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Autore: PerchisuonalaCampana
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Abstract: Now there's no sound if we all live underground and now it's virtual insanity. Forget your virtual reality.
Riferimento: Jamiroquai
Capitolo 1 - mIRC e Virginia
Sembra ieri che la faccetta sorniona di Khaled Mardam-Bey mi invitava a joinare obsoleti server IRC in cui, si diceva, potevi attaccare bottone con una ragazza senza doverti preoccupare di aver messo il deodorante. Era il 1997, sul mio primo PC Pentium erano installati AutoCAD R13 e ben 32 Mb di RAM. Il negoziante mi chiese cosa ci dovevo mai fare, con tutta quella RAM. Io che non sapevo nemmeno a cosa servisse, la RAM, risposi che in ogni caso non era mai abbastanza, come mi aveva detto uno che AutoCAD lo usava da una vita. E mi portai a casa questo scatolotto pieno di MHertz e Mbyte con un monitor pieno di pollici e pixel. Ero troppo un figo, nessuno dei miei amici aveva un PC tanto potente. Se non altro imparai AutoCAD... ma tra una polilinea e una spline, scoprii che esistevano anche Doom e Duke Nukem. La mia ragazza di allora, Virginia, si lamentava per la mia rasatura sempre più spesso approssimativa. Del resto io mi lamentavo perchè nel nostro rapporto mancava quasi totalmente il sesso, quindi pensai che eravamo pari. Poi il dramma. Avevo sentito dire che se installavi una scheda di espansione che aveva un'uscita tipo quella del telefono, potevi usare il computer addirittura per comunicare con altre persone. Si chiamava chat. Paolo diceva che bastava installare un programma chiamato mIRC, entrare in un canale e trovare un mucchio di gente pronta a "socialize". E io socializzavo eccome! In genere si iniziava con un prudente "m o f?", per poi sbilanciarsi con domande più intime tipo "da dove dgt?" o un più diretto "descriviti" (non tanto perchè era follia inviare foto con un 14k, ma perchè non esistevano fotocamere digitali e porte USB, e lo scanner era roba per professionisti). Entrai nel tunnel, e ci restai per dieci anni. Dicono che in Giappone usino la parola hikikomori per definire quello che stavo diventando. Non conosco l'idioma nipponico, ma lo trovo un termine così straordinariamente appropriato: è tutto pieno di k! Il chatter domina le leggi dell'ortografia e della grammatica, e le stravolge a suo piacimento. E può mettere le k dove gli pare e piace. Era così stimolante, poter parlare con sconosciuti di qualsiasi cosa restando al sicuro dietro il tuo travestimento da monitor: "Anke se nn ci konosciamo, kon te ci parlo bene", devo aver detto a qualche ^StellaKadente79^ o a qualche Kikka^_^22. E il tempo passava. Nel 1999 Virginia mi lasciò per un altro. Lo trovai davvero crudele. Io la amavo, come poteva farmi questo? E invece lo fece. Dopo un po' rinunciai e smisi di cercarla. Che mi restava? Gli amici, il pub, la musica.... la chat! Come antidepressivo funzionò meglio del Prozac, che si sà, al giorno d'oggi è il miglior rimedio contro malattie come l'amore.
Capitolo 2 - MSN e Eleonora
La tecnologia nel 2001 aveva raggiunto livelli impressionanti. Quell'anno diedi definitivamente l'addio all'analogico per passare alla purezza e al totale random access del digitale. ADSL era una sigla da sogno, potevi scaricare un mp3 in pochi minuti... addirittura c'è questo nuovo formato, il DivX, che comprime lunghi video e addirittura interi film che si possono scaricare con appositi software. Ma la cosa più incredibile era che la pagavi a forfait. Niente più minuti contati per non incidere troppo sulla bolletta. Addirittura potevi lasciare il pc acceso e uscire mentre tonnellate di dati venivano scaricate sul tuo hard disk. Sul mio pc erano installati AutoCAD 2002 e 512 Mb di RAM. Nel frattempo Bill Gates dettava legge. ICQ aveva già da tempo ceduto il passo a MSN, e la mia lista di contatti era sempre più lunga. Ero troppo un figo, nessuno dei miei amici aveva così tanti contatti. Le mie vite procedevano tranquille e monotone. Ogni tanto si esce con Daniele, ogni tanto con l'ultima conquista telematica, ogni tanto con quell'amica di quel tuo amico che canta come Carmen Consoli. Eppure qualcosa non andava, nonostante, ripensandoci adesso, non me ne fregasse un bel niente. Io continuavo a vivere così come veniva, aspettando chissà cosa. E quando chissà cosa arrivò, capii di non avere le idee molto chiare. Eleonora aveva due belle tette ma era una psicopatica. La conobbi su un canale IRC che si chiamava #cultura. Eh sì, perchè con il passare degli anni la mia identità virtuale aveva assunto caratteri più intellettuali, visto che faceva più colpo. Se non altro smisi di usare le k. E poi quel canale mi piaceva perchè era frequentato da un tizio che si chiamava Aquilante, e trovavo la cosa non solo spassosa ma in qualche modo elitaria. Ma ancora oggi mi chiedo cosa c'entrasse Eleonora con la cultura. E cosa c'entrassi io, per giunta! Eppure ci mettemmo insieme, e per un po' funzionò anche. Poi un giorno mi disse che era ancora innamorata del suo ex. La trovai una cosa crudele. Io la amavo, come poteva farmi questo? E invece lo fece. Dopo un po' rinunciai e smisi di cercarla. Peccato che invece mi ricercò lei. E io trovai le sue scuse accettabili, tornammo insieme e iniziammo ad odiarci. Quando non ci vedevamo comunicavamo tramite MSN, per intere nottate. Fortuna che non ho più i log di quelle angoscianti sessioni di chat in cui minacciava di lanciarsi dal terzo piano quando le dicevo che le cose non andavano. Non l'avrebbe mai fatto, naturalmente, ma allora non lo sapevo. Nel 2003 ci lasciammo definitivamente. Affrontai la mia riconquistata libertà con una certa soddisfazione. La mia lista di contatti era ancora lunga, dopotutto. Ma anche i rapporti con la chat si erano incrinati, ormai: il mio antidepressivo mi aveva assuefatto e mi si era ritorto contro. Dopo un po' mollai IRC, e continuai a usare MSN solo per tenermi in contatto con gli amici "reali".
