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Autore: ismael

il negozio
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Abstract: mutamenti di mercato

Riferimento: Thin White Rope


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L’ultimo negozio in cui ho comprato qualche disco non se la passa bene, ed è forse per questo che il proprietario è micragnoso e ladro. Se ne sta al pomeriggio seduto sui gradini davanti all’ingresso, brizzolato e attento come un cane da punta, su una strada che un tempo era affiancata da un canale puzzolente in cui scorreva smalto per ceramica, ora interrato, di fianco a una piazzetta dove stanno una banca e quello che una volta era un cinema porno e adesso è un cinema normale. Sono mutamenti di mercato. Il negoziante sta seduto, con l’aria affilata di chi giudica e scruta: clienti potenziali che smontano dall’auto, ma tirano dritto e vanno al bar, oppure attraversano la piazza per andare a fare bancomat, ma poi tornano e non si fermano da lui, rientrano in macchina. Lui resta seduto sui gradini. Ma se lo guardi in faccia e ti avvicini si alza in piedi. Non si capisce che tipo di cultura musicale abbia - una volta i negozianti li riconoscevi in base alla comunanza dei gusti, come fratelli più grandi o dispensatori di cultura, a certi davi fiducia e a certi no. Lui non è di quelli che riconosceresti. Potrebbe essere un ex bullo dei parà, un ex ligera donnaiolo e inaffidabile, o un tecnico frustrato dalla vita in un appartamento con poche finestre e pieno di soprammobili che non ha scelto lui, ma la moglie con con la quale ha rinunciato a litigare. Magari ha una figlia. Non puoi saperlo. Ma lui appena entri ti ha già riconosciuto, anche se ti ha visto solo un’altra volta. Ti ha registrato. Ricorda i minimi dettagli. Prende in mano l’ultima cosa uscita di Nick Cave, dei Sophia o dei Tindersticks, e si avvia alla cassa dicendo: “A posto così?” sapendo già che eri entrato per quello. Con chiunque si comporta in questo modo, indipendentemente dai gusti. Nelle vetrine ha Nek e Ligabue, in sagome grandi di cartone. A volte quando entri lui non c’è, è rintanato nello stanzino interno, nascosto da una tenda azzurra; sta discutendo a voce alta con suo padre, che è molto vecchio e non si affaccia mai di qua. La porta non tintinna, ma lui sente. Tronca col padre e viene a servirti. Per pochi centesimi può farsi compatire. Sta sicuro che se spendi 90 euro e 15, impazzisce per trovarti i 9 e 85 di resto. Una volta gli ho scovato fra i vinili, nei cassettoni chiusi in cui non guarda mai nessuno, un doppio dei Tuxedo Moon, che era lì da quindicianni, e la targhetta appiccicata sulla copertina, in lire, mostrava un prezzo molto basso. Anche lui ha visto che costava così poco, mentre il disco in mano ce l’avevo ancora io, e ha detto subito, vantando la rarità dell’edizione, che il prezzo doveva “esserci finito attaccato” per sbaglio, tipo scivolato sopra da un altro vinile; però quando gli ho dato il disco in mano, si è accorto che il prezzo non era attaccato sulla busta trasparente che lo rivestiva, ma direttamente sul cartone, e con la pervicacia di anni; ha finito i giri di parole molto prima di riuscire a grattar via quell’etichetta che sembrava cementata, e lui ha taciuto, e gratta, gratta, concentrato, è venuto via anche un pezzetto di stampa, la copertina si è un po’ strappata, ma lui non ha fatto una piega: “Sono Venti euro”, ha detto. Fa sempre dei numeri così. Un mio amico un giorno è entrato che c’era il padre anziano, si è preso un CD doppio e l’ha pagato come un singolo, è venuto fuori che godeva e ha detto: “Valga per tutte le altre volte”.

Comunque, negli ultimi anni non compro quasi più un disco. Ai libri e ai fumetti non ho rinunciato, ai dischi sì. Scaricare mi sembra sacrosanto. È un modo per conoscere qualcosa; se poi ti piace davvero, in seguito puoi anche comperarlo, magari al concerto del gruppo stesso: vendita diretta senza intermediari, che il gruppo ci guadagna anche di più, e comperare un disco sull’onda emotiva del concerto è anche più bello. Per altri versi, scaricare sostituisce l’ascolto che una volta si faceva al negozio, ma con minor fatica e spreco di benzina, e più attenzione. Non si può fare altrimenti. Se dessi solo retta alle recensioni, comprerei dei dischi che una volta sentiti, mi sentirei in colpa per aver buttato i soldi. Ai concerti ci vado, per un biglietto i soldi li spendo volentieri, e magari un disco, al banchetto, lo compro. Tanto, quanti gruppi veramente toghi, di musica non sono mai campati. Per loro cambia poco. E invece, per dire, a vedere Ramazzotti che si fa compatire da Fazio, in televisione, usando quasi tutto il tempo a sua disposizione per pubblicizzare una chiavetta USB contenuta nella confezione del suo ultimo album, spiegando al pubblico come funziona, come un commesso dell’Unieuro, c’è del gusto. Che poi dopo tre mesi all’Unieuro non gli rinnovano il contratto, aver a che fare tutto il giorno con la gente, gli fanno, ci vorrebbe anche una bella voce.



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