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Autore: ismael

Questa è una rapina
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Abstract: Due generazioni. Tanto per cambiare, parla anche un po' di Lou Reed, e dei Nirvana. Ma è dedicato anche un po' a Settantasette, e a Fabio R.

Riferimento: Lou Reed. Nirvana. Oasis (il locale)


La sera che L’Oasis chiudeva, come sempre sono stati a prendere le birre dagli alpini e poi al parco a bere, aspettando che venisse l’ora di entrare, non proprio alle undici e mezza per non essere i primi. Quel sabato erano in cinque. Mario e Danielone che andavano sui quaranta, e i loro attuali amici del paese che ne avevano venti, ventidue, uno diciotto. Erano vent’anni che Mario e Danielone andavano giù a ballare e vent’anni che scarrozzavano i giovani privi di patente. Dopo qualche anno quei ragazzi sparivano, mettevano su la morosa, cambiavano gusti, si ritiravano in paese oppure bazzicavano gli stessi posti ma salutavano appena, e Mario rimontava man mano con i nuovi, finché anche quelli non prendevano la patente e chi s’è visto s’è visto.



Anche questi tre ragazzini ormai venivano giù da soli, con la loro macchina, però la consuetudine del parco non s’era ancora persa. Questi erano curiosi, punkettoni dell’ultima ora, si davano da fare. Se per la gente in paese Mario era una macchietta o un relitto imbarazzante, per questi ragazzini era un po’ un guru, per il semplice fatto d’aver vissuto, e non vedevano l’ora di entrargli in garage per farsi prestare dei dischi dalla sua collezione in gran parte rubata.



A lui piaceva fare il guru. Gli piaceva dire: ma cosa volete saperne, che voi non c’eravate?



Ma quelli erano svegli, e ribattevano: anche te non c’eri. Avrai anche vissuto quegli anni, ma li hai vissuti a Castelnuovo Monti, mica a New York a bere insieme ai Television.



- Ho letto che nel Sessantasette - ha detto il diciottenne - hai presente, Heroin dei Velvet?



- Ma mi prendi in giro, o cosa? - ha fatto Danielone.



- Beh, ho letto che nel Sessantasette, l’Equipe 84 s’era mossa per fare una cover di Heroin. Sai come facevano allora, prendevano la musica pari pari, sciacquandola un pochino, poi ci mettevano sopra un testo d’amore che non c’entrava un cazzo con l’originale, e via. Avevano chiesto l’autorizzazione, poi forse non se n’è fatto niente. Almeno, su internet io non l’ho trovata. Pensa te cos’abbiamo rischiato.



- E allora? - ha detto Mario.



- Allora - ha detto il diciottenne - Vandelli, che campa ancora adesso con le comparsate alla domenica pomeriggio e i revival di Battisti che ci ammorbano tutti gli anni, era emiliano tanto come noi, periferico tanto come noi, e io non ci sto ad accettare che Lou Reed è più vicino e comprensibile per Vandelli che per me, solo perché lui è un suo coetaneo e io no. Abbiamo diritto uguale.



- Il rock è un pezzo che è morto, ed è per questo che è di tutti - ha detto il ventenne suo amico.



- Si, ma mi fate vergogna, mi fate, che state lì a scopiazzare senza l’anima, solo la buccia, tanto per passare su MTV. Le cose di allora sono restate perché valevano, e queste vedrai come se ne vanno presto, perché è tutto fumo e niente arrosto - Mario s’infiammava alla svelta su questi argomenti, se gli avessero offeso la madre non gli sarebbe importato niente.



- Guarda che adesso vedi solo le cose che son restate perché le altre il tempo le ha spazzate via, ma anche allora c’erano le cose patocche e quelle buone.



Il ventiduenne ha annuito: - Anche dei Nirvana, che magari son stati l’ultimo gruppo rock generazionale, e dopo, generazionale sarà stato qualcos’altro ma il rock non lo è più stato, magari te Mario dici che di quel che facevano i Nirvana avevi già sentito ogni nota, da qualche altra parte. Però vienimi a dire che non sono restati. Perché loro lo sapevano che il rock era già morto, ma chi se ne importa. Volevano solo scrivere delle canzoni oneste. Quanti gruppi fotocopia dei Nirvana su MTV han buttato fuori in quegli anni? Dimmi mo’ se ti ricordi almeno il nome.



- Sì ma voi “giovani” adesso...



- Sì ma noi adesso, cosa, Danielone? Noi giovani chi? Non vedi che siamo in due gatti a chiacchierare su una panchina, e ci piacciono le stesse cose, a me e a te? I miei coetanei ascoltano altro, mica il rock. E tanti tuoi coetanei venticinque anni fa ascoltavano altro, anche loro, mica il rock. Ascoltavano Baglioni e Gianni Morandi. Io e te siamo uguali, facciam la stessa cosa. Siamo custodi di una musica morta, che va benissimo per te e anche per me, e vedrai che continuerà ad andar bene anche dopo per degli altri.



- Allora, morta cosa? Te sarai morto, poi! - Danielone cominciava ad essere ubriaco, e non ha mai avuto l’eloquio furbesco di Mario, per sgattaiolare nel discorso senza dare l’impressione d’aver torto.



