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Autore: Papèria

With my own two hands
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Abstract: "E' sempre più difficile/tirare avanti questo show./Ho un forte mal di piedi a furia di ballare/e un pediluvio nel tuo cuore mi concederò" (Bimba se sapessi, Sergio Caputo)

Riferimento: Sergio Caputo


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Capitolo I: L'Antologia di Edipo ovvero Janis

Ho deciso che intanto preparo la tesi. Negli ultimi sei mesi ho vissuto come in due anni: sono entrata nella vita "all by myself" piagnucolando e ascoltando Julio Iglesias come artista demenziale; mi sono appisolata sui manuali di storia della sessione estiva; ho acquisito la gestione della selezione musicale in libreria; lavorato lavorato lavorato; scommesso a chi faceva più ridere; partecipato a una cena dove c'era Marky Ramone; bruciato la città augurandomi che tutto il mondo morisse sotto un tram (possibilmente il 5 o il 14, al limite il 19); bruciato pure lu Salentu cu lu regghe; esordito come dj; dormito poco e ripetuto in quantità battutacce di Jerry Calà al buio del mio leggendario soppalco; trovato perfino il tempo di vedere i Rolling Stones e Il grande Lebowski (ebbene sì); fare un salto ad Umbria Jazz; perdere clamorosamente una sfida cruciverbistica.

Così ho chiesto una tesi sulla storia dell'enigmistica, hai visto mai la leggesse per sbaglio Bartezzaghi. La relatrice, nota sosia di Janis Joplin, ne è stata entusiasta.

E' più forte di me, io i giochi di parole, gli indovinelli, gli acrostici, perfino i rebus, io li trovo eccitanti. Trovo che siano una delle più elevate forme di genialità. Insomma, potrei morirci dietro a ste cretinate. E nel contempo non mi spiacerebbe affatto poterne vivere, anche se, così facendo, perderei la mia ultima amica rimasta, che mi detesta quando compro La Settimana Enigmistica.

Capitolo II: Il copione ovvero Kurt e Morrissey

Che poi, ora che ci penso, qualcun'altro che anela a vivere di stronzate lo conosco. Per l'esattezza tutti i ragazzi a cui mi sono legata dai 14 in su. Evidentemente sono io ad ispirare cazzate.

Il mio primo vero fidanzato me lo diceva sempre, che ero la sua musa. Che romantico. Ovviamente nel bailamme di questi mesi non è mancato neppure lui, che non vedevo da anni e anni e che mi si è parato davanti come una visione, da cliente della libreria, tanto per cambiare.

E' stato la funzione della mia adolescenza. Ero convinta che l'avrei amato per sempre. Era di quelli col mito del suicidio, di Cobain e dei Sepultura; mi aveva conquistata parlandomi di Platone (praticamente il massimo per una quattordicenne seriosa come me), per poi rivelarsi un cultore di demenzialità, giochi di ruolo, amici scemi. Frequente il suo commento "che grande!", a designare qualcuno o qualcosa di incomparabilmente inconsistente, dunque cazzuto. Io ridevo, del resto ero la sua musa. Però dopo un po' il suo che grande inizia a starmi stretto. Dopotutto ero una ragazza piena di risorse: il teatro, la danza, gli spettacoli...ce l'avrei fatta anche da sola. Così l'ho lasciato, con una lettera se non sbaglio. L'ho lasciato dicendogli che non ero nata per stare insieme a qualcuno. Tempo un mese ci ho ripensato. Risposta: no, mi hai fatto soffrire troppo. E giù lacrime su lacrime.

Di seguito sono stata depressa, poi confusa. Infine sono tornata di nuovo su piazza, come direbbe uno che conosce la mia ultima amica rimasta. Un bel giorno mi è piombato in casa uno, fra capo e collo, con una scusa qualsiasi. L'ho accolto in pigiama ed occhiali, gli ho offerto un tè al gelsomino.

