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Autore: Alfredo
Con tutto l'amore che posso

Abstract: Si era talmente alternativi, da essere talvolta persino normali. Nella vita, e nelle passioni musicali.
Riferimento: Claudio Baglioni
Abbiamo tutti i nostri scheletri nell’armadio. E questo è il momento di confessare una mia debolezza. Ero molto giovane, praticamente un adolescente. Però ascoltavo già la prog-music, il jazz più d’avanguardia, il rock sofisticato. Suonavo la batteria e avevo un gruppo che si distingueva per un becero snobismo ostentato senza vergogna verso tutti i propri simili (a meno che non fossero Ian Gillan, Archie Sheep o Corradino – un mio amico batterista – in persona). Si andava assieme a comprare musica alla Discoteca Laziali, al capolinea del vecchio tram Grotte Celoni, oppure a via Palestro, o a via dei Mille dietro la Stazione Termini. Piccoli negozietti dove potevi trovare anche bootlegs o edizioni originali. I prezzi erano più bassi che in altre parti della città, 2.800/3.000 lire contro le 3.500 o 4.000 di via dell’Acqua Bulicante a Tor Pignattara. Prima di comprare un LP si stava delle ore a sfogliare le copertine dei vinili: si sceglieva la musica, ci si informava sulle novità, ma soprattutto si guardavano i prezzi alla ricerca di un’occasione davvero speciale. Comprare roba usata, peraltro, era assolutamente controindicato: gli LP passavano di mano in mano, si rigavano e spesso “saltavano”. La domenica mattina, tuttavia, si andava a Porta Portese, dove c’era un mercato di dischi usati interessante. Ricordo di avervi venduto Islands dei King Crimson una dozzina di volte, nel senso che lo compravo, mi rendevo conto che era tutto un solco inascoltabile, quindi lo rivendevo la domenica successiva al primo poveraccio che capitava. Risultato finale: lo riacquistai nuovo ed ancora oggi è sotto teca, nuovissimo, pronto all’adorazione. Insomma eravamo tipi niente male, un po’ presuntosi, snob e anche un po’ antipatici.
Una volta andai a comprar dischi da solo. Avevo vinto a tombola un bel gruzzolo, che decisi di reinvestire immediatamente. Dopo due ore uscii da via dei Mille con Trespass dei Genesis e New thing at Newport di Coltrane e Shepp. Sulle banchine del capolinea del tram c’erano alcuni venditori di giornaletti usati, Marvel soprattutto. Ero un collezionista e mi fermai a guardare. Appena a fianco (e l’occhio mi cadde subito lì) un ragazzo vendeva audiocassette pirata. Ne aveva un decina sparse su una tela bianca distesa a terra. In linea di massima robaccia, perché si trattava della peggiore musica leggera e poi perché la qualità musicale delle vecchie cassette pirata era pari a zero. Lessi i titoli: Il meglio di Mario Tessuto, Little Tony in rock, Betty Curtis, il Quartetto Cetra, e così via. Lo sguardo cadde infine su Questo piccolo grande amore di Baglioni. Li si fermò. Che schifo, c’è pure Baglioni… penso. Poi mi chiedo quanto possa costare. Chiedo: a regà, quanto costa? …1.000 lire, lo voi? Silenzio. 1.000 hai detto? …1.000, 1.000, lo voi o no? Penso: Baglioni? Ma io potevo comprare un LP di Baglioni? Che senso aveva Baglioni accanto a Ornette Coleman, alla PFM, a Neil Young? Nessuno, appunto. Silenzio. Però costa solo 1.000 lire…magari a questo prezzo…in fondo non ho nemmeno un disco di Baglioni…potrebbe essere utile con le ragazze... È pure vero che ‘sta audiocassetta farà tecnicamente schifo, penso. Però, se tiro un po’ sul prezzo… Senti, a regà, me lo dai a 800 lire?... 800 so’ poche… Allora 900… Vabbè, damme 900. Mi passa la cassetta e mi pento subito. La ficco in tasca guardandomi attorno, salgo al volo sul tram in partenza, mi dileguo da occhi indiscreti.
