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Autore: Zef Keller

Oroscopo
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Abstract: Cercare di non essere se stessi, cercare, cercare tra tanta gente.

Riferimento: tra tanta gente


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Il fiatone è perché ho fatto una bella corsa, non perché sono soprappeso. Vorrei che questo fosse chiaro. Fa freddo in questi giorni, sta arrivando l’inverno. Ero all’edicola dall’altra parte dell’incrocio, avevo appena scelto alcune cosette interessanti, quando ho visto il diciotto comparire dall’angolo della strada. Ho dato qualche spicciolo al ragazzo dietro il bacone –è un ragazzo simpatico, mi saluta sempre con un sorriso- E mi sono precipitata come una pazza ad attraversare la strada. Era tutta bagnata di pioggia, ho anche rischiato di cadere gambe all’aria- e non è che sia un bello spettacolo, ve lo dico io-. E per poco non perdevo il tram, sarei arrivata in ritardo di mezz’ora. Ora speriamo almeno che quest’autista si dia una mossa, altrimenti una corsa per nulla. Appena ho trovato un posto abbastanza largo mi ci sono seduta, con un lungo sospiro. Che corsa, e. Ho tirato fuori dalla tasca dell’impermeabile questo nuovo disco che ho comprato all’edicola. È un disco che spiega come fare i tarocchi e gli oroscopi. Io penso che sarei brava. Ho sempre avuto come dire una predisposizione, -come quella volta che ho indovinato il matrimonio di Giada e Roberto, e anche che avrebbero avuto due figlie.-Se imparassi potrei farli a Giada e alle bambine, a loro piacciono queste cose, non capiscono mai se sono trucchi o se è il futuro davvero, e le affascina. Anche a me se devo dire. Mi piace, e poi certe cose le senti, io lo so che sono cose vere. Se non fosse vero non avrebbero una storia tanto lunga. Già nel medioevo e prima le facevano e ci sapevano fare. Figurati ora. Però mi sembra che l’oroscopo sia un po’ più difficile da fare, perché già dovrei averci un qualche modo per guardare le stelle, lì bisogna essere molto più attrezzati, non basta la predisposizione. La gente sul tram è tanto fredda. Quando i loro sguardi si posano distrattamente su di me, passano subito oltre. Non c’è bisogno di mentire, so di non essere una bellezza, ma se non altro sono sempre a posto. Non vado mica in giro vestita come certe di quelle. Penso che se il destino ti ha dato un corpo te lo devi tenere, non serve a niente fare finta di essere modelle e vestirsi come loro. Giada, lei si che se lo può permettere, con quelle lunghe gambe, e la pancia piatta. È incredibile, nessuno direbbe che siamo sorelle: bionda e snella una, l’altra bruna e grassoccia. A vent’anni ero ancora io quella che attirava gli sguardi dei passanti. Ricordo al mare, l’estate delle cavallette, io mi ero confezionata un costumino da bagno con l’uncinetto-ero brava sai con quell’affare-. Ci avevo messo dentro tutti i colori, e quei due triangolini avevano fatto sospirare tutta la spiaggia. Giada mi guardava invidiosa, più o meno come la guardo io oggi. Io però sono sempre stata la più intuitiva tra noi. Giada aveva sempre tutto sotto controllo, ragionava lentamente e trovava con la logica le soluzioni migliori. Io mi buttavo a capofitto nelle cose, seguivo sempre qualche sogno lontano, o qualche amore impossibile. Ma ogni tanto avevo ragione io. Come se una mano invisibile mi guidasse attraverso i fiumi casuali del mondo. Arrivavo certe volte a sapere delle cose per certo, laddove la razionale intelligenza di Giada non poteva essere sicura di nulla. Come quando da bambina avevo ritrovato Luigi, il porcellino d’india, infilato tra i meccanismi della vecchia macchina da cucire della mamma. Se l’avesse usata penso che sarebbe finito male. Oppure come quando, in quella notte d’estate, mi ero svegliata sudata, in lacrime, dopo un sogno premonitore. Si, perché non dirlo?Il giorno della catastrofe in mare, io me lo sentivo già dalla notte precedente che stava per succedere qualcosa. Avevo visto partire Carlo Vigi a bordo del peschereccio, e mi ero innamorata-se così posso dire- del suo sguardo triste. Quella stessa notte ho sognato di vederlo cadere nel buio, e giusto il giorno dopo la nave ha avuto quel incidente terribile. Questo giusto per dire che in me c’è davvero qualcosa, penso. Ricordo che dicevano lo stesso della zia Bice, dev’essere ereditario. È una sorta di dono ecco. Il disco dell’edicola ha una copertina blu scuro, con sopra piccole lune e stelle d’argento che luccicano.



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