Si è scritto di...
Cerca
Leggi scritto
Autore: Papèria
Lost in translation

Ascolta la musica:
Abstract: Verrà la morte virtuale, e avrà gli occhi di un beige tendente al rosa pallido, le braccia fatte di scatoloni zeppi di vestiti, libri, tazze. Avrà nuvole di polvere e coperte arrotolate, senza più stelline fosforescenti a comporre il mio cielo. Il danno è stato mettere il cielo in una stanza e mangiare sushi. Non ne ho alcun dubbio. Ah, e anche leggere l’ultimo di Murakami.
Riferimento: Il trasloco
Prima
Il mio periodo giappo-kafkiano dev’essere iniziato a Praga, immersa nell’esistenzialismo fascinoso e nel nipponico scattare foto. Tanto è vero che già si pensava a Tokyo come meta successiva. Poi ho mangiato il sushi per la prima volta e poi ho guardato Babel in una triste serata di Natale. Ho pensato che se l’avessi visto prima di andare in Marocco probabilmente non sarei partita, mentre invece avrei preso il primo aereo per il Giappone per farmi abbacinare dai neon e cantare More than this al karaoke come Bill Murray. Dev’essere stato tutto questo nippo-turbinio ad avermi nipponicamente ipnotizzata davanti allo schermo del pc. Ho smesso di cucinare, fare la spesa, pulire. Lavo i panni solo in casi di estrema necessità. Dimentico la chiave nella toppa e il portafogli nel cassetto, brucio le prese di corrente e quasi smetto di mangiare (e di dare esami). Un limbo di estrema lucidità e insieme distrazione ha trasformato le mie giornate in eterne sessioni di chat, in un susseguirsi di frasi ad effetto, citazioni giustificate dalla liquidità postmoderna, emoticons. Come una volgare teenager oppure volgare come una teenager. L’imperativo è quello di trovare ogni giorno una o più frasi significative per descrivere quello che sento, quello che faccio, a cosa stai pensando in questo momento? Perché, vuoi o non vuoi, il web ti costringe a vivere e perfino a guardarti dentro, quando non ne hai per niente voglia. Un’ansia mista alla rabbia di chi sa di perdere tempo invade il soppalco che sta per diventare un guardaroba (ma sempre con le stelline fosforescenti), vanificando i ricordi di due anni e riempiendo l’aria del ticchettio di tasti e di risatine sotto i baffi. Catturata dal social network, imparo a mettere in discussione la mia vita, e mi sembra di dover rendere conto solo a quei 10 amici online (no ora sono 12), di cui ne conosco sì e no la metà.
Durante (What you’re waiting for?)
Ho mancato l’appello per i frequentanti cazzo ma dov’ero quel giorno era il mio compleanno e io urlavo nella cornetta del telefono e piangevo invece di stare al mio posto a fare l’esame ma che rabbia non è possibile che io sia stata così imbecille che io abbia perso questo tempo prezioso e non abbia dato manco un esame e stia bruciando quest’ultima possibilità a scrivere cazzate e a pensare tutto il santo giorno a come riprendermi da un’impasse emotiva da un vegetare sul letto oggi ho pure tolto la coperta verde a fiori perché pensavo che fosse colpa sua invece pure col piumone nero nuovo sotto il culo è la stessa cosa mi perdo nelle citazioni e nel cercare di sintetizzare in una riga tutta l’esplosione che ho dentro ma a chi voglio parlare dalla mia odiata pagina di facebook o da quella di msn ma quando mai sono stata assuefatta dallo schermo del pc io? E invece mi arrovello a cercare frasi significative motti da seguire principi guida esilaranti e coincidenze parlanti non ce la faccio più voglio uscire dal vortice non riesco manco a piangere il giovane disse turn the page il vecchio cambio musica il sociologo la rivoluzione industriale e io che sono alice appresso al bianconiglio (mannaggia ai sogni che faccio) è tardi è tardi è tardi devo andare domani sarò al cospetto della