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Autore: Alfredo

The musical box
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Abstract: The musical box è la descrizione di un crimine infantile. C'è una strana sovrapposizione di passione romantica e gentilezza barocca, di tragedia e gioco. Crymes and rhymes: attorno a questa dialettica si dipana lentamente la narrazione.

Riferimento: Genesis


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Era una bella giornata di primavera. La campagna appariva di un bel verde smeraldo lucente, gli alberi erano gonfi di foglie carezzate da refoli che stormivano delicatamente e il cielo si specchiava terso, appena segnato da nuvole bianche fuggenti. Sul prato dell’ampio cortile una scatola musicale suonava Old King Cole. Henry, dal basso dei suoi otto anni, sapeva appena impugnare la sua mazza da croquet e faceva fatica a colpire la palla. Era il figliolo di un fattore, e quello sport non poteva rientrare nelle sue faccende quotidiane. Ma era felice che Cynthia Jane l’avesse invitato, quel pomeriggio, nel suo bel giardino. Lei aveva un anno di più, e questo la rendeva ancor più affascinante. E poi il suo completino bianco da croquet, con tanti merletti e una delicata cuffiettina sui capelli completavano la sua graziosità. Cynthia Jane colpiva la palla con una certa eleganza e sembrava perfettamente integrata con quel delicato ambiente di campagna inglese. Aveva imparato a giocare a croquet grazie ad alcune lezioni private di un istruttore molto amico del papà. Non si limitava a colpire la palla con precisione, ma lo faceva con uno stile “danzante”. Henry avrebbe voluto fare lo stesso, ma era davvero alle prime armi. Era lì soltanto perché Cynthia Jane esercitava su di lui un fascino particolare. Diceva a se stesso: «Da grande la voglio sposare, mi presenterò da Sir John De Blaise-William e gli chiederò la mano di sua figlia. Non potrà negarmela, la amo troppo. E allora la porterò a vivere in una dimora signorile nello Yorkshire, a contatto con la nobiltà di campagna, e non mancheremo di recarci a Londra mensilmente». Era preda di queste fantasticherie quando un colpo ben assestato lo centrò direttamente alla nuca e gli tagliò di netto la testa. Un colpo da maestro, da vero giocatore di croquet. Che dimostrava un talento innato, non solo l’ausilio di un buon istruttore.





Cynthia Jane era proprio dietro di lui, e non proferì parola. Restò immobile, accanto al corpo senza testa, e fece solo cadere la mazza in terra. Lo sguardo non tradiva emozioni, era fisso sul corpo decollato, sembrava solo studiarlo con attenzione. Freddamente. Il sangue del bambino intanto sgorgava energicamente, come se Henry si fosse trasformato in una fontana, e colorava ogni cosa attorno. Le fibre corporee si muovevano ancora a scatti, nervosamente e meccanicamente, mentre la testa era rotolata qualche metro più in là, a causa della superficie scoscesa. L’unica cosa di cui Cynthia Jane pareva davvero seccata era che il suo vestitino non appariva più bianco, perché il sangue l’aveva macchiato in più parti. Una scocciatura, si irritò.





Fu allora che l’austera governante ebbe coscienza del fatto. Si avvicinò rapidamente senza nascondere l’orrore per quanto era accaduto, poi prese la bambina e la trascinò subito in casa. Un uomo più tardi avrebbe ritirato il corpo di Henry (faticò un po’ a trovare la testa, a causa del buio incipiente) e lo avrebbe portato via. Vi fu una denuncia alla polizia. Sir De Blaise-William, potente qual era, avrebbe sistemato la cosa da par suo (non era la prima volta, peraltro), parlando di un’aggressione da parte di alcuni banditi di strada, poi fuggiti con un misero bottino. Fornì anche delle descrizioni e qualcuno venne arrestato.







Trascorsero quindici giorni. La famiglia De Blaise-William si recò ufficialmente presso la casa del fattore per una visita di condoglianze. Era più che sufficiente a sedare gli infimi rimorsi, che Sir John pure nutriva. Poca roba, comunque. Henry era pur sempre il figlio di un fattore, la cui famiglia era alle sue dipendenze da anni, il quale gli doveva comunque molta riconoscenza. Cynthia Jane ne approfittò per scivolare silenziosa nella stanza di Henry. Vi era già stata altre volte, lui in vita. Sapeva quel che poteva trovarvi, e non dovette frugare molto per scovare la scatola musicale. Come l’aprì, risuonò una musica. La stessa di quel giorno.





Old King Cole was a merry old soul,
And a merry old soul was he.
So he called for his pipe,
And he called for his bowl,
And he called for his fiddlers three.





Fu allora che Cynthia Jane vide comparire lo spettro di Henry richiamato proprio da quella musica. Lei non si spaventò, lo guardava con la stessa freddezza di quando quel corpo ancora respirava ed era lì a giocare con lei, o anche dopo, quando era ormai decollato e si muoveva nervoso e la testa era rotolata via. Notò subito che le sue apparenze mutavano progressivamente, perché Henry sembrava invecchiare sotto i suoi occhi, e già non era più lo stesso bambino.





«Perché sei tornato? Che vuoi?» gli disse soltanto con voce fredda, distaccata, non partecipe.





«Io non sono mai andato via, Cynthia, non dar retta alla tua governante che ti parla di altri mondi, io sto qui, in questo mezzo-mondo che non è cielo né terra, e voglio solo che tu mi canti ancora Old King Cole…voglio solo amarti per il tempo che mi manca, prima che io scompaia per sempre…».





Play me Old King Cole
That I may join with you





«Ma tu non sei nulla adesso, che vuoi ancora da me? Tu non esisti più…» rispose lei.





«Io sono qui invece, eccomi, mi puoi vedere, mi puoi sentire… E tu sei una donna, una donna… Sposta i tuoi capelli perché io possa vedere meglio il tuo viso…»





She's a lady, she's got time,
Brush back your hair,
And let me get to know your face





«Tu sei uno spettro, tu non sei più nulla, non hai più nemmeno la testa, vattene via, lasciami in pace...» disse lei alzando il volume della propria voce.





«Non urlare, ti prego, potrebbe entrare la tua governante – la pregò Henry -. Suonami invece la mia canzone, suona ancora Old King Cole, come quel giorno sul prato, e resta ancora qui vicino, almeno fino a quando il mio corpo resterà in questo limbo e prima che scompaia per sempre. Senti il tic-toc dell’orologio? Dice che il tempo svanisce, fugge via, e io non voglio che accada così inutilmente, io voglio solo starti vicino, finché avrò anche solo un minuto a disposizione...» disse Henry implorante.





Cynthia Jane fece dei passi indietro, quasi a marcare una distanza da lui, proprio mentre Henry continuava ad incalzarla: «Io sono qui davanti a te, e ti aspetto da tanto tempo… Io voglio, io sento, io posso toccarti… Perché non mi credi? Toccami, toccami, così vedrai che io esisto, in un mezzo-mondo che non è né cielo né terra, ma esisto. Non aver dubbi, non fare quello sguardo, credimi, credi a quel che vedi, tocca la mia carne, toccami ora, ora, ora….».





Why don't you touch me, touch me,
Why don't you touch me, touch me,
Touch me now, now, now, now, now...





Fu in quel momento, all’apice dell’implorazione di Henry, che Cynthia decise di urlare, non di paura ma di perfidia, per rompere quell’incantesimo e cancellare quell’apparizione. La governante entrò di colpo in stanza, vide lo spettro di Henry, urlò anche lei proprio mentre Cynthia impugnava la scatola musicale e la scagliava contro lo spettro. Vi fu un lampo, e tutto cessò





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