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Autore: ben crood
Diario di un aspirante hikikomori (Monkey blues)

Abstract: Coincidenze: il tema di writeup arriva proprio nel momento in cui mi stavo documentando sul fenomeno degli hikikomori. che è molto complesso. per saperne di più, un paio di link: http://psicocafe.blogosfere.it/2006/01/hikikomoriil-mo.html e http://vitadigitale.corriere.it/2009/02/hikikomori.html il mio scritto invece è, nella prima parte, una vecchia leggenda su carlo magno riportata da italo calvino in 'lezioni americane', che ho rielaborato soprattutto nel finale per spiegare il narcisismo legato agli hikikomori (una cosa che può accadere a chiunque, quando non è proprio una scelta). il resto fa parte di una cosa moooooolto più grande.
Riferimento: beck hansen, velvet underground
ANTIPASTO
Comincia con una favola.
Comincia con una favola che mi raccontò uno scienziato.
La favola è vecchia, e si adatta bene a ogni piatto, se il piatto è medicina, e se sul bordo del piatto c’è dello zucchero o qualcosa di piacevole.
Comincia con una favola,
comincia con una favola che mi raccontò uno scienziato e finisce con un uomo solo.
Finisce con un uomo solo che era anche molto potente, o che forse era proprio perché era molto potente.
Comincia con una favola che mi raccontò uno scienziato.
Carlomagno era vecchio e stanco. Aveva i capelli lunghi e bianchi.
Carlomagno, però, era soprattutto vecchio.
Si innamorò.
Una ragazza – molto giovane – una ragazza tedesca.
Non faceva altro che pensare a lei.
La guardava, la contemplava, senza capire perché.
A corte tutti erano preoccupati: il sovrano finirà per trascurare il nostro regno.
E così fu.
Carlomagno non faceva altro che pensare a lei, alla ragazza tedesca.
La guardava, la contemplava, senza capire perché.
Lei non diceva nulla. Il regno andava in malora.
Poi lei morì.
A corte pensarono che il regno si sarebbe risollevato, finalmente.
Ma Carlomagno non smise di pensare alla ragazza.
La teneva accanto a sé, nel letto, e la contemplava.
Giorno e notte, l’amava, ancora.
L’arcivescovo Turpino decise di intervenire – la macabra passione doveva interrompersi.
Riuscì ad avvicinarsi alla ragazza mentre Carlomagno non c’era.
Frugò dappertutto.
Si sentì perso, proprio come il vecchio re, ma fu solo un attimo.
Alla fine trovò: era un anello nascosto sotto la lingua morta della ragazza.
Turpino lo prese e lo tenne con sé.
Carlomagno smise di amare la ragazza. La fece persino seppellire.
Ma il regno continuava ad andare in malora: adesso il vecchio re era attratto dall’arcivescovo.
Un giorno, in riva al lago di Costanza,
mentre Carlomagno osservava e studiava i movimenti di Turpino,
l’arcivescovo decise finalmente
di spezzare quell’amore imbarazzante,
e gettare l’anello nel lago.
Turpino fu liberato. Ma il regno rimase in balia di un’assenza.
Carlomagno passava i giorni a guardare l’acqua del lago.
Adesso era innamorato del lago sul cui fondo giaceva l’anello.
Carlomagno si specchiava nell’acqua del lago di Costanza,
e poteva
finalmente
amare se stesso
II
C’è una cosa che non ho voglia di fare.
E c’è una ragazza: muta, inerme, disarmata, davanti a questo esercito.
Due-persone-due, ho incontrato oggi.
Hanno detto: vieni su Facebook, è il nuovo trend.
Proprio così: con quell’ironia – c’è da ammetterlo – da canzone intelligente, quell’ironia di chi comunque non sfugge alle tentazioni.
Ho controllato: entrambi erano già là.
Anch’io, da adesso.
Non ne avevo voglia, lasciare altre tracce di me, in giro, ce ne sono già troppe.
Milioni di volti, conosciuti.
Milioni di volti, sconosciuti.
