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Autore: tuna
What's your name?

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Abstract: Esiste una sorta di regolamento invisibile, che stabilisce quando e quanto puoi soffrire per quanto accade. Il limite è sempre più dilatato, soprattutto nei sentimenti. Lasciarsi è diventato così normale, che soffrirne appare quasi fuori luogo. Un pò come per la musica: ci sono nomi che sei "autorizzato" ad amare, per qualcun altro...devi quasi chiedere il permesso..
Riferimento: Immobile - Alessandra Amoroso
"Sta per grandinare
e non so tremare più"
- forse so fare solo questo.
Non riesco a darti un nome,
cosìti chiedo come ti chiami.
Non rispondi.
Non mi puoi sentire,
- chissà se in fondo lo vorrei.
"Come ti chiami?"
ripeto,
perchè ho paura a darti il nome che credo.
Non ho paura di te;
non ho paura neanche della paura.
La mia paura è solo un senso di colpa a cui ho dato un altro nome,
adducendo di doverlo fare non conoscendo il tuo.
La "giustificazione"...
mistificazione della spontaneità.
Eppure forseso chi sei.
Il tuo nome è quello che non posso dare ai miei giorni,
il sapore che hai tolto ai miei ricordi.
Tu ti chiami pacechenonhopiù,
cielo che vedevo prima d'incontrarti,
ardore ch'io sentivo di incontrare altri che te.
Tu porti il nome del passato che ero
e che senza te non sono più.
Mi hai rubato il tempo..
a me il diritto di strapparti un nome...
Nessuno ti chiede perchè ami Dylan
o i Velvet Underground,
Mina o De Andrè.
Nomi,
che dici.
Nomi,
che dicono te.
Nomi che si può,
mentra altri no.
Perchè danno un nome anche a te.
E non è un casose anche il nome che porti,
non l'hai scelto tu.
Dicono che anche se profumi
non posso chiamarti rosa;
nè rosa posso dire della tua mancanza.
Poco il tempo,
poca la voglia,
poco che ti chiamo.
Ma è di rosa che ho visto i petali,
di rosa che ho pianto
ed ècosì - questo il tuo nome -che ti chiamerò.
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