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Autore: zucca
direttissimi altrove

Abstract: espresso 1545 Gargano. ritorno in treno. il treno è un metafora decisamente abusata. il treno ha freni bruciati. altrove - vm
Riferimento: Virginiana Miller
Indubbiamente nella mia memoria bacata i finali migliori per i film di monica vitti sono quelli in cui lei corre. E corre. E corre. O perché prenderebbe ancora più legnate, o perché felice ritrova finalmente se stessa dopo anni di manicomio e - ritornata alla vita dopo un atto di cleptomania più catartico che illegale - corre, tra campi di fiori incredibili, verso il mare, coi capelli bianchi e brutti che si vede benissimo che sono finti (tra l’altro a chi fa invecchiare monica vitti ergastolo immediato), in un cappotto cammello che ricorda la tristezza dell’ispettore derrik quello tedesco cogli occhiali a goccia e gli occhi sempre umidi e slabbrati. La la la laaa e ti viene da cantare questa musichella dei film italiani di trent’anni fa. È bello, rassicura. Come ho detto ieri sera a valerio quando ha tirato fuori la pipa: è rassicurante vedere uno con la pipa. Lui ha detto che ho la mossa giusta per la pipa, io ho pensato di nuovo che avrei voluto ripetere che la pipa è rassicurante per un sacco di motivi però non era il caso di parlarne oltre visto che non era situazione dove poter approfondire. Non è che si parla di pipe così come se si parlasse di vasco rossi. Se avessi la possibilità di parlarne, di vasco rossi, lo farei certamente, ma non lo conosco. Non è mio, vasco, l’ho perso molto tempo fa e così sarà doppiamente difficile che io lo recuperi. Mi vengono im mente gli strani casi in cui mi imbattevo per la prima volta nei nomi come u2: una mia compagna delle medie, “daiana”, lo stava scrivendo sul suo diario in una scrittura cicciotta e piena d’inchiostro tipicamente da diario. Io chiesi che significasse e lei mi ha guardato con tanto d’occhi come se fossi stata l’ultima delle merde sulla faccia della terra (comunque dubito che anche lei li conoscesse, perché a quanto ho capito poi non faceva che copiare quello che faceva suo fratello maggiore). Così oltre ad essere una delle più basse, a quel punto ero anche una delle più sfigate, se ma ce ne fosse stato bisogno di sottolinearlo ulteriormente. Invece con vasco, carboni e tutto il resto del codazzo che arriva anche a paolo vallesi o nel peggiore dei casi anche a zarrillo, quello che mi ha impedito un sano approccio (sano non lo è mai) all'immaginario collettivo è stato il rifiuto di un modello identitario femminile nel cuore del mio percorso di crescita. Non mi vestivo da femmina, non indossavo tacchi, non mi truccavo, non avevo ancora le mestruazioni e tutto questo parlare d’amore mi faceva venire l’orticaria. E ovviamente diventavo la creatura informe in cerca di riparo e approvazione sociale previa simpatia senza dare nell’occhio. Perché comunque ero simpatica. Anzi, una furbacchiona. Una disperata furbacchiona. Finalmente vedo il mare, benché non abbia mai avuto una passione dichiarata per il mare, credo sia piuttosto una rassicurazione dal punto di vista geo esistenziale. Rassicurante un po’ come la pipa, che anche se diventato un oggetto da romanzo, qualcuno lo tira fuori ogni tanto, si prende la briga di caricarla e tostare il tabacco. Invece il mare diventa un abbraccio di ritorno ma anche una trappola di mai più uscita. È strano. Fa impigrire i pensieri, come dire che la puzza di cacca di cavallo resta anche dopo anni che i cavalli non ci sono più. Ci si lega a qualcosa che fa fatica ad andarsene. è lo stesso motivo per cui non si può far invecchiare Monica Vitti. è un delitto. non so come sia messa attualmente, ma per me resta quella del dramma della gelosia o quella che corre e corre e corre alla fine dei film sempre piena di casini personali. Per qualcun altro sarà diversamente. Come diversamente sarà Vasco Rossi per me. non so se mi spiego. Certi treni passano, ma forse va bene anche averli soltanto visti passare. Intanto sono arrivata.
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