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Autore: ismael

io non ci riesco
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Abstract: la musica che dice basta

Riferimento: Fabrizio De André. Franco Battiato, povera patria


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Credo che una cosa che non resta, non possa servire a nessuno. Perciò credo che prima, tu debba essere in grado di fare qualcosa di bello, e poi magari venga il messaggio politico o sociale. Una cosa bella senza messaggio resta bella, un messaggio senza bellezza sparisce nell’inutilità. Un messaggio da solo è giornalismo. Magari scritto male o cantato male, perché tanto il pubblico è dalla mia parte, siamo fra amici e ciò che conta è quel che dico, non come lo dico. Invece no. Per me prima conta il come, poi il cosa. Di solito le cose nate prefissandosi un messaggio risultano le più dannose per il messaggio stesso, visto che a sentirle suonano imbarazzanti. Ma in merito a questo io sono ignorante. L’inglese lo capisco, e non del tutto, solo a leggerlo, e di musica cantata in italiano ne ascolto proprio poca, o meglio tanta, ma di pochissima gente. Ti chiedo se c’è qualcuno adesso che riesca a parlare di certe cose senza sembrare retorico, ridicolo, stucchevole. Mi piacerebbe ascoltarlo. Io non riesco a scriverne. Figurati a cantarne. Non so se è perché quando parli di te, parli della persona in cui sei stato dentro per ogni istante della tua vita, perciò sai di cosa parli, e puoi usare così tanti livelli e gradi di sfumatura - e invece le tue idee, per quanto forti, non le hai in testa comunque ogni secondo. Le idee che posso urlare in faccia a qualcuno, o condividere compiaciuto nella conferma di un amico, le sento però non riesco a scriverle. Le mie idee sono banali. Non sono abbastanza vive, né degne né utili. Non sono la parte più utile di me.
L’anno scorso, a Sassuolo, due carabinieri avevano fermato un marocchino, un delinquentello irritante che stava antipatico anche a molti immigrati del quartiere. Era ubriaco e molesto. I carabinieri l’hanno buttato per terra sull’asfalto. Si sono sfogati a saltargli sulla schiena per un po’. Incidentalmente, un altro immigrato ha filmato la scena con un telefonino, e il video è diventato pubblico. I carabinieri rischiavano un provvedimento disciplinare. In quei giorni, la cittadinanza di Sassuolo è stata mobilitata in una raccolta di firme che girava per e-mail, è arrivata anche a me: una petizione in favore dei carabinieri. Qualche settimana fa, a Modena, alla stazione delle corriere, una ragazzina è stata investita da un autobus, ed è morta. Alcuni compagni di scuola che erano lì hanno filmato il cadavere e l’hanno messo su internet. Per riprendere bene i frammenti del cervello sparsi a terra, si sono dovuti avvicinare. In Veneto, qualche giorno fa, i sindaci di vari comuni si sono accordati per inserire sui tabelloni stradali luminosi, insieme alle informazioni sul traffico, slogan politici e sicuritari. La giornalista che ne dava notizia nel servizio trasmesso su tutte e tre le reti RAI, ha sottilmente lodato il modo in cui i sindaci, per fare una cosa del genere, fossero stati accorti nell’evitare possibili noie legali. Una delle scritte diceva “Cittadini, sulla sicurezza non ci lasciano fare niente”. Un’altra invitava i cittadini ad emigrare, visto che gli immigrati vengono trattati meglio dei residenti. Io non vedo l’ora che lo facciano, sindaci in testa. Ma non riuscirei a farci una canzone. Né ad ascoltare con soddisfazione una canzone che ne parlasse con il tono in cui sembrano parlare quelli che tentano la canzone politica di questi tempi.In questi giorni, sta saltando fuori (per modo di dire, quasi nessuno ne parla) il sistema di bugie, false testimonianze e false prove, e false testimonianze sulle false prove, con cui i vertici della polizia nessuno escluso, dal capo di prima De Gennaro, nel frattempo promosso e premiato, a quello attuale Manganelli (nomen omen) hanno depistato la procura di Genova perché tutto quello che la polizia ha fatto nel luglio del 2001 restasse impunito. E infatti son tutti impuniti. Anche i mandanti, consapevoli, sono più che impuniti, riveriti. Gente come Gianfranco Fini e l’onorevole Ascierto, di AN, che erano a Genova il 20 luglio, in una caserma fra i carabinieri. Gente come il ministro Castelli, leghista, che andò a Bolzaneto e non vide proprio niente. Erano a Genova in quei giorni per garantire la loro copertura e il loro appoggio alla violenza, per darle la benedizione. Ma sono in parlamento e non in carcere. Antonio Di Pietro, il fiero difensore della legalità così amato dai grillini del vaffa-day, affossando la commissione d’inchiesta parlamentare su Genova si è reso, semplicemente, complice di un crimine. Vedi, io vorrei che di queste cose ne parlasse qualcuno, con delle canzoni potenti e precise, irresistibili, efficaci. Belle canzoni. Che fossero belle, sarebbe l’importante. Magari c’è qualcuno che oggi lo fa però io non lo conosco. Fammelo conoscere. Quello che mi è capitato di ascoltare era fastidioso, retorico, monodimensionale. Per fortuna l’ha fatto De André trent’anni prima. Ascolta Storia di un impiegato. Tutto il disco. Ascolta Canzone del Maggio. Vedi, già in questo momento che sto scrivendo, quello che scrivo mi sembra patetico e ovvio. Lo so, vorrei che in tutte le scuole sequestrassero i telefonini all’entrata e facessero ascoltare De André, perché di meglio a un bambino non si può dare. Questa frase che ho appena scritto, è ovvia e patetica, anche quella.  Appena tornato, sei anni fa, ci ho provato a scrivere di Genova. Naturalmente ho buttato via tutto. Mi vengono solo canzoni d’amore. Mi sono anche stufato, ma non posso farci niente.



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