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Autore: MP
Dalla parte del torto

Abstract: "... dato che tutti gli altri posti erano già occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto". Bertolt Brecht
Riferimento: claudio lolli
Venerdi sera, inizia come un'incombenza l'abusato rito del weekend.
Annoiato da serate tutte uguali in cui il bicchiere è l'unica compagnia, stanco della vigente consuetudine per cui quella femminile di compagnia invece,tristemente latita o è deprecabilmente noiosa mi chiedo cosa fare: se uscire per andarmi ad annebbiare il cervello nell'abituale osteria, unico approdo di una gioventù tediosa o trascorrere altro tempo a rimuginare sulle macerie che mi circondano compiendo un ulteriore passo verso la solitudine e l'emarginazione.
Distante dalla ricerca di chissà chi, chissà che cosa
Indolente e abulico ho smesso di cercare chissà quali emozioni e mi distacco costantemente dagli individui coi quali condivido lo spazio e il tempo.
Prostrato ed infastidito dalla folla e dalla confusione rifiuto in modo deciso di passare un'altra serata da corpo estraneo ed apatico nei soliti Centri Sociali o peggio ancora nella titanica e scintillante festa dell'Unità (anzi peggio...democratic party!)messa in piedi in questi giorni al centro di Roma.
Non ho voglia di trovarmi di nuovo in mezzo ad una milizia di pseudo-fricchettoni ed ai loro modi conformisti di alimentare la propria immagine ribelle.
come è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
Stanco soprattutto dei patetici gorgheggi di moderni cantanti ammaliati dal subdolo fascino delle hit parade e carenti di creatività, sempre attenti al portafoglio e pronti a diffondere le proprie pillole d'arte in forma di mercato, mi impongo di non trascorrere il mio tempo nell'ennesimo deludente concerto di inizio estate.
Mi vesto rapidamente, non ho voglia di mettermi profumi o deodoranti, saluto con affetto mia nonna e con distaccata cortesia mia madre, esco di casa.
La bocca bruciata dal caffè bollente, un'amara lucky strike tra i denti, aspiro con caparbia voluttà lunghe boccate e rilascio il fumo in modo flemmatico; cammino appesantito dall'aria appiccicosa del mese di giugno.
Mi sfrecciano accanto i soliti stronzi ad alta velocità i cui impianti vomitano rumori molesti, ultima effige di un modello sociale che da la sua ennesima dimostrazione di fallimento.
Supero la piazza del mio paese con passi veloci, sputo a terra e mi guardo intorno con una punta di disprezzo; nonostante la mia discutibile moralità e la mia conclamata dissolutezza continuo ad avvertire con viva ripugnanza l'industriale e palese consumo di cocaina tanto in voga nel mio patetico borgo.
Continoa a camminare svagato ed un pò affaticato trascinandomi le pesanti scarpe sui familiari sanpietrini.Arrivo in birreria e trovo qualche faccia amica... allegri e col viso congestionato dal caldo e dal vino bevuto mi aspettano al banco e mi propongono di andare al concerto di Claudio Lolli.
Cazzo! neanche lo sapevo... e poi Claudio Lolli non lo sento da una vita... cazzo! se ce l'avessi davanti quasi gli chiederei scusa per questo! Comunque nonostante la mia indolenza e la mia atavica pigrizia ci vado volentieri.
Partiamo subito, a metà strada sosta in autogrill, benzina e birra Faxe in lattinada un litro che mi ricorda che quand'ero adolescente ne bastava una per passarci quasi una serata e mi mette nostalgia.
Poco dopo siamo a Villa Gordiani, una piccola zona verde nell'estrema periferia romana, un tentativo di far apparire un pò più profumata la merda che si ingoia e si respira vivendo in certi posti; sulla strada puttane dell'est e del sud del mondo riempiono la noia e appagano per pochi euro i desideri dei clienti ricchi, stressati, frustrati senza fica, buoni padri di famiglia occidentali. Intorno la solita fauna di disperazione: qualche tossico e degli zingari che non sembrano essere troppo felici.
Entro, il posto non mi dispiace, siepi di rossi gerani circondano le bancarelle assiepate di libri che non posso permettermi di comprare, niente locandine colorate o eccessi pubblicitari, nessun effetto speciale, solo un piccolo palco ancora vuoto e alberi sparsi qua e là.
Seduto ad un tavolo con pochi amici un sessantenne dalla barba cinerea e dai capelli di identico colore vuota bicchieri di vino rosso e fuma forsennatamente una sigaretta dopo l'altra, poi discreto e silenzioso prende una borsa e sale sul palco accolto da affettuosi applausi. Tira fuori dalla sua borsa un piccolo quaderno sdrucito e ingiallito e lo poggia su un leggìo.
Legge qualche poesia ad un pubblico poco vasto e restio ad i facili entusiasmi che ascolta partecipe ma mantenendo un rispettoso silenzio.
Poi inizia a cantare le canzoni che lo hanno reso celebre e ce lo hanno fatto amare, canzoni le cui parole bruciano sempre come sale su una ferita aperta... Segno che il tempo non ha scalfito il profondo significato legato alla musica.
Cordiale e affabile nei modi, Lolli dà proprio l'impressione di essere una persona per bene, capace di parlarci delle sue miserie, dei suoi difetti, degli amori intrisi di spine, delle angosce quotidiane e dell'impotenza nell'affrontarle, con incredibile intensità drammatica.
Sempre spietata e disarmante la sua lucida autoconsapevolezza.
Una sola chitarra e un sassofono con tenace modestia costruiscono un gioco di armonie che inebria l'aria di rabbia e tristezza (più tristezza che rabbia...)
Gli applausi sono pochi ma sinceri e sempre al momento giusto, il pubblico sembra quasi non voler interrompere o disturbare il momento piacevole e soave che la musica e le parole che le si avvinghiano riescono a creare.
La voce con gli anni si è un po' arrochita ma il talento poetico è rimasto immutato, Claudio non ha perso la sua vena tagliente e spietata, la sprezzante ironia e la giusta dose di pessimismo... visto come vanno le cose non si può certo dargli torto!
Il disagio di trovarsi in un mondo sempre più mediocre e fascista che ti condiziona l'anima ed il cuore lo trovi ancora tutto dentro alle canzoni e agli occhi di questo splendido e sottovalutato cantautore.
Verso la fine del concerto in un salendo che va da "Anna di Francia" a "Ho visto anche degli zingari felici" per finire con "Borghesia" Claudio Lolli disinibito dal vino e dal felice e discreto binomio creato col suo pubblico si lascia andare sprezzante e splendidamente logorroico ad una triste ironia ed autoironia, sorridendo inquieto e strappando sorrisi malinconici.
Mi trovo in un gradevole momento di partecipe ed emozionata leggerezza, nonostante i suoni non siano propriamente da allegra festicciola.
Penso è bello che esistano ancora dei veri talenti capaci di allontanarsi dalla banalità e dal solo commercio.
Penso che è bello che esistano ancora i poeti, quelli veri, quelli che non si fanno ammaliare dalla fama e dalle folle, quelli che non strizzano l'occhio ai potenti ed ai finti mecenati delle megacasediscografiche.
Perché i poeti aprono sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è
una finestra sbagliata.
Penso soprattutto che è bello anche stare sempre dalla parte del torto e della sconfitta, perché forse dalla parte del torto e della sconfitta ci si trova una buona compagnia.
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