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Autore: uadega

Malinconia sonica
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Abstract: La musica non è solo allegria e spensieratezza, talvolta è molto di più...

Riferimento: Radiohead


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Non riesco a decidermi, odio questa sensazione. Lo scaffale è ben fornito, ci sono cose anche nuovissime che non ho ancora degnato di uno sguardo, ma in questo momento non m’interessano.

Voglio accompagnare questa giornata grigia da passare in assoluta solitudine, in questo posto sperduto in mezzo ai monti, con la giusta colonna sonora. Esito ancora, la mano vaga senza decisione ed io temporeggio sorseggiando un caffè nero e amaro come la mia gola.

Voglio rimanere solo oggi, ma continuo a cercare la compagnia di suoni che mi riportino a ricordi e sensazioni ormai passate. Qualche fiocco di neve cade, quasi a ricordarmi che una volta stavo alzato la notte a guardare i fiocchi imbiancare la strada mentre adesso assisto allo spettacolo senza emozione. Suona il cellulare, m’infastidisco parecchio ma fortunatamente smette subito. Continuo nell’affannosa ricerca ma ormai sono entrato in un circolo vizioso che non mi lascia scampo per nessuna decisione.

Penso di lasciare scorrere le immagini davanti ai miei occhi. Mi avvicino alla finestra e senza meta lascio vagare il mio sguardo verso la vallata. Scorgo le case con il camino fumante avvolte nel ghiaccio circostante. Il fuoco nel caminetto lentamente muore e riempie la stanza di un odore acre e irritante.

Avrei bisogno di qualcosa di melodioso ma anche di angosciante, qualcosa che sia dolce e irritante allo stesso tempo, qualcosa che amplifichi questo stato esistenziale così instabile. Non sono un fumatore ma il meraviglioso gesto estetico di portare la sigaretta alla bocca in questo momento potrebbe aiutarmi. Ripenso ai miei colleghi e mi chiedo se non avvertano mai queste sensazioni che io sto vivendo in questo momento; non passano mai attraverso le loro malinconie, oppure cosa fanno quando si trovano in questo stato: una botta alla moglie, una birra al bar, una partita in tv.

Cazzo, me la voglio gustare tutta questa terribile angoscia che mi stringe la gola e il cuore e forse ho trovato anche il pezzo giusto per esaltare il momento.

Attendo ancora qualche attimo e nella mia mente si alternano pensieri e immagini a una velocità sorprendente, considerato lo stato in cui mi trovo.

Finalmente mi decido ad allungare la mano verso il disco tanto meditato, apro la custodia ed estraggo il cd. Lo inserisco nel lettore e schiaccio “play”. Potrei cercare subito il brano in questione ma preferisco aspettare che sia lui a venirmi a trovare. Voglio riscaldarmi lentamente per gustarmi al meglio il momento tanto atteso.

So che il brano in questione è il secondo dell’album per cui bisogna che mi prepari velocemente perché presto arriverà ciò per cui mi sono tanto affannato.

Il fuoco continua a languire quasi fosse il riflesso della mia anima e fuori inizia a nevicare sempre più fitto.

Ci sono album che non puoi ascoltare in ogni occasione, deve esserci prima un rito preparatorio che ti permetta di presentarti al meglio a essi, altrimenti ne esci con le ossa rotte.

Ma io oggi ho fatto le cose per bene e riuscirò a domare la bestia, ne uscirò vincitore o al massimo sarà pareggio.

Il caffè sul fondo della tazzina s’è rappreso ed io sto ancora attendendo la mia canzone ma ci siamo quasi, sta per iniziare. L’attacco potrebbe apparire anche troppo leggero ma appena inizia la parte cantata tutto procede per il verso giusto: mi abbandono alla musica dimenticando tutto il resto perché è proprio questo che voglio. La chitarra spara rasoiate che stordiscono, lasciando poi il posto alla melodia che è accompagnata da uno struggente coro che sembra provenire dal profondo dell’anima. “Paranoid android” dei Radiohead è tutto questo e anche di più. Quando mi accorgo che è finita lascio che la musica fluisca ancora perché il resto non è da meno. Continuo a crogiolarmi nella mia malinconia, fumando sigarette immaginarie e abbandonandomi a ricordi che appaiono più dolci grazie alla cura del tempo.





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