regina di cuori che mi interrogherà e io non saprò dire una parola ma spero almeno di svegliarmi come alice e ricordarmi solo il gatto del cheshire che poi è anche il titolo di un disco dei blink 182 l’ho scoperto da poco almeno ho imparato qualcosa anche quella del blow job from your mom tutto sommato è stata simpatica perché in fondo qualsiasi frase prima o poi è comparsa o comparirà nella casellina che fai in questo momento? ce l’ha messa druga uno che pare che dorme in macchina sotto casa della gente mi sembra passato un secolo invece è pochissimo tempo che sto impassibile nell’impasse di una passione appena passabile e vai così con le solite minchiate dei giochi di parole allitterazioni affronto la vita come un rebus quando esco per strada guardo gli oggetti e le persone e cerco se per caso accanto ci siano delle lettere che aiutino a decifrarli che poi sono sicura che la difficoltà di studiare di questi ultimi giorni è dovuta al fatto che neppure la materia di studio è riuscita a farmi uscire da me specialmente riguardo alla postmodernità alla crisi della ragione al pensiero debole per non parlare poi della storia del new deal e della crisi del ’29 ma che c’entrava poi la serbia ancora non l’ho capito quest’estate vorrei proprio andare a fare l’inter-rail prima che mi si alzi la tariffa è l’ultimo anno buono io e veronica saremmo proprio come vladimir and extragon oppure più semplicemente come mimì e cocò cazzo sono già le 20.40 e io non vedo l’ora di andare a dormire perché in piedi faccio proprio fatica a portare avanti la giornata eppure tutti si sono mostrati carini con me nessuno ha preteso niente come al solito perfino al lavoro perfino mia mamma non mi ha rimproverato per gli esami tutti hanno detto che un momento così può capitare mi hanno detto tante di quelle cose che forse sono troppe e non riesco a riordinarle nella mente e poi sento sempre la stessa musica sempre la stessa almeno una volta mi annoiavo facile ora si vede che sto invecchiando what’s my age again tutto quello che vorrei è che uscisse il sole e di andare a ballare mi farebbe così bene sarebbe liberatorio come cantare a squarciagola quella canzone di rita pavone che ieri un altro po’ non mi mettevo a cantarla sul tram perché la trovo proprio catartica oddio un po’ come gli episodi della fletcher a cui finalmente ho dato un senso perché sono sia postmoderni che catartici anche loro per il semplice motivo che anche se sai già come vanno a finire te li guardi lo stesso.
Dopo
Il trasloco ha lasciato ogni traccia sulla mia schiena, perché non smette di dolermi e di reclamare massaggi. Ma stasera sono sola e virtualmente morta, perché non c’è neppure la connessione a scrocco e, nonostante sia ormai fuori dal nippo-tunnel, ho cenato da Wok. La mia nuova stanza è bellissima e non ha niente di quella vecchia. Mi ci sono impegnata tanto, e ancora non ho finito. Il Giappone mi ha confuso le idee e abbagliato coi suoi neon: smarrita nella traduzione telematica della mia identità, mi sono altresì smarrita nel trasloco e ritrovata nella costruzione di uno spazio nuovo, tutto diverso. Se mi concentro scommetto che riesco ad andar via dal Giappone. E anche dalla Svezia emanata dalle tristezze artiche dell’Ikea. Se mi concentro cambio paese, almeno per l’estate a venire. Se mi concentro il Brasile lo invento.
P.S. Vorrei sottolineare che la mia assuefazione da rete si è conclusa nel momento in cui ho ricevuto il seguente messaggio di presentazione con richiesta di amicizia: “il mio incubo di colto poeta è di essere fagocitato dalle dinamiche di una coppia e rafforzarla mediante il mio sacrificio emotivo”. Quando è troppo è troppo.
lascia un commento :: 0 commenti
Versione per Stampa
Torna