Leggi scritto




Autore: ismael

Mentre suonavano il liscio
Aggiungi questo scritto ai tuoi preferiti

Abstract: (L'orchestra suona il liscio, non il tango. Però un tango o due, in mezzo, arriva sempre il momento che lo fanno)

Riferimento: God Machine. One last laugh in a place of dying


Condividi su Twitter

Ti ho vista questa notte. C’era l’albero al centro del prato, che riluceva e ondeggiava, e aveva foglie sane, di piena estate, e i suonatori ridevano all’ombra, ancora senza strumenti. La gente aveva smesso di mangiare e aspettava girando con i bicchieri in mano. Tremavano gli orli alle tovaglie, ogni tanto un bicchiere rotolava a terra. I suonatori non si spostavano dall’ombra, fumavano con le schiene appoggiate al tronco del faggio, ma come poteva essere così grande quel faggio, se l’avevano appena piantato? L’ombra del faggio era circolare e appena fuori era tutto abbacinante. I suonatori finalmente cominciavano, una melodia che aveva a che fare con il liscio. Tu eri vestita di bianco. Ti riempivi un bicchiere di plastica. Appoggiavi la bottiglia e cominciavi a battere il piede. Fra i tavoli traballanti, in mezzo alle chiacchiere, sorridevi a me. Ma nessuno se ne avvedeva, oltre a me. Le sedie pieghevoli aperte si orientavano verso la musica, i mestoli tinnivano nelle caraffe, e oltre un gruppo di gente in piedi, tu continuavi a sorridermi. Continuavo a notarti solo io. In qualche modo, sapevo di non doverti parlare. La musica cambiava, più aperta e veloce, si sentivano bene anche i fiati. Allora tu andavi in casa e non tornavi. Non tornavi, la musica cambiava ancora. Non tornavi. Chi mancava, degli altri? No, eravamo tutti lì. Dietro la casa, poteva darsi, qualcuno... Tu dov’eri? Qualcuno ha detto il tuo nome, nel mezzo di un discorso, e io mi sono girato. Mi aveva preso qualcosa nello stomaco, qualcosa di acuminato, da cui non riuscivo a distrarmi. Ho visto un tipo che mi assomigliava. Gli ho chiesto tu dov’eri. Lui non lo sapeva. Teneva le mani incrociate in alto come per stirarsi ininterrottamente. Muoveva la bocca ma io non lo sentivo. Poi ero all’interno della casa, era piena d’aria e c’era luce. Le tende bianche si muovevano appese alle finestre spalancate. La tua stanza non era la tua stanza, era completamente diversa, ma io sapevo che era la tua. Era dolce starci dentro. Tu eri lì, mi accarezzavi il collo con il collo. Il tuo collo era talmente morbido, il tuo profumo azzeccato, non mi sarebbe più andato via di dosso. Mi sono affacciato alla finestra e tu eri ancora fra i tavoli bianchi sotto l’albero.



lascia un commento :: 3 commenti

stampa
Versione per Stampa

Torna

writeup Messaggi






informativa