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Autore: Cigarette_Smoke
e cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero?

Abstract: riacquistiamo la sensibilità che abbiamo perduto. riprendiamoci indietro il tempo che ci hanno fregato. spacchiamo i muri, sbattiamo i piedi, battiamo la testa. come se non fosse accaduto niente, facciamo finta di riapparire dopo un lungo viaggio portando indietro in una tasca il momento giusto che avevamo conservato
Riferimento: le luci della centrale elettrica
rompiamo questo silenzio durato tre mesi per fare gli strafighi e darsi qualche aria, venendosenefuori con questa scusa della crisi mistico-letteraria. come uno scrittore o un musicista che se ne viene fuori con un nuovo album etichettato come rivoluzione dell'anno. perchè l'anno sta per finire, però c'è tutto il tempo per fare un piccolo resoconto accumulando granelli di sabbia dentro la maledetta clessidra del tempo perduto.
programmi per il mondo:
se ieri ancora riuscivamo a pensare, adesso hanno inventato qualche marchingegno che permette di fare carneficina delle nostre elucubrazioni mentali e qualcosa che sminuzza i cari pensieri dentro un tritarifiuti. a volte penso, ed è già tanto. ieri è capitato che, ahimè, dovessi anche io tirare le somme di un periodo un po' lungo, un po' breve, un po' così.
finestrini, luci di macchine, patenti sudate, telefonate di cui non frega un cazzo a nessuno. nonne che guardano le previsioni del tempo come ragazzini tredicenni davanti ad un film porno, fratelli che guardano roba su red tube come fossero bambini davanti ad un negozio di caramelle, bambini a cui non frega niente delle caramelle ma che vogliono solo il loro gormita (o gormito o gormite, qual dir si voglia) o la loro fatina mignotta o un autografo del tizio non meglio identificato come quello di ai-scul-miusicol.
facciamo finta, per un momento, di non esserci. o di tornare al 1997, alle pretese di una generazione x che sapeva a memoria i nomi delle spice girls e sapeva bene come usare il cristal ball.
io non me la sento, se ci penso, questa noia sulle spalle.
un mese fa una ragazza si è suicidata. io sapevo chi era, lei mi conosceva, ma non è questo il punto: i baustelle avevano detto spiegato perchè una ragazza di oggi può uccidersi, le luci della centrale elettrica avevano specificatamente sputato in musica e parole quello che ormai ci chiediamo noi riot-emo-punk-alternative-truzzi diciottenni di ogniddove e di ognittempo. sta di fatto che, lei non se lo chiede più. e mi sconvolge il pensare di non poter pensare. il poter privarmi di dire di non essere libera di dire quello che voglio dire.
perchè organizzare stupide feste il 28 dicembre, darci un taglio col passato e coi capelli, smettere di darsela a gambe davanti alle consuetudini da marciapiede, perchè il quasi scopare e l'essere esperta di piercing genitali mi fanno sentire meglio, ma non più grande. perchè, forse, io ho sempre 15 anni e un giorno. perchè il mondo va a rotoli, la gente muore, tutto va storto, i bambini in africa muoiono di fame e io mastico una gomma mentre parte across the universe.
ci vorrebbe il vento di quest'estate, quel vento buono che porta nel suo sacco di polvere lo schifo che viene accumulato sotto le scarpe e dentro le orecchie, il buongiorno che si vede dal mattino e tutte quelle assurde promesse che pretendo di farmi prima di cominciare a mettere la testa dove deve stare.
è solo che avrei voluto che tu fossi qui a vedere com'è bello lamentarsi della pioggia la domenica, delle scarpe rosse che spaccano i piedi, dei capelli che non stanno mica così bene. del cielo. delle stelle. dell'amore, del sesso, del culo di quel fesso che porta le mutande d&g. e tu non ci sei più.
vedere la fine in metropolitana? a che serve. qua, dove sto io, non ho la minima intenzione di vedere cartelli con la scritta fine. solo pit stop da cui si riparte meglio di prima, più veloci e ubriachi, un po' come accade il primo dell'anno. come accadrà domani.
cosa cazzo ti sei persa. ci rivedremo, dici?
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