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Autore: cheshire cat

Theremin e tu
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Abstract: Per Matteo perché ogni promessa è debito. Specie quella di scrivere tutte le storie di musica che ci ha regalato il MEET.

Riferimento: Antonella Ruggiero, Registrazioni moderne.


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Theremin è una sirena che ha sessantasette anni. Dicono che tutti gli ingegneri che l’hanno fatta nascere sono morti pazzi. Per via del suo canto, ovviamente, sennò che sirena sarebbe. Io, però, tre settimane fa su Youtube ho visto un video di Lydia Thereminskaya che ci suonava su Claire de lune. Non mi è sembrata particolarmente fuori di testa, virtuosismi a parte. Ma poi chi sono io per mettere in dubbio un mito della tecnocrazia sovietica?

La sirena Theremin che ti sta davanti l’ha fatta Bob Moog nel 1954. Sul display c’è addirittura scritto che i Led Zeppelin l’hanno usata per Whole lotta Love. Pazzi d’amore come l’Orlando furioso. Chissà di quante altre follie sarà responsabile questa sirena? Oggi vecchia realtà, Theremin se ne sta un po’ trasognata a margine di uno stand colmo di sintetizzatori del Pleocene. Osserva con diffidenza ostentata la calca allo stand di fronte. Quello con la dimostrazione dell’ultimo update di FM8 e tutta la nuova generazione di virtual synths. Indistinguibili dagli originali vintage. Fedeltà assoluta. Paese che non ha più campanelli.

Tu non hai occhi che per lei. Ti avvicini sorridendo. Certe volte ti si vede davvero la lampadina che si illumina. E’ una banalità dire che l’ispirazione ti dona. Però sei splendido mentre potrei giurare che abbassi lo sguardo in segno di rispetto per la diva che di sicuro non vuoi provocare. Ah, Greta Garbo di vanità, sai che se le sarai gradito, ti lascerà ballare con lei e ti regalerà proprio i suoni che stai cercando da mesi per il tuo ultimo pezzo electro-house. Theremin ti osserva con il suo occhio rosso. Forse è un calo nella tensione di questa fiera dai volumi inimmaginabili, però sembra che Theremin ammicchi. Evidentemente anche tu lo prendi per un invito. Per sentire il canto di Theremin la sirena devi ballarci insieme. La mano sinistra su e giù lungo l’antenna modula l’altezza del suono, la destra poggiata sul suo braccio metallico regola il volume. Non hai nemmeno bisogno di sfiorarla, solo accompagnarla con la passione di un tango.

Non ti accorgi di me. Non c’è posto per nessuno tra te e la sua musica. Dopo. Dopo parleremo, mi bacerai e faremo l’amore con tutta la soddisfazione di una giornata di lavoro ben riuscita . Ma ora no. Ora siete soli nel vostro ballo, tu e la sirena Theremin. Sa un po’ di Invasione degli ultracorpi quel che tirate fuori sulle prime. Mi viene da ridere e sto quasi per cantarti “Beware of the blob”. So che rideresti perché mi hai fatto vedere tu le peggiori fanta-produzioni degli anni ’50, ma ci ripenso, perché proprio non ho nessun diritto di rovinarti l’incanto. L’incanto di Theremin la sirena avrà anche i fondali di cartone e starà attaccato a un filo che si vede in ogni inquadratura, ma ora è quello di cui hai bisogno per andare avanti. Per finire il tuo pezzo.

“Electrotango” dici poi quando sei arrivato al nocciolo e ti stacchi da Theremin la sirena.

“Electrotango?!... Come titolo?! Beh, perché no in fondo?. Anzi. Vedrai che quest’estate non si balla altro a Ibiza”

Scuoti la testa ridendo e mi passi il braccio attorno alle spalle. Mi piace sentire il calore del tuo entusiasmo che si mischia al dopobarba.

“Ciao Theremin. E grazie!” prendi congedo.

Monetina e voilà. C’è chi torna e chi va. Profumo tuo di vacanze romane.




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