- Cosa conta, morto o meno. Egon Schiele è il mio pittore preferito, me ne frego se è morto da ottant’anni - ha detto il ventenne.



Mario si è tirato su dal suo scalino appoggiando una mano sulla spalla del ragazzo e scavalcandolo, e si è allontanato di tre metri per pisciare. Mentre pisciava, di là, ha sghignazzato, per cosa non si sapeva. A star seduto fermo al freddo gli si era già mezzo strappata la schiena. Ha riso ancora chiudendo la cerniera.



- Quante balle - ha detto.



Una volta sapevano tutto, lui e Danielone. Loro all’epoca giravano Bologna e la riviera e la Versilia. I frikkettoni di Bologna venivano in pellegrinaggio ammirati, e loro insegnavano a quei cittadini a riconoscere i funghi allucinogeni, quelli che crescevano sulle merde di vacca. Gli insegnavano a mangiare l’amanita muscaria. Mangiare e subito sputare, per non rischiare la lavanda gastrica. Danielone raccontava che lo Zar di Russia, ai suoi tempi, faceva mangiare l’amanita a un servo, che filtrava il tossico e magari poi moriva, e lo Zar ne beveva l’urina. A tredici, quattordici anni, Mario passava i giorni al metato, che era una capanna di sasso di quelle che si usavano a seccare le castagne. Lui e altri ragazzi ci avevano tirato la luce. Facevano feste d’una settimana e passa. Ci andavano a fumare e ad ascoltare gli Animals, i Jefferson Airplane, Hendrix, i Byrds e Neil Young. Qualcuno strimpellava, qualcun altro disturbava, altri disegnavano sui muri. Erano tutti più grandi di Mario. Giravano con una Due Cavalli con la bandiera sudista dipinta sulla capote.



Erano stati anni strafottenti. Le ragazze, facevano a gara per lui. Mario era immortale. Sì che lui e Danielone erano toghi, ai loro tempi. Loro, nonostante tutto, avevano ancora l’aria dei toghi, quando andavano a ballare, perché non era cambiato proprio niente, anzi ai loro tempi era più dura. Ai loro tempi c’era rissa tutti i sabati, era strano se ne saltavi uno. Girava droga più pesante. Dopo vent’anni - possibile? - il dj dell’Oasis metteva ancora i Clash, i New Order e gli Smiths, la stessa roba di vent’anni prima, e le ragazze erano sciocche. Ce n’erano tante, dio quante, e bevevano come lavelli. Le darkettone con la puzza sotto il naso, le metallare grasse che sapevano di sporco, e quelle magre maltrattate dal moroso, si vedeva, c’erano le ragazzine tutte uguali con le magliette numerate e l’ombelico scoperto, gli zainetti di peluche, le tette che ballavano senza reggiseno. Questi non sapevano più vivere, si lasciavano fregare da un nonnulla.



All’Oasis però l’ultima sera, si sono ridotti a girare in tondo, a veder gente che si baciava sui divani, come se la guardassero alla televisione. Ballare, ormai cosa balli? I ragazzini li hanno persi appena entrati. Giusto le ultime due chiacchiere al guardaroba, poi lui e Danielone sono andati dritti al bar, e girandosi non li hanno più visti.



Quell’ultima sera c’è stato un momento, un brutto momento, in cui si sono accorti che qualcosa non andava. Erano appoggiati a una colonna, taciturni. Gli si è abbattuta addosso un’ondata di disperazione. La pena di essere ubriachi in mezzo ai sani, e impreparati, di aver sprecato la notte a guardare - era così che sembrava andasse fatto, la nuova norma per quegli sconosciuti, tutti sconosciuti tranne loro: girare in tondo, guardare e non toccare. Dopo quella sera, il locale avrebbe chiuso e non avrebbe più riaperto. Sempre meno gente e sempre più stanca. Mario e Danielone hanno provato a guardare l’orologio, ma non lo riuscivano più a leggere. Quanto tempo si era consumato nel guardare! Chissà da quante ore erano dentro. Chissà da quanto erano usciti i ragazzini amici loro. Nessuno dei due stava in piedi. Ciò nonostante Mario ha rubato al bancone una bottiglia di Montenegro. Girava nello stomaco, rimescolando il resto.



Chi ha guidato quella volta, Mario non se lo ricorda, però è finita che dopo quaranta minuti di macchina, quasi arrivati in paese, lui è entrato in casa di una vecchia, mentre Danielone aspettava in macchina e si addormentava con la testa sul volante. La casa era nell’ultimo tornante, a meno di mezzo chilometro da dove stava lui. Mario è entrato dalla finestra al piano terra. È andato in cucina e ha acceso la luce. È scesa la vecchia, amica di sua madre. Mario barcollando ha fatto il gesto della pistola con la mano, avanzando verso di lei:



- Que-e-sta è una rapi...



La vecchia l’ha guardato stramazzare per terra, poi è andata da suo figlio nell’appartamento a fianco, che chiamasse i carabinieri. Ma lui ha chiamato il fratello minore di Mario, che se lo venisse a riprendere.





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