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Autore: scapysio

Tango
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Abstract: Ci sono dei momenti nei quali le parole non bastano.Anche se l'italiano è la lingua delle mille sfumature, trasmettere una musica e vedere che è "sentita" come la senti tu, non ha confronti con ogni altra forma di comunicazione. Così ho fatto con le donne della mia vita.

Riferimento: piazzolla e Borges


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Un tavolino in disparte, in penombra. Pepe segue la sua storia, io non so come sono finito nella sua. Viene da lontano, è curioso vuole conoscere e mangiare. Sono stupito e stordito dalla musica. Me la aspettavo viva, ma non così. Il tango trasmette la sua storia e chi lo suona contribuisce alla storia stessa. Pepe segue la sua storia, ed io invece ho svoltato. Non vedo nemmeno il locale. Ho l’impressione di sognarlo, mischiando immagini di film un po’ troppo americani, stereotipi impressi nel cervello. Seguo le emozioni che mi arrivano: sento il dolore del passato, la passione più bassa e vera, la speranza, la dolcezza. Sfumature continue che scaldano la coscienza e la stordiscono. Pepe vuole ballare con una splendida signora, io mi guardo e non ho nemmeno le gambe. Le ho lasciate a casa, nel letto dove dormo e sogno. Comincia il canto. Non so chi è, ma la gente applaude frenetica, si appresta a vivere la passione, è lì per quello. I sogni americani tornano per i vestiti della donna, ma io vivo solo per la sua voce, per il mio cuore. Quanto tempo è passato da quando la musica ti ha cambiato? Quanto tempo era che non pensavo a me? Un impermeabile nero e lungo, di mio padre. Una TDK nuova fiammante in tasca. L’avevo registrata per lei. Non sapevo che lei guardava dai vetri. Non sapevo che lei sentiva tutti i giorni la musica uscire dalla mia macchina attutita dai vetri. Registrami qualcosa mi aveva detto. Era stato panico finche non avevo pensato che dovevo presentare i suoni del mio cuore. Li avevo registrati. Sei un tipo pericoloso, mi aveva detto. E non era finita lì. Incontravo quegli occhi bellissimi tutti i giorni al lavoro. Solo occhi per cominciare. Poi corpo, cervello, idee, speranze. Tutto di una donna. Di una gran donna. Smontai una TDK per verniciarla. Rimisi il nastro dentro e ancora i suoni del mio cuore. Un po’ più dolci, forse malinconici perché il tempo mi aveva aiutato a conoscermi e non sempre ciò che vedevo mi piaceva. Annusavo l’aria in cerca di una forma definita che non è mai arrivata. Troppo malinconico, solitario, introverso e sognatore. Sono arrivati invece due figli, molto reali. Per loro sogno e ascolto musica. Le cassette non si trovano più, ma ho pensato spesso di regalare loro un cd per il diciottesimo compleanno con i miei suoni. Vorrei presentarmi, vorrei che capissero e mi ascoltassero. Vorrei che mi guardassero dentro. Pepe è ubriaco. Piange e si dispera. Dice che è malato d’amore, che la vita non è giusta, che la vita è bella. Mi guarda, mentre io sento che sto scomparendo. Lui mi fissa e mi dice”che devo fare?”. Io comincio a cantare. Lentamente la signora scende dal palco, si avvicina a Pepe, lo sfiora, porta la bocca al suo orecchio. “Balliamo?”



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