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Autore: occhio

Forza centrifuga
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Abstract: In un pomeriggio freddissimo un po' di calore può giungere da fonti insospettabili, come l'ascolto di un album troppo in fretta dimenticato: "Meg" di Meg. In verità solo alcuni episodi hanno schiuso emozioni calde. Una menzione alla continuata dimenticanza di "Notte bianca". Volutamente solo qui citata per tributarle maggiore lustro.

Riferimento: Meg


La ribellione oggi mi si è presentata come il confine fra i sogni e la realizzazione degli stessi, ovvero la realtà e ancora più in là.



E la musica non so quale spazio occupi, quale ruolo rivesta in questa dinamica. Io ho sempre sperato che Lei mi spingesse in alto, e molte volte lo ha fatto. Intanto mi ha aiutato ha vincere una timidezza eccessiva e a sognare sempre, anche quando si è stanchi dei propri stessi sogni.



C’è stata in questo pomeriggio freddissimo una canzone che mi ha spiegato dolcemente tutto questo, senza moti alchemici di particolare vigore, ma attraverso una matassa chimica che io ho felicemente srotolato per arrivare al pulsare ritmico di questa creatura divinamente pop: “Simbiosi” di Meg.



La canzone dà l’idea di dove può portare una conoscenza ardita degli stilemi della musica leggera italiana. Sono stato sommerso da un’atmosfera favolistica, spiegata da orchestrazioni musical non eccessive, ma anzi splendidi contrappunti a echi jazz e gelide sterzate delle machine. La pronuncia di Meg scava le parole inondandole di un’anima calda, trasbordante sensualità e ammiccamenti piacevolmente ovvi. Eccola quindi la perfetta assonanza orizzontale della cultura popolare italiana ai massimi livelli, disinibita nell’esplorare passati aulici e masticati presenti.



Lei dice: “…se non provi a spostare l’orizzonte un po’ più in là i sogni non coincideranno mai con la realtà…”



Tutto incredibilmente vero, anche troppo. Questa verità imprime sulla mia schiena la responsabilità dell’averla svelata.



E poi c’è tutto un vivere quotidiano da attraversare onorando Prometeo. Lo sa anche Meg e me lo racconta in “senza Paura” e io l’ascolto e annuisco aprendo un sorriso, perché mi diverto; non è roba da poco in un pomeriggio che ricorda sempre di essere freddissimo. La camminata sudamericana si rivela un clichè piacevole quasi come una caramella rossa Sperlari; anche: " mso-spacerun: yes> manda in estasi la fantasia mia: vedo la donna che vorrei possedere ballare dinanzi a me, seduto sul divano. La sua gonnellina blu ondeggia. Lei ora mi volta le spalle e vedo il suo bellissimo, raccolto, sincero culo. Mi sto sensibilmente gonfiando. Poi si volta e si spoglia. Scompare perché finisce l’atmosfera, cala il sipario. Il desiderio di conoscerla e averla s’accende. Probabilmente non compirò le rivoluzioni paventate in “Parole alate”, ma cercherò di conoscere questa donna che scuote e riscalda un pomeriggio freddissimo come questo. Decido perciò di vestirmi e uscire. D’altronde basta il monito, giunto crudele a questo punto, di “sopravvivi”, che rintraccia similitudini evidenti con i Radiohead di “Amnesiac”. Si dimostrano sudditanze schiaccianti che un po’ lasciano l’amaro in bocca, eppure c’è ancora una possibilità di vedere quell’orizzonte spostato, perciòmi decido e il pensiero diventa azione; tuttavia sogno ancora e non posso frenare questa perdizione e perdente ossessione: siamo in “audiricordi”…lo svanire di quella ragazza, che mi è piaciuta come non mai, fra le strette di un altro… “non più le stelle del mio cuore tornerò a baciare…”. La passione giunge a toccare gli astri, spezzando ogni possibile distanza fra la terra e il cielo: ci vedo le scene di “storia d’amore” cantata da Celentano, altrimenti dove gli audioricordi?



Lo specchio e l’infanzia, la fisionomica, il percorso fino a qui di un’esistenza. Mi decido a cambiare il maglione, per essere più bello. La barba no, quella non la tocco; mi ci sono affezionato.



Mia madre parla di destino, e io non ci credo: preferisco sbagliare da me, almeno per ora che mi è rimasta qualche mano ancora da giocare.



Ascolto cadere fiocchi di neve viola. Tentano di coprire i trucioli ferrosi di “olio su tela” .



Meg mi rincuora, rafforza i miei deliranti propositi, la mia evanescente mania di potere sempre qualcosa parlandomi così: “se nel destino qualcosa c’è di scritto è soltanto il canovaccio…”



Poi la conclusione di una sentire tutto meridionale mi punge sulla fronte. Che qualcuno venga a togliermi questa sofferenza “braccia nei campi, rughe al sole, muscoli tesi, mente altrove…” ma capisco che è una condizione universale il travaglio.



Sono pronto. Finalmente esco e vediamo di entrare nell’anima di questo pomeriggio freddissimo, per regalarcene altri senza dubbio più caldi. Adesso mi basta che si realizzi questo sogno.



Se vi vi pare che mi accontento di poco, scusatemi; tenendo però conto dei moti del cuore e di come sia difficile sottrasi alla loro forza centrifuga.





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