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Autore: tuna
Ieri avrei iniziato a fumare

Abstract: Quando il dolore ritorna.
Riferimento: Via-Claudio Baglioni
Sarà da un paio di anni che non mi presto a fare un tiro.Era una specie di rito da vino:al primo accenno di allegria generale, prendevo una sigaretta e regalavo un pò di brio, senza mai riuscire ad aspirare.
Cosi' quando gli enormi occhi azzurri di Cecilia si dilatano tristemente, io non dico piu' una parola, cerco con lo sguardo il suo pacchetto di sigarette, ne sfilo una e la metto in bocca. Il giorno in cui non sorriderà piu' neanche a questo, mi gelerà il sangue.
Credo che l'inizio di questo mio vizio ed il volo di un asino siano quotati in ugual modo.
Ci sono dei giorni in cui una sigaretta al mondo gliela strappo.
Seduta su una poltrona immaginaria, lo sguardo perso nel vuoto, il silenzio come unico sottofondo, immersa in una nube grigiastra e puzzolente di fumo, m'illudo di punire il mondo con la mia incoerenza.
Se per legge naturale un piccolo contenitore non può ospitare qualcosa di piu' grande, se il marsupio di un canguro non può proteggere che un cucciolo di canguro, se i frutti piu' pesanti nascono in terra, perchè l'uomo deve tollerare carichi di dolore e frustrazione cosi' pesanti?
Ritmi di lavoro insostenibili ma anche ritmi di superficialità, sofferenza, paure, insoddisfazioni soffocanti incalzano.
Il mondo danza la morte.
Eppure annuncia la vita.
Piu' vorresti andare via, meno lontano le gambe corrono.
Come paralizzate.
Nel terrore che la fuga sia beffardamente il ritorno al punto di partenza, che quella morte, spirituale in primis, si riproponga leopardianamente alla fine di una lunga, estenuante corsa, nel deserto raggiunto.
Quando il tormento incombe cosi' cruentemente è sempre "via" che vorrei andare, quel "via" cantato da Claudio Baglioni, scoperto al primo anno di università, quando prendere coscienza è stato devastante, prima ancora che liberatorio.
Quel via che non si sa mai dove si trovi, ma che poi capisci è semplicemente restare dove sei, nel'attesa che qualcuno venga ad asciugare le tue lacrime o, forse meglio ancora, che si asciughino da sole, mettendo in pratica faticosamente un primo cambiamento.
Mi rendo conto sempre piu' spesso che la soluzione sta quasi sempre nel problema e che prima o poi ci vedrai la chiave per risolverlo.
Sarà faticosissimo, cadrai tante volte, fino a quando finirai cosi' in basso da dover guardare per forza piu' in alto.
E, cosiccome dopo essere stato felice, la normalità sembrerà come una caduta dal paradiso all'inferno, ad un certo punto la vità, cioè il purgatorio, apparirà serafica.
L'attesa è estenuante.
Il dolore di oggi sembra sempre lo stesso di ieri, forse perchè si presenta con la medesima intensità, e nell'attesa..."via" è sempre l'unico posto in cui sarei andata allora e andrei oggi...
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