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Autore: Brina_z
Wedding bells

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Abstract: Tranquilize
Riferimento: Too late to be tranquilized
Time it tells living in my home town.
In un anno può succedere di tutto, si sognano mondinuovi, si vogliono fare figli, vengono malattie, e si finisce sotto i ferri, si diventa scemi, si perde la testa dietro a qualcosa o qualcuno, si piange molto per dei motivi, precisi motivi, la crisi ristabilisce le priorità, si sta bene grazie a qualcosa o qualcuno, si pensano parole, si dicono parole, si scrivono parole, e le parole vogliono dire quello che dicono, però letteralmente, e pesano di più di quello che dicono, perché insieme alle parole pesa il momento in cui si dicono, perché quelle e in quel modo, a chi, in assenza di che si dicono. Nel momento in cui escono fuori, pensate, pesa tutto quello che c’è, in quell’istante, molto più delle parole stesse. Conta la loro condizione di esistenza, più tutto quello che significano. In un anno vengono paure incontrollabili, due fratelli fanno pace, si sentono mancanze che mai si sarebbero immaginate, si muore di languori, non si possono fare certi pensieri, però si fanno certi sogni, si cambia letto, in un anno può succedere di tutto, e può non succedere niente, e questo è tutto a maggior ragione. In un anno si fa pace col cervello e anche col respiro, in un anno muoiono piante, muoiono cose, cambiano gli incastri, cambiano le parole.
In un anno, ma anche in un giorno, le cose cambiano, e solo qualcuno lo saprà, qualcun altro no. E questo è tutto.
Time is telling living in my home town.
Ho visto che ci sono due vite, l’ingombranza della vita vera, e le assenze di una vita di seconda qualità, che se le può permettere le assenze, perché non è necessaria, è solo una seconda scelta.
Ho imparato che le cose assenti sono inesistenti. Lo sono con efficacia retroattiva.
Wedding bells they begin easy.
Mio nonno è un personaggio malausseniano. Ha 89 anni, è ancora biondo, ed è scappato di casa. Con la sua nuova amante, che ha sposato in gran segreto qui al paesello, ma io sono la nipote prediletta e a me dice tutto, però che scappava non me lo aveva detto. A casa sua mancano valigie occorrente per dentiera retina che mette in testa quando dorme vari santini, e l’amante. Mio nonno non lo sa che deve morire, secondo me non ci pensa mai. Crede di avere vent’anni in meno e quando gli faccio notare che è arrivato ai novanta mi guarda come se lo volessi fregare, e non ci crede. Mia madre probabilmente non morirà, eppure in questi tempi ci pensa spesso ne sono sicura. Io la notte penso spesso alle morti degli altri, quando poi penso alla mia mi si imbianca la mente e non capisco più niente. Ci sono cose che sono assolutamente quello che sono, stringenti, incalzanti, talmente assolute che non c’è bisogno di capirle, perché non cambia nulla che le si capisca o meno, sono irreversibili nel solo momento in cui esistono, quando avvengono, e diventano tutto, tutta me, che io non ci sono più, perché in quel momento la vita è quella, quella cosa lì, e non sono più io, la vita propria di quella cosa lì è più forte della mia. Queste cose qui vincono sempre. Io ci penso spesso. E non solo alla morte. A tutte quelle cose lì che vincono sempre, e poi a cui non si può tornare.
Come stai? - Insomma(come non detto) - Io mi sposo, e mentre te lo dico guardo davanti e non ti guardo in faccia, poi ti racconto come mi sposo, e poi non ti racconto chi sarà il mio testimone e però neanche se la amo o no.
- Scusa, io ho detto insomma.
In un anno la gente prende casa, sempre comunque inesorabilmente (e giustamente) al Pigneto. Però non mi raccontate se la amate o no.
- Io ho detto insomma
In un anno si fanno anche le vacanze, God save the summers. Io non ne sono mai uscita viva dalle vacanze, vuoi perché c’è sempre un destino e una destinazione per tutti, e non sempre si sceglie la cosa giusta tra le due. E non è detto per nulla che incominci proprio ora. Non me lo raccontate se la macchina e la tenda è perché la amate.
- Io ho detto insomma.
Silently reflection turns my world to stone
Non pervenuto. Finito chissà dove, finito. Questo è normale, tutto finisce, uno sguardo finisce in un anno, finisce in un giorno, c’è ed è già finito, eppure il giorno dopo quello sguardo c’è di nuovo, non uguale, quello è finito, diverso, eppure il giorno dopo c’è il giorno dopo. Quello che non c’è invece, non c’è mai stato. Da sempre. Mi giravo e vedevo una città bombardata. Mi giro e vedo pietra. Pietrificato, dalla paura, dalle seconde qualità. Pietrificato nell’assenza che è inesistenza. Mentre qui c’è il giorno dopo, e non è un tempo morto, è necessario, è più grande di me. E' un tempo irreversibile, quando ti capita la vita vera, le assenze diventano vita di pessima qualità.
Perchè ci sono cose da cui non si può più tornare indietro, per questo ci sono cose a cui non si può tornare.
Chi c’è c’è chi non c’è non c’è, questa è l’unica cosa che mi ha detto il tempo.
Non avrei mai potuto non saperne, non vederne, non sentirne, come stai – insomma, finchè non ho visto che non c’era. E allora è uguale. E questo è tutto.
We could of gone sailing
No, certo che no.
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