mondo, non c'eravamo quando i psichedelici Pink Floyd questo muro lo cantavano ed eravamo troppo piccoli per capire cosa significasse quando invece questo muro cadeva, non abbiamo vissuto la grande contestazione del 68 e nemmeno quella più blanda del 77. Anche tutto ciò è sicuramente vero ma non per questo non abbiamo i nostri valori, i nostri ideali, la nostra rabbia ma soprattutto la nostra storia da raccontare ai posteri e la nostra musica, bella anzi bellissima. Lo stolto secolo passato e quello altrettanto grigio appena iniziato ci lasciano immagini e suoni che difficilmente dimenticheremo e che fra qualche anno racconteremo come vecchi nostalgici.
La nostra musica è quella di adolescenti inquieti, indecisi, confusi, frustrati, disgustati, accusati, emarginati, indignati, solitari, morbosi, incompresi, poco accettati, sempre innamorati e mai corrisposti. La nostra musica è quella dei Nirvana, la voce che ci parla è quella malinconica e vibrante di Kurt Cobain. Quella era la voce che ci ha accompagnato quando chiusi nelle nostre stanze piangevamo lacrime di rabbia, quando eravamo sopraffatti dal tedio delle inutili giornate adolescenziali passate a rimuginare sulle nostre insoddisfazioni, quella era la voce che ha reso le nostre giornate meno vuote di quello che sarebbero state altrimenti. Quei suoni, quella musica, quella rabbia, l'hanno chiamata musica "grunge", l'unico grande movimento musicale che ha reso i mediocri anni novanta degni di essere vissuti. Dopo Kurt Cobain abbiamo scoperto anche i Pearl Jam, gli Alice in Chains, i Sonic Youth ma nelle nostre stanze lui c'era sempre e c'è ancora, granitico e inossidabile al passare del tempo nonostante l'atroce vendetta che il destino gli aveva fatto pagare; rabbioso e duro nei suoi splendidi deliri musicali, tenero e inerme di fronte alla fiamma che lo aveva cosi rapidamente bruciato, geniale come pochi in fondo alla sua anima cupa e solitaria.
Adesso accendo lo stereo a palla e mi metto a ballare solo nella mia stanza come ho fatto tante volte nella mia adolescenza, vedo Kurt sorridere e gettarsi in tuffo sulla batteria, dopo aver spaccato l'ennesima chitarra...
I'm not like them
But I can pretend
The sun is gone
But I have a light
The day is done
But I'm having fun
I think I'm dumb
Or maybe just happy
Think I'm just happy
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