Capitolo 3 - Ogame e Valeria
Correva l'anno 2007. Qualcosa nella mia vita iniziava ad andare al suo posto. O almeno iniziavo ad avere dei punti fermi. Non chattavo quasi più ormai, però non disdegnavo di farmi la mia dose quotidiana di netsurfing, websearching e shopping online. Sul mio pc erano installati AutoCAD Architecture 2008 e 2 Gb di RAM. Ero anche diventato proprietario di un impero intergalattico, in cui stavo sviluppando le tecnologie necessarie per conquistare l'universo. Purtroppo ero soggetto a continui attacchi da parte dei miei vicini di sistema solare, per cui, prima di uscire di casa, dovevo prendere tutte le mie astronavi, caricarle di tutti i miei averi e mandarle lontano, per farle poi ritornare in un orario in cui avrei avuto la certezza di trovarmi al pc, in modo che se qualcuno mi avesse spiato in mia assenza, avrebbe trovato i miei pianeti vuoti. Valeria cantava come Carmen Consoli ma odiava Ogame. Non che le si potesse dare torto. Io mi giustificavo dicendo che era solo un mio hobby, un passatempo... ma di fatto la mia vita era piuttosto condizionata. Difficilmente permettevo che impegni non previsti mi costringessero a lasciare la flotta sguarnita. E quando succedeva stavo tutta la sera con l'ansia e chiamavo i miei "alleati" chiedendo di controllare se sui miei pianeti fosse tutto in ordine. E quando tornavo a casa dovevo sincerarmi per prima cosa che le mie navine fossero al sicuro. Valeria odiava davvero Ogame. Però amava me, quindi sapevo che si sarebbe tenuta il suo odio e mi avrebbe suo malgrado assecondato. O almeno lo credevo. Non che sia finita per questo motivo, ma di certo non dovevo darle una buona impressione da questo punto di vista. Nel 2009 Valeria mi lasciò per un altro. La trovai una cosa crudele. Io la amavo, come poteva farmi questo? E invece lo fece. Dopo un po' rinunciai e smisi di cercarla. Diedi la colpa al destino e pensai che non c'era da fidarsi delle donne con il nome che inizia per V, e mi iniziai a interrogare sulla curiosa ciclicità decennale di tali eventi. Il problema era che avevo finito gli antidepressivi. L'attrattiva del virtuale era sparita con la perdita di interesse anche per Ogame. E allora che potevo fare? Come potevo evadere da una realtà che mi stava stretta senza potermi più rifugiare nemmeno dietro al mio fedele pc? Allora fui davvero depresso. Tornai da lei nel tentativo di riconquistarla e le dissi: "Vale, che devo fare?". Lei mi rispose: "Dimenticami, smettila di fare il coglione, laureati e cercati una casa!". Ecco.
Capitolo 4 - Facebook e Fabrizio
Prima che qualcuno pensi che abbia cambiato sponda vorrei precisare che Fabrizio sono io. Se volete mi trovate su Facebook, che ormai è il social network più amato dagli italiani. Ok, c'è chi lo ama e chi lo odia, ma bisogna pur ammettere che è un'invenzione geniale, oltre che uno strumento del Demonio, come disse una mia amica. Il mio pc è ancora lo stesso del capitolo 3, solo che ho installato AutoCAD Architecture 2009. Da settimane evito di ascoltare sia i Beatles che Capossela, non so perchè. La mia "vetrina" virtuale si fa via via più piatta e nei miei status, quando mi ricordo di cambiarli, ci metto le leggi di Murphy, o le frasi di De Andrè, perchè in fondo non c'è bisogno che i miei 350 "amici" sappiano a cosa sto pensando. In ogni caso probabilmente non saprei spiegarlo nemmeno ai miei tre amici veri, ma almeno a loro lo dico davanti a un caffè. Ho ripreso a studiare seriamente e ho trovato una deliziosa casetta che fa proprio al caso mio. E la depressione se ne è andata, questa volta senza ricorrere ai soliti psicofarmaci da 54 Mbps. Spero proprio di non lasciarmi per un'altra. La troverei una cosa crudele. Dopotutto io mi amo, come potrei farmi questo? Dicono che c'è stato un terremoto, di recente. Davvero? Io non ho sentito niente.
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