E' stato la funzione dei miei vent'anni. Ero convinta che l'avrei amato per sempre. Era di quelli un po' Brit pop un po' Smiths, un pozzo di scienza, moltissimi interessi. Mi conquistò parlandomi del festival di Budapest e portandomi a vedere Woody Allen (praticamente il massimo per una diciottenne seriosa come me), per poi rivelarsi un cultore di cosiddette "finezze", da Ciprì&Maresco ad amici stravaganti e pupazzetti rilassanti. Frequente il suo commento "scarso!", a designare qualcosa o qualcuno che scarso non lo era proprio, cioè qualcosa di incomparabilmente inconsistente, dunque cazzuto. Io ridevo, anzi ridevamo insieme. Però dopo un po' quel suo scarso assume per me il senso letterale. Dopotutto ero una ragazza piena di risorse, ma dalle ambizioni irrealizzate...e poi sempre il teatro, gli spettacoli...mi serviva un po' di autoaffermazione. Così l'ho lasciato, trangugiando tranquillanti per trovare il coraggio. L'ho lasciato dicendogli che andavamo in direzioni opposte. Tempo qualche mese ci ho ripensato. Risposta: no, mi hai fatto soffrire troppo. E giù lacrime su lacrime.

In seguito sono stata depressa, poi confusa. Infine sono tornata di nuovo su piazza (ma non meno confusa), come direbbe il suddetto conoscente della suddetta ultima amica rimastami.

Capitolo III: I'm not here ovvero Ben

Così ho deciso di lasciare per sempre il teatro. Niente più copione, niente più spersonalizzazione, mi sono detta. Ed ecco che miritrovo da sola, in una vita tutta nuova fatta with my own two hands (anche se non sono attraente come Harper che io e la mia ultima amica rimasta ce lo immaginiamo mentre cambia il mondo con le sue mani rimboccandosi la camicia, in untripudio di virilità). Insomma vorrei scusarmi con quelli che ho accusato di demenzialità, inconcludenza. Quelli che ho fatto soffrire. Vorrei dire loro che è bello essere leggeri, e demenziali e inconcludenti. E che li rimpiango, mio malgrado.

Vorrei dire anche alla mia ultima fedele amica Veronica che si rassegnasse al mio amore per le cretinate e per quelli che amano le cretinate come me. Che non prendesse troppo sotto gamba la mia situazione attuale di affogata in un pediluvio estivo (e sì che tu di pediluvi te ne intendi), in un vortice di ventre, filmacci e cretinate che forse, ripeto forse, è la formula della mia felicità. O quanto meno del mio equilibrio, del mio bisogno di leggerezza. La leggerezza come profondità, ha detto di recente, davanti alla commissione di laurea, una da cui dovremmo prendere più spesso esempio, nonostante tutto.

Insomma, mia cara vecchia unica amica, tutto questo è per rassicurarti, o forse per rassicurarmi, ma in fondo è uguale. Per dirti che non mi sono bevuta il cervello, che qualche volta ci vado ancora al cinema da sola a vedere i film seri, che Heath Ledger e Charlotte Gainsbourg innamorati al ritmo di I want you hanno emozionato anche me. Che mi ricordo ancora di quant'è bello perdersi nell'altro, e trovarsi. Ma che in fondo niente di tutto questo etereo mi appartiene. Ti sembra forse che ispiri sentimenti eterei? No, a quanto pare solo stupidaggini. Cercavo la poesia, è vero. Ma cercavo quella sbagliata.Diciamoci la verità, in fondo unPetrarca non mi ha mai emozionato quanto un Boccaccio, un Cecco Angiolieri. Perciò di che mi meraviglio? Ammettiamolo. Ammettere.

Ecco, spero che non mi ripudierai per questo. Spero che non mi taccerai di mancanza di sensibilità e che continuerai a ridere quando ti raccontogli irrinunciabilidialoghi dell'assurdo a cui mi sottopongo. Ti assicuro che continuerò a cercare la poesia, quella con la P maiuscola.

Ho lasciato il teatro, perché dopotutto non volevo essere svuotata della mia personalità. Perché non volevo vivere la mia vita come un copione. Eppure non sono ancora capacedi recitare a soggetto.

E' sempre più difficile tirare avanti questo show. Si finisce inevitabilmente per concedersi un pediluvio.



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