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Autore: Brina_z
La vita illusa, o illudendo la vita

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Abstract: In trance I trust, or I trust only if in trance
Riferimento: In trance I trust
Voi lo sapete che è la trance?
Io non lo sapevo.
Mi ricordo che con i miei amici e con i miei ragazzi preferiti ci regalavamo i cd che ci sarebbero piaciuti, i libri che avremmo letto, i poster che avevamo visto insieme alle mostre dove eravamo stati insieme; se fossimo stati un po’ più simpatici ci saremmo regalati anche i vestiti con cui ci saremmo fatti le foto. Insomma condividevo i miei generi preferiti. Non concepivo di stare con uno che facesse lo schizzinoso col gorgonzola per esempio. Non voglio dire che eravamo uguali, però eravamo dello stesso genere, etero, giovani, non di destra, studentelli, indignati, piagnucolanti, intelligenti, mezziboni d’estate, vagheggianti, metropolitani, a volte affascinati, con altri affascinanti, ecc ecc, del tutto aldilà delle differenze di estetica ed etica che magari c’erano pure. Stesso genere di vita, genere di approccio, genere di risate, genere di ironia. Eppure nonostante fossimo quasi uguali (che vergogna come si fa a frequentarsi così combinati?) io pensavo fossimo pure lontanissimi. Diversi. Però e dunque nessuno mai mi aveva parlato di trance.
Finchè qualche giorno fa un tipo mi chiede di andare in vacanza al Freedom, chiedo cos’è e mi si risponde un festival trance. Bene, dico spavalda io, si può fare, c’ho pure la tenda, è proprio quello di cui abbiamo bisogno (quando devo farmi forza parlo al plurale, e succede spesso di questi tempi). Pur non avendo la minima idea di cosa stia agognando questo tipo, tanto mare tante tende tanta gente mi sembrava abbastanza per strapparmi un sì. Mi vado a informare e wikipedia mi dice: “La Trance è derivata principalmente da una combinazione di Techno, House e Ambient; indicativamente i suoi BPM variano da un minimo di 130 ad un massimo di 170, a seconda dello stile considerato”. Ora tutta la mia esperienza in proposito, ma proprio tutta, consiste in: quando avevo 14 anni frequentavo un gruppo di coatti che truccavano i motori(ni) e ballavano la techno (loro pensavano, io ho sempre pensato che fosse house), poi ho sul desktop i file musicali techno fatti da mio cugino che me l’ha lasciati mentre stava stirando (sì sì rimanendoci intendo) sulla mia sedia nella mia camera, non ho la più pallida idea di cosa siano quei valori numerici, punto. Hiiiiiiih. Non siamo dello stesso genere. Poi vado sul sito ufficiale del festival e la home page mi ricorda il mio desktop. Non uguale: dello stesso genere. Mi meraviglio. Sono dello stesso genere di questo sito. Trovo: una coi dread con la figlioletta (e certo), una bolgia di giovani (sì è bello essere giovani, per questo ci vengo al vostro festival), il mare, un nero che canta/balla/urla al cielo (ma va), un carretto siciliano (forse non è siciliano ma io non so di chi è). Bene. E’ proprio quello che ci vuole. Poi vado su you tube e digito freedom trance, il primo video che risulta ha in bella posa due guerriere dai capelli turchini con le tette grosse, proprio come mi sarei fatta io se sapessi cos’è Second Life, un po’ futuristiche un po’ medievali, ma soprattutto elegantemente appoggiate a qualcosa che è natura, vabbè sarà un fenomeno questo degli avatar combinato con quello del fantasy studiato da tantissimi che sapranno spiegarlo meglio di me quindi non mi dilungo, vorrei solo dire che turchina pin-up e arborea ci voglio diventare anche io, e a quanto pare pure mio padre sarebbe stato contento che lo diventassi, perché da piccola mi regalava in continuazione solo libri fantasy, ben esposti e mal letti.
Vengo subito a conoscenza del primo genere di trance che si chiama progressive trance, penso che io l’avrei chiamata dream trance, allora digito dream trance per sentire la differenza, non sento la differenza. Iniziamo male penso, forse il nocciolo è tutto in quei valori numerici che mi sfuggono. Finchè attenzione! Arriva un passaggio NOTO. Noto! Hiiiiiiih sono dello stesso genere del tipo. Continuo a non essere dello stesso genere della fatina, rossa, nuda del video. La risposta del perché è noto è che forse la mia frequentazione coi coatti ha generato più mostri di quello che immaginavo. Ma no, in fondo mi divertivo, e non lo sapevo nemmeno che era t r a n c e. Penso a quanto mi divertirò quando starò nel bel mezzo di un festival trance e lo saprò! Mi sfrego le mani.
Decido che forse è la sottocategoria sbagliata, sia dream che progressive, quindi passo alla epic trance, ecco questa già mi pare più techno abbiamo anche eliminato le fatine dei sogni abbiamo eliminato qualsiasi creatura vivente e ci sono solo pianeti. No questa forse è troppo, e non ci avverto nulla di epico ahimè, eppure ne ho lette tante di cose epiche, forse solo il vocione robotico che a tratti emerge a ricordarci che la fine del mondo umano è vicina. Come se non bastasse leggo che la epic è la più confortante.
Leggo però che esiste un altro sottogenere che si chiama goa, originaria dell’India (dell’India???? Cioè in India c’è la techno?? Ma chi la balla?) leggo meglio: è colpa di alcuni hippie europei stanziati in India. Ti pareva.
A questo punto mio fratello inveisce dall’altra stanza e mi chiede se mi sono rincoglionita - No non va bene, che è questo ostracismo con le nuove scoperte musicali, rispondo io - Che hai detto? Con le nuove scopate musicali? Mi fa lui - Andiamo proprio bene.
Non mi voglio arrendere a me stessa e rivado sul sito del festival, che è l’unica cosa finora che s’è rivelata familiare, e infatti qua la musica mi sembra migliore, sento addirittura degli strumenti un po’ più lignei, un suono un po’ più sensuale, un ritmo un po’ più tamburellato, sarà la sexy trance penso io, finchè viene a distruggere tutte le miei illusioni una voce che mi dice remember who you are, manco a farlo apposta, e dei cavalli che nitriscono Do you wanna be free poi apache che ululano e infine You are Divine. Sì voglio essere talmente free da andarci a 'sto festival, e talmente divine da tornare come le guerriere turchine.
Mi interrogo sullo spinoso problema dei limiti.
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