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Autore: kostik
Probka

Abstract: stavo in macchina, in coda e ho pensato di scrivere questo
Riferimento: Black Rebel Motorcycle Club - 666 Conducer
Tra le folte file di macchine ti rendi conto d’essere esausto. Si respira a fatica, non aria, ma strani odori densi e soffocanti. Ed è la stessa cosa se lasci aperto il finestrino o lo chiudi. Se ti accendi una sigaretta ti fa meno schifo di quella puzza di benzina nauseante che c’è dentro ogni macchina di stampo sovietico: sempre problemi con la carburazione. Sembra di stare al benzinaio. Si procede lentanemnte, e in 20 minuti non si fa che qualche centinaio di metri. E si pensa spesso, sarebbe stato meglio andare a piedi o prendere la bici. Ma come si fa d’altra parte dal centro arrivare allo MKAD a piedi, con tutte quela strade a 5 corsie per senso di marcia, o peggio prendere la bici. Ti tiranno sotto senza che tu te ne accorga. La moto è la stessa cosa. E’ per avventurieri. E’ una città che pochi conoscono Mosca, al di là di chi ci viene, per affari o per piaceri. E’ una leggenda piena di misteri. Non è come New York, stereotipata da decenni, conosciuta benissimo pure da chi mai ci ha messo piede. Qui è diverso. Quasi nessun film ci ricorda di queste strade d queste vie, e se si guardano le tonnellate di pellicole sovietiche che si tiene a casa Ghezzi, si vede un’altra città, la piazza rossa è una delle poche cose che non sono cambiate qui. E pensare soltanto che c’è gente che si fa questi 20 o 30 km al mattino e alla sera. 3 ore all’andata, e altrettante al ritorno. Pare impossibile. Eppure ogni giorno la storia si ripete. Tutti stanno in fila, molto ordinati, e attorno, ci sono i più nervosi e disperati frettolosi, che con incredibile prezzo si pagano due o trecento metri di vantagio ogni mezz’ora. Bisogna essere maestri per fare quello che fan loro. Non si guarda in faccia nessuno quando si cerca di andare avanti a tutti i costi. Il vero lavoro alla fine è arrivare al lavoro e tornare a casa. Per chi abita dietro lo MKAD; la vita è un inferno. Cazzo, davvero un inferno. Stare dentro quella macchina, ore e ore. Qui la gente è scema non accende manco l’aria condizionata – finestrino giù e la vita va bene così. Occhi vuoti, puntati verso la fine della fila che non c’è di fatto. Quando dicono alla radio del traffico nelle varie parti della città: anello stradale Sadovoe, 3° anello, MKAD, prospetto Leninskiy, Tverskoy Boulevard – fa tutto così ridere. Basta dire Mosca è ferma, e si è detto tutto. Qui si dice “stoit”. Io di passaggio, da queste avventure in coda, dopo ore interminabili dentro macchine sporche, con radio rincretinite che fermi per strada e usi da taxi, ritorno come rimbambito. Non sento manco che respiro, non sento nulla, mi lacrimano gli occhi e mi fa male la gola, ho un vuoto dentro. Ore senza fare nulla perché l’unica cosa che ti viene da fare è aspettare guardando la fila. Qui le code le chiamano tappi. Tappi duri da cavare evidentemente. Probka. E pensi, pensi, perché tutti sti coglioni di moscoviti non salgono su in morotino o in bici. Ma è come chiedersi perché stanno d’inverno con le finestre aperte, e il riscaldamente acceso, per far meno caldo preferiscono aprirle che mettersi un sistema autonomo, tanto pagano uguale. E non mi chiedete perché ma mi viene in mente sempre 666 Conducer dei Black Rebel Motorcycle Club. Ogni tanto passa qualche outlaw sulla harley, sono dei miraggi che presto spariscono tra le molte file di macchina. E non provi altro che invidia. Non sono mai stato seduto davanti in macchina. L’autista lo vedo sempre di spalle. Fuma tranquillo. Pensa alle sue mosse. Alla fila vincente. Perché nella coda ce ne sta sempre una. 2 ore di coda, 5 km. Ciò che si prende come ricompensa sono 300 rubli, poco meno di 10 euro. E’ uno scemo direte. Ma guardategli gli occhi e pare una persona intelliggente, e forse lo è. Colazione in terrazza con vista Cremlino, di domenica vi costerà 5500 rubli, sono 100 euro abbondantemente superati. Io ho paura di salire in macchina, in quella “khach mobile” come chimano i vecchi Jiguli, nonché fiat sovietica di stampo Togliatti. I Khachi, termine dispregiativo, indica un tizio che viene dal Caucaso, che guida uno di quei catorci che da noi non si prenderebbe mai nessuno. In macchina loro è come da benzinaio, e loro non fanno altro che fumare tranquilli, parlandoti della Russia che è sulla buona strada per far storia negli Europei di quest’anno. Tu li dici l’indirizzo e il prezzo, e loro ti dicono si o no. Alla fine ci perdono comunque. Se dicono sì, stanno in coda 2 ore minimo, se dicono no, perdono il cliente. Che vita dimmerda. Quando ti allacci la cintura, o la cerchi solo con lo sguardo, perché di solito non esiste in quelle macchine, ridono e dicono, calmo amico, che tanto per strada oggi non ci stanno controlli. Che città di pazzi. Come si fa a vivere qui. Questa non è Europa, non è Asia, questa è Mosca. Dove si canta di fighe, di belle macchine, di montagne di coca, di soldi. Cose a cui ci si fa abitudine presto. Quando sto in coda, ogni tanto mi piace guardare le persone che stanno nelle altre vetture. Che tensione che c’è ovunque, tutti stanno fermi e in tensione. Si guardano, si controllano a vicenda, affinché nessuno cerchi di rubare un solo metro d’asfalto. Che sguardi vuoti, Aspettano venerdì sera per prendere la stessa macchina che usano per andare a lavorare, per partirsene verso le Dacie, nei dintorni della grande città.Piccoli sprazzi di verde, in mezzo a fabbriche, centri commerciali usciti da un film sul futuro, foreste trasformate in discarica, 4 aeroporti internazionali. Eppure, la Dacia, è un piccolo rifugio di verde, dove arrivi quando ormai fa buio, e qui in giugno la luce c’è quasi fino alle 23:30. In una casa con un sacco di cose vecchie, senza bagno, senza comfort. E ti senti finalmente una persona viva. Prendi il narghile, il vino dalle cantine di Montefiore, e la tua bella ragazza, dai capelli scuri e occhi chiari, ne verdi ne blu. E che vuoi di più dalla vita. Ed ora davvero puoi dimenticare l’incubo delle file di macchine. Relax, a suono dei mitici della banda di Marlon Brando. Oggi suonano al Б2 di Mosca. Ingresso 50 euro e passa. Auguri.
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