Controllo i miei compagni di classe: non ce n’è nessuno. Erano già noiosi, fuori da ogni trend, già all’epoca. C’erano gli Acqua e le Spice Girls, all’epoca. No, non mi manca nulla: sto bene così.
Comunque. Controllo i miei amici, i contatti di questa mia nuova età.
Alcuni scrittori.
Ci sono tutti.
Una di loro ha una quarantina di contatti, solo uomini.
Si capisce che è una scrittrice, anche da questo.
Credo sia l’evoluzione delle vecchie chat, del già vecchio Myspace: puoi fare sempre più cose, con più gente, condividere ogni singolo movimento.
C’è di peggio: gli stati d’animo, i pensieri.
Un’evoluzione la comprendi anche da quanto si avvicina – per approssimazione – alla realtà.
Adesso c’è poca gente con username e avatar fittizi; quasi tutti recano nome e cognome reali, e una bella foto sexy, in senso molto ampio – c’è quel trippone, sì, quello lì, che qui sembra aver recuperato di colpo tutto il fascino inseguito da una vita.
Il vecchio profeta Abacuc diceva:
A che giova una statua,
e perché il suo artefice l’ha scolpita?
Un idolo di metallo, un’immagine bugiarda!
Eppure ripone in loro la sua fiducia
chi li ha fatti,
chi s’è messo a fabbricare idoli muti.
Sì, è ricoperta d’oro e d’argento
ma non ha alcun soffio di vita.
VI
Sono le 3,49.
Da un lato, devo dire, trovo molto interessante questa teoria degli hikikomori.
O come diavolo si chiamano.
Dal Giappone ho importato solo: haiku, seta, e bukkake.
Adesso mi hanno spiegato questa cosa degli hikkinori.
Siamo noi.
Siamo anguille penose.
Chiusi in casa, senza pensare al futuro, campiamo come basta,
come buste,
non voglio sentire una parola di più.
Mi sento come quelli che parlano di mafia per vendere più libri.
A proposito di libri: mi hanno spiegato come si scrivono.
Ma io vorrei essere come Michael Jordan nel ’93, col pallone da basket,
voglio poter fare ogni cosa, con le parole, vorrei poter fare
tutto.
Ma dicono: abolisci gli avverbi, scrivi di ciò che sai, sottrai, aggiungi, showdont’tell, non rivolgerti mai al lettore.
Ci sono tomi da mille pagine che mi aspettano, amici.
Non credo siano migliori delle menti che li hanno prodotti, questo no.
Ma mi rincuorano, perso come sono tra i mattoni.
VIII
Siamo tutti così intelligenti.
Spaventosamente intelligenti.
Sappiamo tutto.
Ogni cosa.
C’è qualcosa di meccanico, in questo, ma non mi preoccupa.
C’è qualcosa di perverso, e questo mi preoccupa, ed è collegato
all’apparire.
Mentre scrivo questo poema sgangherato ed epico
(lo rivendico, è l’unica epica possibile)
penso già ai miei lettori, dove pubblicarlo.
C’è qualcosa di prevedibile, in questo,
in questa nostra intelligenza,
e questo sì, davvero, mi preoccupa.
X
Come essere umano sono peggiorato.
Non c’è dubbio.
Sono nella media: tutti peggiorano.
Non è questo mio peggioramento a rendermi speciale.
Del resto basta un paio di conoscenze giuste, nell’ambiente,
e sei un genio nella media.
Questa è la novità: in media non c’è la virtù,
ci sono i geni.
XVIII
Il primo disco dei Velvet Underground è scienza.
Quando uscì, nessuno imparò a suonare meglio.
Ma tutti comprarono una chitarra. Volevano partecipare al gioco.
Quando è esploso Myspace, nessuno ha comprato una chitarra.
Ma tutti – ancora – hanno voluto partecipare al gioco.
I Velvet Underground fecero capire al mondo
che chiunque poteva suonare
Myspace – che non è nemmeno il nome di una band –
ha fatto comprendere al mondo
che tutti possono apparire.
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