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Autore: VeraJ
Tlack!

Abstract: Non è il titolo di una canzone dei Sigur Ros, ma il rumore dello sportellino di un cellulare che si chiude.
Riferimento: Antony & The Johnsons
Giulia chiuse lo sportellino del cellulare che mandò uno schiocco sordo. Come a ricordarle di quanto fosse inutile continuare a cercare un messaggio o una chiamata perché tanto non ce n’erano e (forse) non ce ne sarebbero stati. Era bello il telefonino nuovo. Alla moda. Con lo sportellino a specchio fucsia e l’obiettivo della fotocamera che la fissava come “l’occhio” di Hal 9000. Faceva le fotografie a chissà quanti megapixel, brevi video, leggeva gli mp3, aveva la connessione bluetooth e l’accesso ad internet. C’era anche il Sudoku. L’ultimo grido.
Peccato che lei non avesse nessuno a cui scattare fotografie o fare piccole e stupide riprese da riguardare di tanto in tanto. Non avesse nessuno, o forse non ricordava di avere qualcuno, a cui mandare mms colorati o semplici messaggini. Da quanto non ne riceveva uno? Non ricordava. La memoria del telefono era vuota perché l’ultimo messaggio ricevuto, forse tre mesi prima, era del suo operatore telefonico che, probabilmente impietosito dalla scarsità di traffico, le offriva una tariffa vantaggiosissima se si fosse iscritta ad una chat in cerca di nuovi amici. Si era messa a ridere (amaramente) pensando a quanto in basso fosse caduta se anche dagli sterili uffici di una multinazionale le arrivava una richiesta così pietosa. Ma non era pietà, erano semplici affari. Non era nemmeno capace di far guadagnare la sua compagnia telefonica. Fu quasi sul punto di accettare l’offerta, ma all’ultimo rinunciò cancellando il messaggio. Sarebbe stato patetico cercare nuovi amici in quella maniera, come un’adolescente. Lei che l’adolescenza se l’era lasciata alle spalle e da un pezzo. Non scherziamo, sarebbe stato ancora più patetico di come già si sentisse. E poi lei non voleva nuovi amici. Almeno era questo che si era imposta di credere. L'ultima telefonata che non fosse quella di sua madre che le ricordava il pranzo della domenica o se, sempre per cortesia, se hai tempo, se non ti è di troppo disturbo poteva farle qualche commissione, l'aveva dimenticata. Se non fosse stato per sua madre o per un’eventuale futura necessità o emergenza non avrebbe speso tutti quei soldi. Ma non era il pensiero della spesa che le faceva chiudere lo sportellino con un gesto stizzito, quasi rabbioso. Ciò che la innervosiva era quel continuo cercare un segno di vita dentro quel display luminoso. Era l’aprire il telefono che la faceva star male. Un gesto diventato ormai meccanico. Prendeva il telefono, lo apriva (e dire che non c’era una scintilla di speranza in quel gesto sarebbe una menzogna), fissava qualche istante lo schermo e poi richiudeva. Ormai era diventata così esperta che riusciva a farlo con un solo dito. E lo schiocco finale la faceva quasi sobbalzare; la risvegliava dall’illusione riportandola a terra. E la delusione diventava rabbia. Rabbia contro se stessa per essere caduta nuovamente in trappola di quell’illusione. Rabbia contro la sua stupidità, l'orgoglio e la debolezza che le avevano fatto perdere tutto quello che aveva lentamente e pazientemente costruito. Poteva incolpare solo se stessa se non aveva il coraggio di premere quei piccoli tasti ed essere lei a fare il primo passo. Un passo verso un nuovo inizio. Ma non se la sentiva, non aveva più il coraggio di far sapere al mondo, al suo mondo, che lei c’era ancora. Forse il suo mondo non c’era più o se c’era si era dimenticato di lei ed ora non la voleva più. Ma la verità era un’ altra e Giulia lo sapeva bene; inutile prendersi in giro. Era stata lei a chiudere la porta in faccia al mondo. E se avesse voluto avrebbe potuto riaprire quella porta, quando e come voleva. Ma lei aveva perso il coraggio di ricominciare. Per questo si odiava.
Comunque i soldi spesi in quell’aggeggio non erano stati un investimento del tutto fallito. Poteva sedersi su una panchina, infilarsi gli auricolari, accendersi una sigaretta e guardare la gente persa nelle proprie faccende, mentre Antony le sussurrava all’orecchio: “Sono molto, molto felice. Per favore, feriscimi”.
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