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Autore: tuna

Mostruosamente Me
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Abstract: Le lacrime sono la soluzione più rapida per farsi capire, mal che vada qualcuno le asciugherà. Ma se vuoi farti capire davvero non puoi chiedere il permesso.Così quando sei la minoranza, dovessi essere anche una "misera" monade,conviene chiederlo alla musica quel permesso: di certo dirà di si.

Riferimento: Bersani. Il mostro


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Ad un suo concerto Samuele Bersani raccontò di una critica ricevuta. Una critica che fa sorridere tanto è semplicistica. Alcuni giornalisti lo accusavano di essere troppo triste. La sua risposta fu sì semplice, ma semplicistica per niente: gli anni sessanta sono passati e non è più possibile cantare i "Watussi". In fondo chi non si accorge di questo è estemporaneo, estraneo, persino demodè. A volte mi sembra di sprecare il tempo quando i miei pensieri misconoscono la bellezza dell'esistenza ma noi donne abbiamo una grande fortuna, quella di poter giustificare qualsiasi isterìa con uno sbalzo ormonale. Forse il punto non è cosa la vita possa offrire, quanto cosa tu sia riuscito a prenderti. Non è un riferimento a capacità pratico-intellettuali, quanto allo spirito di adattamento. Gli animali sono così bravi a preservare il proprio habitat naturale, gli uomini lo sono altrettanto a distruggerlo. Starci dentro comunque dev'essere quello che chiamano compromesso.



Ci sono dei momenti in cui avresti bisogno che qualcosa rechi il tuo nome:un amore, un'amicizia, un lavoro, una passione, una pietra miliare che ti copra le spalle in modo da poterti sempre guardare indietro e poter dire quello sono io. Ma forse è solo un'illusione: le nostre spalle nonhanno occhi e non riusciamo a vedere che quel che ci sta davanti. Forse è da questo che nasce l'invidia.



Quando Bersani parlò in quel modo io mi sentì a casa. Per me, che ero appena approdata alla carriera universitaria, era come se qualcuno avesse finalmente ammesso che questa non è l'età dell'oro. La corsa all'oro continuerà sempre, forse sarà persino un grande motore che impedirà l'appiattirsi dell'uomo su se stesso, ma non del suo intelletto. Quello ha già un piede nella fossa. L'oro era la povertà e non è un caso se un premio Oscar come Benigni ha ringraziato i suoi genitori per avergliela donata. Insomma, forse il messaggio cristiano di un Re indigente non era poi così delirante. Vorrei sentire il respiro vivo di un bue che vigila su di me e che non si lascia corrompere. E non si tratta di ironia pornografica.



A volte, all'improvviso, mi sembra di non riuscire più a comunicare. La mia lingua è ignota, i miei gesti incompresi, i miei suoni muti. E' una forma di solitudine, forse la via preferenziale verso la follia. O per essere più attuali, verso l'etichetta. Ma la verità è che "il mostro ha paura:..". Non esiste essere umano etichettato che almeno una volta non sia stato travolto dal terrore di essere davvero la sua etichetta. Ma è lei che ti salva: la musica, dove essere te stesso non è mai stato così normale. Qualcuno canta quel che sei o tenti disperatamente di essere e gli etichettatori non sanno che non è Kurt Cobain che li esalta, ma sei tu.



La gente si esalta ai concerti. La osservo e ogniqualvolta un artista impegnato lancia un messaggio umano (e non umanitario),sociale,filantropo, la massa inneggia. Ma il riconoscimento è un lusso concesso solo a chi sta sul palco. Se scendi puoi solo appellarti a qualcuno che sta su e chiedergli in prestito la sua voce. Ma forse c'è ancora una speranza se per strada decido di canticchiare una canzone ad alta voce.







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