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Autore: riccardo
Marlene

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Abstract: Da dove vengo quando torno a casa
Riferimento: Ti giro intorno (Il Vile) - Marlene Kuntz
Marlene.
Non ho mai parlato di lei.
Oggi l'ho pensata. Molto. Credevo fosse l'unica cosa che mi potesse salvare. Tornando a casa.
Ho pensato al vile, quell'album dalla copertina fucsia. L'ho messo su e ho aperto un quaderno rosso su cui scrivevo il periodo in cui Marlene riempiva la mia vita. Volevo leggere cosa scrivevo quando l'ascoltavo.
Sono arrivato ad una pagina dove c'erano le parole esatte che Cristiano Godano cantava nell'esatto momento in cui le leggevo. Le scrissi il 28 gennaio del 2001. Un giorno freddo quindi. Posso fare fuori parti di voi con facilità. La mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai. Marlene. Com'eri dolce e come ferivi. Non ho mai parlato di te.
Quando già aveva pubblicato senza peso, Cristiano Godano venne a parlare alla mia università. Parlò dell'esigenza di essere liberi di poter fare poesia parlando di come una ciocca di capelli di una donna le cade sulla spalla. Lo disse chiaro. Come lo capisco, ora. Alla fine, mi avvicinai e mi feci firmare il booklet del vile. Aveva le mani lunghe e nervose. Tra le mani degli uomini, sono quelle che ricordo di più, insieme a quelle di mio nonno. Forti, belle, soprattutto enormi. Come quelle di un padre o di un fratello maggiore.
Marlene era un obbligo se volevi stare dalla parte di quelli che capivano qualcosa. Soprattutto perché aveva fatto nuotando nell'aria. Però il vile è sempre stato qualcosa di diverso da catartica. Quelli che ci capivano qualcosa, il vile non l'ascoltarono molto. Non tanto quanto catartica. Mentre la gente mia, sí. Il vile era fucsia. Aveva dei versi sublimi e cattivi. Ciao divina io sono il mozzo e puzzo come la mia sbobba. Aveva ti giro intorno. Aveva le paure dell'adolescenza nelle parole di un trentenne. Era pornografico in una maniera inferma e infantile. C'erano frasi come nasconderò con miele colante il vuoto che avanza insieme a culo squassato sembra vera e si strofina il vello nella latrina. Tutto in quell'album scivolava, il miele colava, il rancore gocciolava, le lamiere erano madide e la terra era fradicia anche al sole oramai. Conquistare ragazze per non dire scopare con quel breviario non era facile, infatti. Però Marlene, senza rendermene conto, mi bastava
Le ho perso la pista poi. Dopo bianco sporco. Però mi sono portato appresso le sue parole. Ineluttabile fu il titolo di un mio racconto. Triste. Foia è una parola che uscì fuori dal vile. Ogni volta che cerco di essere lascivo Marlene è lì da qualche parte che mi sussurra con lubricità le concavità violacee o qualche altra porcheria detta bene. Marlene, vellutata nostalgia, serica malinconia. Come le sapevi dire certe cose.
Cristiano Godano è un autentico. Immorale per niente. Io gli credo. Quelli che lo rimproverano con la storia che ha rinnegato qualcosa che aveva a che fare con i Sonic Youth sono gli stessi che ci capivano qualcosa, ma non sono andati lontano. Non quanto lui almeno. Che l'ho perso di vista ma sicuramente ancora starà cercando di fare poesia con una ciocca che cade su una spalla. Non ho mai parlato di lui.
Non ho mai parlato di Marlene. Non l'ho fatto mai. Ma lo farò.
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