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Autore: Alfredo
X

Abstract: La musica resiste al tempo e sopravvive alle molte vicissitudini della nostra esistenza.
Riferimento: X
C’è chi dice che sia il caos a governare le nostre esistenze. C’è chi le chiama “coincidenze” oppure semplici circostanze. Fatto sta che accadono delle cose che non ti aspetti, piccole cose soltanto, scemenze, certo, ma significative. Ero al parcheggio del supermercato con cinque buste stracolme da infilare in macchina. Il carrello, lasciato a se stesso, tendeva a scivolare via per il terreno in pendenza. Nel frattempo un ragazzo nero cercavo di vendermi degli slip e dei calzini, dicendomi che era roba di prima qualità. Non lo metto in dubbio, pur tuttavia mi trovavo un po’ impicciato e non potevo, almeno in quel momento, dargli retta. La mia automobile era stretta a sandwich da altre due lateralmente, che mi impedivano di aprire come dovevo lo sportello. Ecchecavolo, ma che si parcheggia così? Riesco infine a caricare tutto nel portabagagli, ma devo prima fare un po’ di spazio perché ho dimenticato in macchina una pila di giornali che devo gettare nel cassonetto differenziato (mi raccomando, differenziate e fate differenziare!). A un certo punto inizio ad avere un controllo almeno parziale della situazione, quando si avvicina stracolmo un signore con due bambini al seguito (di cui uno, il più piccolo, recalcitrante e l’altro piagnucoloso). È il proprietario della Punto bianca di fianco alla mia, una di quelle che mi restringe lo spazio di apertura della portiera. Sto per dirgliene due, ma l’affanno in cui si trova mi fa demordere. Poraccio, penso, questo è più incasinato di me. Entro a fatica in macchina, lui nemmeno mi degna di uno sguardo. Ficca dentro i bambini, apre il portabagagli, ci “incarca” le buste. Infine entra in macchina e inizia la manovra. Io, nel frattempo, mi sono seduto al volante, ho inserito al suo posto la “mascherina” del lettore Mp3 e questo si è messo subito a suonare a palla. C’era dentro un CD con vecchie cose degli anni Ottanta, Ramones, Dead Kennedys, i primi Police punkettari, Iggy Pop. Ora sta girando, in particolare, il primo LP degli X, un fenomenale gruppo di Los Angeles, la risposta della città degli angeli alla Frisco dei Kennedys. Roba veloce, grintosa, ispirata anche dai Doors. Mi pare che Ray Manzarek abbia prodotto il disco, suonando pure in qualche brano. C’è anche una cover di Soul kitchen. Parlo di una produzione di trenta anni fa, mica ieri, notevole ma dimenticata dai più, se non da pochi e selezionati 40-50enni nostalgici e di buona memoria. In termini percentuali e statistici, quanti ce ne saranno di costoro? Se pensiamo che trenta anni fa gli “X” non entrarono nemmeno in classifica (ovviamente) e che non furono campioni di popolarità…..
Insomma, si parla di un fenomeno musicale buono ma limitato nella diffusione, almeno in Italia. Eppure, mentre sta girando la prima traccia, Johnny hit and run Paulene, l’altro automobilista, quello afflitto da figli riottosi e buste della spesa in sovrannumero, ha un momento di stasi e di incertezza. Sembra quasi rallentare la manovra. Me ne accorgo subito, perché io stavo attendendo che lui facesse retromarcia per farla anch’io. Mi sto perfino spazientendo dinanzi alle sue lentezze e incertezze. Do un leggerissimo colpetto di clacson, mi attendo che si incavoli un po’ per questo, e invece quasi mi sorride. Sic! Anzi, smette di fare marcia indietro, rientra in parcheggio (e mo’ che vole?), fa scendere il cristallo del finestrino, mi guarda (è un signore calvo, grassoccio, sembra un commercialista) e fa: “X”. X, cioè "pareggio"? Penso: in che senso? Poi capisco e mi rendo conto che stanno suonando gli “X” e lui sta accennando al brano, mi vuol dire che lo conosce. Si, gli rispondo, sono gli “X”, già... (E sbrigate a fa’ retromarcia… penso). Ma lui accende il suo stereo, sorride, mi fa un cenno come per dire senti un po’, e partono anche lì gli “X”. Clamoroso! Mi dice che pensava di essere l’unico ad ascoltarli ancora… No, no, gli rispondo, siamo almeno in tre, c’è anche mio fratello… Sorridiamo, lo perdòno persino di avermi stretto la macchina in parcheggio. A quel punto scendiamo e ci salutiamo, e riesco pure a vedere meglio la sua fisionomia. Si, sembra proprio un commercialista (con tutto il rispetto). E infatti! Me lo conferma lui stesso in seguito. Solo che, guardandolo ora più accuratamente, mi ricorda pure vagamente qualcuno. Mentre mi dice della sua passione per il punk americano di quegli anni, io lo studio intensamente, sino a che mi scatta in testa una lampadina. Si! Come no, è lui! Certo, un po’ invecchiato, decisamente ingrassato, lievemente calvo…ma è lui, ne sono certo. Senti un po’, gli dico interrompendolo, ma tu sei quello con i capelli viola alla mohicana, il bassista che teneva lo strumento con la cinta lunghissima, poggiato quasi sulle ginocchia e menava sulle corde come un forsennato… Si, si, sono io, mi risponde, ma ci conosciamo? Quando ci siamo visti?... Quando? Ho suonato una volta a Castel S. Angelo, e tu ti eri esibito prima di noi col tuo gruppo. Ahò, sto a parlà de 30 anni fa eh? … Trent’anni? Forse più. Ma guarda un po’, e tu chi sei?... Io sono il batterista di quelli che facevano jazz alternativo… Quelli? Ma non mi dire, quei presuntuosi? Scusa eh, ma lo sembravate proprio, senza offesa (ride)… No, no, l’eravamo proprio… Aspetta, però, riconosco che facevate ottima musica, solo che non era proprio nelle mie corde, a me piaceva il punk, il rock compulsivo, istintivo, ciavevo in corpo ‘na rabbia… E oggi che fai? Suoni ancora?... No, non suono più, ascolto tanta musica, però non posso più suonare, sai il lavoro, i figli, la spesa alla Conad…ah, ah… Si anch’io ho appeso le bacchette al chiodo, come si dice… Gli “X” mi piacciono sempre, e ci sono delle band che mi ricordano quegli anni bellissimi. È musica che mi tiene stretto alla mia gioventù, la sento e mi sembra di ritrovare me stesso... Si, è così anche per me, quando mi capita di ascoltarli in macchina salto ancora sul sedile, chi mi vede ai semafori pensa che io sia un po’ scemo… Be’, ora però devo andare, il grande deve andare in piscina e faccio tardi. È stato bello esserci conosciuti… Si, infatti, è stato bello… Ti do il mio numero di telefono, magari… Si bravo, ce lo scambiamo… Chissà che non si torni a suonare, una jam insieme in qualche sala, no?… In macchina i due bambini intanto se le danno di santa ragione. Adesso vengo è vedete che vi succede, dice lui… Ok, buona fortuna… Già, buona fortuna anche a te… Si, ce ne vuole davvero…
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