Si è scritto di...
Cerca
Leggi scritto
Autore: asimov
musica & libri. emozioni & idee.

Abstract: "devo tutto al rock"? spero proprio di no...
Riferimento: Muse
La musica...cosi evanescente che non la si può nè vedere nè toccare, ma dotata di una tale forza che con un battito d'ali provoca un uragano nei pensieri, dotata d'una tale grazia che penetra nell'anima con la leggerezza di una ballerina che volteggia sulle punte.
La musica ha un potere immenso su ognuno di noi e io credo che derivi dalla possibilità che ci offre di esternare le nostre emozioni direttamente, senza la mediazione della parola che in questi casi è sempre inadeguata.
Se abbiamo bisogno di scatenarci e divertirci, di mostrare la nostra rabbia, di cullarci nella malinconia o nella felicità, di essere rassicurati o consolati, è la musica più di qualunque parola a svolgere un ruolo catartico. Ma già qualcuno ha espresso (e meglio) quello che ho cercato di spiegare: Max Gazzè nella sua canzone "una musica può fare" dice che una musica può "salvarci sull'orlo del precipizio" e per quanto mi riguarda è vero...chissà cosa cavolo avrei combinato se non avessi potuto sfogare la rabbia e la frustrazione che provavo cantando a squarciagola e ballando fino allo sfinimento!!!
Impossibile immaginare la mia adolescenza -da poco finita- senza i Muse e le loro musiche cosi cariche di energia, mistero e onesta osservazione degli aspetti più reconditi dell'animo umano (almeno nei primi due insuperati album); impossibile sopravvivere all'adolescenza senza quelle melodie in cui chitarra elettrica e pianoforte si rincorrono e confondono per poi unirsi a testi sibillini che mi spingevano a guardarmi dentro e a prendere coscienza di ciò che ero. "you would try anything to excape your meaningless and your insignificance, you're uncontrollable and we're unloveable" questo l'esile voce di Bellamy (leader dei Muse) continuava a ripetermi, esprimendo ciò che non osavo condividere nemmeno con le mie più care amiche, certa che dietro ai loro sguardi sinceramente dispiaciuti non ci sarebbe stata la comprensione di cui avevo bisogno.
Oggi la musica è decisamente cambiata e ironia della sorte, adesso che io non mi creo più problemi, altri hanno deciso di accolarsi questo compito. Il mantra che ho adottato non è quache citazione delle memorie di Adriano o qualche preghiera buddista ma "erase/rewind" dei meteorici Cardigans. Il testo recita "cancella e riavvolgi perchè ho cambiato idea" e il disperato -e patetico, mi rendo conto- obiettivo è di convincermi che la persona che non posso avere non è poi tutto questo granchè!
La musica...niente di meglio per coltivare le emozioni, abili artisti (vedi Simone Cristicchi in versione non-sanremese) riescono anche ad usarla per denunciare, ma sono i libri gli strumenti principe per veicolare le Idee. Sono stati i romanzi di fantascienza di Isaak Asimov a mostrarmi un nuovo mondo, un mondo palpabile, in cui il mio ipertrofico io diventa semplicemente troppo piccolo per essere visto ad occhio nudo.
Mai sentito parlare del "Ciclo della Fondazione"? è una serie di romanzi che raccontano la storia dell'umanità, da quando i pianeti colonizzati erano poche decine a...be' il finale (l'ultimo romanzo è "Fondazione e Terra") non bisogna mai svelarlo...dico solo che chi si aspetta che il nostro pianeta abbia un ruolo da protagonista si sbaglia di grosso! Quello che amo di più è che sono romanzi di fantascienza ma in realtà riflettono aspetti e problemi del nostro mondo e del nostro tempo e permettono di guardare in modo distaccato l'Umanità e la nostra Civiltà, di riflettere ma anche di riderne. Adoro l'autoironia. Adoro quel genio di Asimov. E' grazie a lui se non ho mai letto "Tre metri sopra il cielo" e roba del genere, è grazie a lui se non mi ridurrò come quelle casalinghe che sono intellettuali perchè leggono molti libri...si, pile di romanzi rosa Harmony...che tristezza...
Riassumendo: i libri per le idee. La musica per le emozioni. Mi rendo conto che la distinzione non è mai cosi netta, nulla lo è del resto, ma mi sembra un'accettabile linea guida per non finire con lo snaturare queste due fondamentali quanto diverse forme d'arte; mi sembra una discreta bussola per non finire come quella generazione di storici talmente entusiasmati dalla fotografia che l'avevano incoronata come il mezzo che più permetteva di raccontare fedelmente la storia, non rendendosi conto che senza la contestualizzazione una foto mostra solo uomini e luoghi che non hanno significato.
Speriamo che serva a non diventare come quella generazione cresciuta più con la musica che con i libri... forse troppe emozioni, troppe poche idee?
lascia un commento :: 2 commenti
Versione per Stampa
Torna