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Autore: Alfredo

Dio mio no
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Abstract: Lo scandalo è ormai soltanto un elemento di marketing, nemmeno il migliore. Conta di più, secondo me, la qualità musicale, la ricerca, l'innovazione, una certa libertà dalle regole di mercato. Questa musica libera e innovativa davvero ci sconvolge, ci tocca l'animo, questa è la musica che ci piace.

Riferimento: Lucio Battisti


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"Dio mio no" non ce la fecero sentire né in radio né in Tv. Il bello era che si piazzò persino in Hit Parade, per essere solo citata da Luttazzi, dopo di che si passava ad ascoltare il brano successivo. Semplicemente la canzone era stata censurata, cancellata, messa a tacere perché descriveva una scena di seduzione. Chissà se la canzone facesse “scandalo” davvero. Più che altro turbava, così dicevano, il comune senso del pudore. A risentirla oggi, si ha come l’impressione che altre fossero le ragioni della censura. Per esempio, che fosse proprio la donna (non l’uomo!) a tentare la seduzione: una cosa che forse parve davvero inconcepibile. E poi il titolo: citare Dio fu probabilmente considerato blasfemo. In ogni caso, lo scandalo non fu così evidente (o almeno i pochi e fortunati ascoltatori del brano non ne parvero allora sconvolti), fu più evidente il conflitto tra quei tempi storici e lo stile musicale (sette minuti di canzone, sempre lo stesso accordo!), la storia raccontata (“scabrosa” per modo dire: lei alla fin fine indossa il pigiama!), la scelta di non privilegiare certi moduli commerciali (c’è chi dice che "Amore e non amore" possa essere quasi considerato l’incipit del progressive italiano). E poi il brano restò chiuso nei cassetti della “Numero 1” per oltre un anno, perché i discografici erano indecisi se le canzoni fossero o meno adatte al mercato. Alle regole del mercato, più che a quelle della morale pubblica, credo.

Scandalo? Censura, più che altro. Lo scandalo è un fenomeno soggettivo, personale. La censura, invece, è un fatto terribilmente oggettivo. Non credo nemmeno che Battisti volesse turbare gli animi più di tanto o sconvolgere nell’intimo. Penso che gli intenti artistici (sperimentare cose nuove, per esempio) alla fine prevalgano sempre sui codici morali, e nessuno intenda “scandalizzare” per partito preso, e nel caso pure lo facesse, questo atteggiamento travalicherebbe il significato principale dell’operare artistico, che non è quello di violare norme morali, piuttosto cercare forme artistiche nuove e sempre più efficaci, forzare i linguaggi, sperimentare nuove opportunità. Ossia, sconvolgerci dentro con la musica, non con la trasgressione pura.

E poi andate ad ascoltare "Dio mio no". Scandalo? Non è affatto il primo pensiero che viene a mente, tanto più a quasi 40 anni dall’incisione. Colpisce invece la qualità artistica. "Dio mio no" è bella ed attuale. Accanto a Battisti c’è il fior fiore dei musicisti: la futura PFM eAlberto Radius. Sembra che il tempo non sia passato. Ieri l’ho riascoltato una decina di volte di seguito: un bellissimo tormentone. Un solo accordo per sette minuti. Flavio Premoli che giganteggia alle tastiere. Le chitarre che aprono davvero nuove frontiere. Ritmica incalzante. La sperimentazione che tenta di violare il sancta sanctorum dell’industria culturale, per costruire equilibri stilistici più avanzati. Qui scattò la censura, contro queste provocazioni culturali, più che contro le provocazioni morali.

Battisti fu anche uno sperimentatore. Ma lo vollero soprattutto come (grande) esecutore di canzoni d’amore (splendide a loro volta). "Dio mio no" e "Amore e non amore" restano lì a testimoniare un colpo di coda dell’industria culturale verso i prodotti culturalmente trasgressivi, non “immorali”, ma semplicemente freschi, innovativi, o fuori dalle regole di mercato. Anzi, la presunta immoralità, lo scandalo, i pruriti, il sesso urlato dai microfoni o inscenato sul palco, alla fin fine funzionano molto bene per vendere. “Sesso, droga e rock’n roll” è un ottimo programma di marketing, altro che. Se c’è uno scandalo è proprio aver considerato scandaloso un brano che apriva nuove frontiere musicali e ancor oggi funziona benissimo all’ascolto.



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