Appena a casa poggio la cassetta da una parte. Ascolto The Knife dei Genesis, poi la splendida Rufus di Shepp. Quindi prendo in mano il Baglioni, lo metto nel “mangiacassette” (sic!) e inizio ad ascoltare una cosa confusa, la cui qualità musicale era prossima allo zero. Miagolii, colpi, mugolii. Doveva essere Piazza del Popolo. Quando parte la seconda canzone, Una faccia pulita, la qualità è la stessa, ossia pessima. Non c’è un terzo brano. Mi accorgo che il nastro è talmente corto che può contenere si e no i due brani che di fatto contiene. Mi hanno buggerato 900 lire. Mi incazzo a morte e lascio la cassetta lì, sulla scrivania. Non ho voglia nemmeno di buttarla. Ma chi me l’ha fatto fare, mi chiedo. Forse il fatto che avevo ballato un lento con una biondina la domenica precedente, e la canzone era Con tutto l’amore che posso, e lei la mugolava così bene mentre ballava, e io ho avevo pure detto: carina ‘sta canzone, e lei: davvero? È la mia preferita. Risultato finale: avevo letteralmente buttato dalla finestra 900 lire, aveva tradito la mia purezza musicale con questo cacchio di Baglioni, e avevo pure ‘na rabbia dentro che non vi dico.
Non bastasse, suona il citofono. Sono Claudio, mi apri? Claudio era il bassista del gruppo, un duro e puro della musica alternativa, come diceva lui. Entra Cla’, ho comprato Shepp e Coltrane, roba fichissima… Ma davèro, famme sentì. Certo, qui Coltrane è già in una fase “normalizzata”, capirai, l’industria discografica cià sempre la mejo sull’arte vera… Fase “normalizzata”? Ma che stai a dì? Sfido chiunque a trovacce un po’ di commercialità (la “commercialità” era l’essenza più intima della musica commerciale, praticamente satana, ndr), questo nemmeno suona, urla, grida co ‘sto sassofono!... Dici? Mah, me sa che ‘sto disco lo devo sentì prima de giudicallo, me lo presti?... Ahò, l’ho comprato adesso, fammelo almeno sentì… Occhei, occhei… dice Claudio mentre gironzola per la stanza. Poi il fattaccio. E questa che d’è? Che cosa, chiedo io… Questa cassetta qui: Baglioni? De chi è? Tua? Nun me dì! … Mia, ma che sei scemo? (Sono molto imbarazzato e mi prenderei a sediate in testa per non aver buttato subito la cassetta pirata) Ahhhhh, dico, quella, certo, no, non è mia, l’ha lasciata la biondina, te ricordi la biondina…. La biondina? Ma quale?... Quella di domenica a casa di Lillo, la biondina, quella che ciò ballato… Quella? Nun me dì, che te l’ha prestata?... Prestata, ma che dici? Ce l’aveva lei… È stata qui a casa tua… nun ce credo… E invece si, credece, è stata qui, l’ho pure richiamata dalla finestra pe’ dije che s’era scordata la cassetta, ma quella se n’era già andata… Ahò pe’ n’attimo avevo pensato che t’eri rincojonito con la musica commerciale… Ma che sei scemo, e poi ‘na cassetta pirata, che co’ 900 lire te danno certe sòle… 900 lire? E come fai a sapè il prezzo?… Il prezzo? Così, che c’entra, me so buttato a indovinà… Ammazza che furbo che sei, mo’ la biondina te deve richiamà pe’ la cassetta e la poi pure rivedè… (fa una smorfia come per dire: ammazza che malandrino che sei!)… Bravo! Ce sei arivato, è così che faccio, e poi ‘sta cassetta je la faccio buttà, je faccio ascoltà Coltrane e la indirizzo verso la musica d’avanguardia, vedrai…
Ah, la vuoi buttà? Be’ sarebbe un peccato, sempre musica è… incasomai la puoi dà a me, la scambio a Porta Portese, oppure me la sento a livello scientifico, per capì bene che fanno ‘sti musicisti commerciali. Ma senti un po’, ma che c’è pure Quanto ti voglio? (Io lo guardo un po’ sorpreso) No, perché l’ho sentita alla festa de Cicala, du’ domeniche fa, e te devo dì che nun è male, c’è quel riff de basso…niente de speciale eh…però se po’ studià…no? Che dici? Così, scientificamente…
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