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Autore: Brina_z
"Andiamo da Godano" (cit.)

Abstract: Concerto dei Marlene Kuntz. Canterei il bene che vi voglio.
Riferimento: Marlene Kuntz
Quando io li ho sentiti la prima volta erano già più Marlene che Kuntz. Forse il primo cd in assoluto che mi ha regalato un ragazzo, e io conoscevo più Skin che i Marlene, ed era un cd illegalissimo scaricato canzone per canzone dal fu Napster con un 56Kb, il che vuol dire sudato in una lunga settimana, in tempi in cui se uno si fosse fatto due conti gli sarebbe convenuto lavorare per comprarselo il cd, e tutto per farmi contenta, pensavo io.
Insomma, io pensavo che quella fatica fosse una cosa un po’ significativa. Non che lo pensassi, ma lo davo per scontato, tanto quanto davo per scontato che nella vita tutto significasse qualcosa. Primo misunderstatement del protocollo, amica mia.
Ma tant’è, da quel momento l’amica mia prese a cantarmi spesso che non c’era contatto di mucosa con mucosa. Eppur io ero totalmente infettata dai presunti significati scontati.
Il loro ultimo concerto è stato proprio come io ricordo che fossero per me quando li ho sentiti la prima volta con quel cd. Molto diversi da come li ho sentiti, poi, nei concerti sudoriferi che seguirono quel cd e quel primo amore, e nella scoperta di loro attraverso i cd precedenti, e nel mio essergli morbosamente attaccata anche nei cd seguenti, sebbene ormai li avessi persi, e non mi significassero più molto. Però anche da persi, Marlene era un nome che mi piaceva moltissimo. E Cristiano un uomo che mi piaceva moltissimo. Allora tant’è che andai pure a un incontro con Godano in un’auletta di Sociologia, dove lui avrebbe dovuto parlare di che cos’è la poesia e di come scriveva le sue poesie. Mi ricordo nitidamente che, in quel momento, in mezzo a sparuti sociologi un po’ sfigati, che ancora non avevano capito che loro studiavano il logos della società e non il logos della “ciocca di capelli che sfiora la spalla in un certo modo e non in un altro” (cit.), in quell’auletta mezza vuota, io pensai che Cristiano Godano fosse poco interessante, e immorale. Immorale come gli affitti di Roma, immorale come la bellezza che lui canta, ma solo come la canta lui, immorale come noi che ridiamo a sentire Travaglio, immorale come chi pensa che si possano eludere i significati, immorale come il protocollo, amica mia. E infatti pure Godano, nel suo libro, ha solo elevato il protocollo, proprio quello a cui dobbiamo stare attenti noi per non sembrare pesanti, quello che non dobbiamo violare noi per non incorrere nel rischio di essere fraintesi, quello che scioltezza fa rima con giovinezza, e anche con “cazzoni” (cit.), quello che risponde ai bisogni di quelli che non sanno dove mirare, semplicemente. Ah se sapessero che, niente di meno che, Cristiano Godano! ha dato loro una giustificazione sublimata da poesia. Ha solo sublimato quel protocollo, che tanti poveretti non riescono neanche a spiegare a parole loro.
C’ho pensato tutta quella sera a come Godano potesse passare, e con un certo compiacimento, la sua vita a pensare a faccende come le ciocche di capelli. Poi mi arresi, dando per scontato che forse quella era poesia. E quindi a me, che allora facevo ingegneria, meravigliosa straniera. Poi, di quei tempi, anche il mio fidanzato da sociologo decise di diventare poeta, e sinceramente io credetti di più alla sua poesia che a quella di Godano. Mi rassegnai al fatto che per me la poesia non erano più i Marlene Kuntz, li trovavo semanticamente tronfi e sostanzialmente fieri, invece di dubitare. E di darsi. Come poi infatti spiega bene Godano qua e là con il suo ostentato programmatico succhiare.
Decisi che anche ingegneria era immorale, però Il Vile mi stette molto vicino, vicinissimo di notte soprattutto. Ma a parte quello, davvero non mi significavano più nulla nè Godano nè Marlene.
Poi successe recentemente che una persona mi ripetette per mesi “andiamo da godano” come un karma per calmarsi e un monito per indicarle la strada, e allora ci andammo veramente da godano, in quasi limousine bianca per l’esattezza, sedute e non sudanti, e io rimasi abbagliata. Sul palco era ormai solo lui, i Marlene non li ha mai nominati, suonavano sì ma nessuno li ha visti. Solo lui, sparato verso il pubblico, con le sue chitarre, tante quanto furono le canzoni, ancor più sparate. Suonava puntandole, perfettamente perpendicolari a noi, sembrava sparasse al cielo. Lui anche era seduto, e si contorceva vibrava era tutto un nerbo che sferzava. L’ho trovato molto sessuale, e non perchè quando ha parlato ha usato le parole –sensuale- ed –erotica- almeno tre volte l’una, le uniche parole che abbia pronunciato in verità. L’ho trovato sul palco un meraviglioso “cazzone” (cit.), a dispetto del fatto che cantava l’impotenza, che cantava il bene che vorrebbe, che cantava presentando le sue canzoni con le parole sensuale ed erotica. L’ho trovato maestoso, proprio come piacerebbe a lui. Ma penetrante questa volta. Sempre come piacerebbe a lui, ma come non era per me. Poi, finita la musica, proprio come “una volgare teenager” (cit.), come mai nella vita avevo fatto, con la vergogna di quando rubavo i foulard con i pois rossi e bianchi per la mia amica lontana ma straordinaria uguale, ci mettemmo ad aspettare Godano sul retro alla fine del concerto, perchè dovevamo fare una cosa. Che fu fatta. E incantevolmente Godano non era più quell’arma del palco, non era più sparato, ma morbido, per nulla destabilizzante, ma infondente calma e fondente significati.
Non so cosa e chi, e quale e di chi poesia io abbia rivalutato. Ma dopo anni mi è piaciuto di nuovo. Sarà questo pullulare di ordinari ragazzetti con qualche velleità di introspezione, sarà che ormai tutti ma proprio tutti vogliono fare i poetici, pensando di riconquistare amiche mie che erano rimaste sedotte dalla poeticità di un Massimo Coppola, per esempio. Sarà che non mi basta più chi è dentro e nemmeno chi è fuori il protocollo per incapacità in senso contrario. Sarà che è ora di mettere le mani in pasta. E fare come dice il mio nuovo amico immaginario, una rivoluzione copernicana. Sarà che mi innervosisce quella mediocre stoffa a fiori grandi di scadente qualità pruriginosa che tanto sento in giro, perchè per tanto mi ci sono sentita io, che le camicie e gli stivaletti da sfilata di Godano mi sono di rassicurazione di qualità.
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