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Autore: Alfredo

Musica liquida
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Abstract: Se non esistono confini tra le cose, non esistono nemmeno nella musica. Non sono le esistenze a essere liquide, ma i pensieri che le pensano.

Riferimento: Roxy Music


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Dicono che questa sia un’epoca liquida, dove i confini si sono disciolti, dove le cose si affastellano, l’una sull’altra, l’una di fianco all’altra, senza un ordine percepibile. Chissà. Ma se penso ai tanti spazi dove ammucchio la mia musica, allora mi dico che forse è vero. I miei LP sono impilati nello studio. Sono cose belle e preziose. Conservo come un cimelo Nursery Cryme con etichetta Philips, comprato 40 anni fa. E poi i dischi di Guccini: sono in doppia copia, perché una serie appartiene a me, l’altra a Gianna. Li compravamo comunque, anche se sapevamo che l’altro l’aveva (o l’avrebbe) fatto. Yessongs è tutto incollato con lo scotch, va maneggiato con cura; Islands è una copia nuovissima acquistata comunque 30 anni fa, perché la precedente era rigata, ed io non potevo possedere Islands rigato, sarebbe stata un’indecenza insopportabile.
I CD, invece, sono come i marzianetti dei videogiochi, invadono ogni spazio se non poni un freno. Li trovo ordinati nelle loro custodie, ma anche affastellati qua e là, senza regole precise e, in fondo, catalogati sotto un’unica voce: “musica”. Il bello è che potrei dire, di ognuno di essi, dove si trova con estrema esattezza. Il disordine si è fatto, infine, ordine: guai a modificarlo, adesso non ci capirei più nulla. Solo Jarrett, perché è Jarrett, ha l’onore di essere raccolto tutto assieme, dal concerto di Colonia alla Scala, in una sola soluzione. Nella mia musica, in fondo, in quei supporti musicali scagliati qua e là c’è tanto piano-solo jarrettiano. L’improvvisazione che sgorga da sé, la regola che si impone pian piano, senza che si calchi inizialmente come fosse uno stampino. Un’ordinata libertà, insomma. Magari fosse così la vita.
Se penso invece alle tracce MP3 impazzisco. Ecco, in questo caso io ho un po’ perso il controllo della situazione. Nel senso che il mio hard disk esterno effettivamente sembra il catalogo della Biblioteca Nazionale, tanto è ordinato. Mentre invece, quando masterizzo su CD per riascoltare in macchina, quell’archivio esplode e quasi m’abbaglia. Quei milioni di tracce incapsulate si srotolano in centinaia di dischi che invadono la vettura, persino il portabagagli, scatole, armadi del garage, scaffali, cassetti, in un’ostinata riproduzione di sé medesimi. Sembra un diluvio di musica, una cosa biblica. Come se Miles Davis avesse deciso di farmi suo prigioniero, circondandomi sino allo sfinimento con una session impeccabile, ipnotica, dove l’ordine è fondamentalmente la sua negazione, e convive con il gesto individuale, inaspettato, pur conservando la forma dell’archivio sonoro.
Anche stavolta la musica è specchio. Immagine di una liquidità che inonda ogni poro e rompe i confini. Resto del parere che quando il mondo appare sabbia mobile è perché il nostro pensiero non ha ancora sollevato le sue necessarie impalcature e messo in ordine, almeno in parte, le cose attorno. È la nostra testa a essere liquida, non i fatti del mondo. I fatti attendono semplicemente i nostri pensieri. Di solito questa sensazione di liquidità appartiene sempre ai contemporanei. E forse anche la mia musica, in fondo in fondo, ha un ordine che a me sfugge, e che si è costruito per chissà quali ditirambiche evenienze. Magari Neil Young si è innamorato di Norah Jones, oppure Peter Hammill avrebbe voluto suonare con Helene Grimaud. E se Bryan Ferry e i Roxy Music si sono misteriosamente accomodati accanto ai King Crimson, nessuno si meravigli: sapevate che Bryan ha fatto un’audizione per diventare il cantante di Fripp? È accaduto nei lontani anni 70, Gordon Haskell se n’era andato, e a Fripp serviva una voce. E prima di scegliere Boz aveva anche ascoltato il front man dei Roxy. In un forum ho pescato un commento che diceva così: “Ma ve l’immaginate Bryan Ferry che canta Island?”. Io ho provato a immaginarlo e devo dire che la voce di Boz mi è parsa insostituibile, ben ordinata nella trama delle isole e nei loro flutti delicati. Mentre quella di Ferry è lo spettacolo esplosivo e spettacolare di Virginia Plain. Ma questo è quel che penso io, è l’ordine che il tempo mi ha consegnato. Se le cose si fossero mischiate diversamente, oggi starei qui a dire altre cose. Perché il tempo è un fiume che ci inonda e ci subissa di oggetti ed esistenze nell’ordine svagato in cui esse accadono. È ordine che potrebbe anche non esserlo. Il tempo si fa ascoltare come una musica.



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