Leggi scritto




Autore: zucca

la notte della doccia
Aggiungi questo scritto ai tuoi preferiti

Abstract: Una lettera spudoratamente aperta per chi era a letto malata. auguri di guarigione e romanticherie su Anthony and the Johnsons sul palco (anche se troppo presto).

Riferimento: Anthony and the Johnsons


Condividi su Twitter

Cara B, iniziamo così: non sai quanto mi dispiace che ti sia persa un incontro del genere. Sono arrivata che la piazza era già piena, stracolma, e lui già cantava. Sono arrivata in piazza da dietro, da via santo Stefano. Sono andata avanti lungo il fianco sinistro del palco fino a fermarmi in una posizione laterale che mi permetteva di vederlo e lì sono rimasta. Non avevo un suono perfetto a favore, ma già vederlo sul palco è stato qualcosa. In verità non sapevo cosa aspettarmi, non posso dirlo di conoscerlo oltre un disco, non conosco aneddoti curiosi o imbarazzanti o originali che posso raccontare con furbizia a chi mi chiede di lui, non so nemmeno da dove arrivi, sinceramente, o chi e quanti sono i suoi musicisti. Ne conoscevo il volto perché l'ho visto una volta sulla copertina del disco che ascolto, l'unico. Mi bastava ascoltarlo e far uscire da qualche cassa quella voce che ha e sentirla diventare densa (sì, dicono che sono superficiale)(Ci sono dei tempi, bisogna rispettarli, c'è tempo per ogni cosa da digerire e ora ne arriverà anche per lui). Ascoltarlo mi bastava a metterlo da parte, mi faceva dire non ti preoccupare, arrivo, adesso arrivo, non ti devi preoccupare. Una sorta di sindrome di Cenerentola al contrario. Sindrome di principe azzurro mi fa cacare però. E stavolta il latte del mattino non c'entra. Lo vedi come rovino tutto? Continuiamo così: credo di essermi fermata tra la folla a bocca aperta. La persona che sul palco era davanti al microfono, vestita di nero, non stava cantando una canzone, ERA la canzone. No, lasciami esagerare, diventare un riverbero vittoriano di enfasi e commozione, perché davvero è stato come aprire il petto e lasciarci colare dentro del caramello caldo. Lasciati dire che lui era lì, sul palco, era tutto lì ed era quello che faceva. Continuavo a sudare per la corsa in bici. Avrei voluto che il mio collo si allungasse per vederlo meglio, avrei voluto avere il corpo di una ballerina classica e lasciarmi ondeggiare. Avrei voluto essere leggera e tenere per mano tutti gli altri che volevano sentirsi leggeri come me. Succedeva qualcosa di delicato e commovente, c'erano movimenti che dovevano essere fatti, braccia -le sue- che si agitavano, ed erano dolci. Era tutto dolce. Dolce mi sentivo io, dolce sentivo l'aria, dolce il sudore che mi scendeva sulla schiena, dolce chi applaudiva, dolce l'attenzione di chi faceva stare zitto l'altro perché c'era qualcosa di dolcissimo lì sopra per noi, dolci i colli scoperti, dolci i sospiri, era tutto dolce, erano dolci le canzoni che non avevo mai ascoltato, era dolce sentire che si lasciavano sentire a meraviglia. Erano dolci le stelle che aspettavano. Erano dolci i miei pensieri per cose dolci e piccole, per mancanze, per de-sideri, per immagini, per preoccupazioni, per le mattine. Da dietro mi è arrivato un piccolo soffio sul collo e sono diventata uno spillo. Ma era dolce anche quello, e mi sono accorta di avere degli occhi liquidi, e di guardare tutto con occhi troppo liquidi, ma non di lacrime, sai? Liquidi. Ho pensato alla quantità di emozione che è capace di contenere una piazza. Quanti occhi liquidi, quanta pelle illuminata. Quanto c'è in mezzo tra qui e lì. Ecco cosa c'è dietro quello che faccio uscire da qualche cassa in casa, ho pensato. C'è tutto questo? Allora va bene, mi voglio bene. Cara B., sapessi cosa ti sei persa, una serata troppo dolce. Un bis, poi ancora un altro! Torna con noi, torna qui lo senti che ti amiamo anche noi. E lui torna, e canta alla fine da solo al piano e noi ci struggiamo tutti, in silenzio, senza fiato, incliniamo la testa, ci abbracciamo le braccia, siamo tutti lì ed è un peccato che le luci si riaccendano e tutto inizi già a svaporare nelle parole di chi chiede un gelato o risponde al telefono o accende una sigaretta. È come il momento alla fine della doccia, quando ti butti addosso l'asciugamano e resti avvolto in piedi e bagnato in un attimo di pura gioia e tutte le volte vorrei non finisse mai. Poi esci dalla doccia, ti asciughi, è finita. Torni ad essere asciutto. Sperando che questa doccia abbia fatto bene a qualcuno come per me. Spero che tu ti rimetta presto, un abbraccio, F.



lascia un commento :: 9 commenti

stampa
Versione per Stampa

Torna

writeup Messaggi






informativa