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Autore: Alfredo

Anna e Marco
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Abstract: Anna e Marco trovano nella musica l'occasione per stare con gli altri e risentire le vibrazioni e il battito della vita reale

Riferimento: Eugenio Finardi Lucio Dalla


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Anna ha diciott’anni. È una ragazza sensibile, intelligente, ma si sente sola, come tante della sua età. Quando è in casa vorrebbe fuggire, percorrere strade, marciapiedi, viali, allontanarsi da lì, da quel quartiere grigio, vuoto, monotono. Ma quand’è fuori si chiede che cosa ci stia a fare seduta su quel muretto, o davanti al solito ritrovo. E allora vorrebbe tornare subito a casa, chiudersi nella propria cameretta, lei e le sue cose, senza alcun altro accanto, senza pensieri stranieri, senza rimorsi, senza remore. Al buio magari, a tv spenta, al massimo facebook per fare due chiacchiere con gente sconosciuta, ma che il network chiama “amici”. La sua faccia è spesso triste, e non ama molto parlare. Lunghi silenzi anche quando si trova in compagnia degli altri. Silenzi colmi di pensieri. Parlare? Per dire cosa poi? Per violare quanto c’è di più intimo nel suo cuore, per aprire l’animo a chi non saprebbe che farsene delle sue parole? E poi, chi potrebbe davvero capirla? E se anche ciò accadesse, se anche qualcuno dimostrasse di comprendere quanto cova nel suo animo, lei è certa che presto la tradirebbe. Per questo Anna si rifugia nei libri, nelle storie d’amore, nei sogni. E sogna cose che di giorno poi non vive. Appassionanti ma irreali. E come potrebbe viverle, se quelli sono appunto sogni, mondi impossibili, costruzioni astratte, innocenti evasioni? A dire il vero, con lei c’è anche la radio e c’è il suo conduttore preferito, e forse solo lì trova un po’ di buon senso da voci piene di calore, e ascolta col cuore traboccante strofe languide di cantanti con la faccia da bambino e con i loro cuori infranti. Ma da un po’ di tempo è difficile restare freddi, distaccati. Anna se n’è accorta. È difficile tramutare tutte le emozioni che sgorgano dal cuore in sogni sospesi nell’animo. Quasi isolando queste passioni dalla vita reale. Chiusi in una monade. Lontani, piccini, isolati. Perché nell’aria, dalla rete, sui palchi c’è una qualcosa di nuovo, nuove vibrazioni che ti prendono e non ti mollano, un’onda che cresce, che ti avvolge, ti incita, ti cattura e poi ti risospinge nella realtà per fartela finalmente sentire tua. È la musica ribelle, che ti vibra nelle ossa e che ti entra nella pelle. E che non vuole consolare, non si fa compiacere e soprattutto ti fa sentire meno solo e meno fragile. È una musica che è urlo, incitamento, lotta. Marco, invece, fa la collezione dei dischi e dei cd, scarica musica, scambia file, e conosce a memoria band, testi, accordi. Vorrebbe andare in California, a Londra, vorrebbe ascoltare musica in qualche locale newyorchese. In Italia si sente soffocato, la musica è quel che è, le solite strofe languide di cantanti con la faccia da bambino e con i loro cuori infranti. E anche quando la musica non è male, lui non regge le parole e non ama i testi in italiano, perché gli appaiono troppo “pesanti” per la forma e il ritmo del rock, rallentano la musica, la zavorrano, la addolciscono persino. Ma poi, quando esce in strada, ritrova quelle stesse parole sui muri, sui manifesti, nei discorsi degli amici, nei desideri, nei bisogni espressi da tanti. Sono le parole di cui è intessuta l’esistenza, sono parole incardinate nella vita, che non fanno sognare, o almeno non scambiano i sogni per la realtà, e proprio per questo sono uno strumento formidabile per penetrare il senso della cose, anzi per trasformarle! Una leva, un pungolo, uno stimolo ad affrontare la vita senza fatalismo. Anche per lui è la musica ribelle, non solo un accordo di chitarra, né solo un riff ben fatto, e nemmeno un “assolo” ben tessuto o una svisata da un palco. La musica ribelle, un inno, uno strumento in più. Per capire, per urlare, per incitare e per lottare. Per sentirsi più vivi.



(Anna avrebbe voluto morire, perché si sentiva tanto sola. Marco voleva andarsene lontano, dove la musica era musica davvero, vibrazione sonora e dell’animo, e la vita sembrava all’altezza dei suoi desideri, la risposta giusta, non una domanda vana. Ma qualcuno li ha visti tornare, tenendosi per mano).







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