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Autore: occhio

Il pianeta rosso
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Abstract: Ho ascoltato "Amnesiac". Quest'album è perfetto. Mi avvicina a Dio, a me stesso. Ha un'anima calda e un guscio ghiacciato, come molti uomini d'oggi, forse come me. Intanto penso a Marte, a come questo disco si avvicini a rappresentarlo.

Riferimento: Radiohead


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Monti di ghiaccio sono il cuore del pianeta rosso. Eppure Marte è il dio della guerra e vive d’incandescenti colate laviche. Esso è un corpo celeste sferico che trasuda alterazioni, corruzioni insostenibili per la mente umana. Quand’anche io fossi conoscitore perfetto della Terra, non riuscirei a capire solo immaginando le dinamiche di Marte, anzi non me le immaginerei per come avvengono, poiché di un altro mondo ci si può infatuare non certo disquisire correttamente. Ma non possiedo nemmeno la scienza del mio pianeta e me ne vergogno. E sebbene ricordi i mille passati miei non ritornerò ad essi per credenze. Preferisco la strada dura che va a ritroso senza fine a quella che ha un colpo di inizio perché qualcuno ha preso la parola. Chissà dove poi era nascosta prima che io la vedessi e la potessi sentire. Del resto, non ci si può imporre a Dio e nemmeno Dio si può imporre a noi, perché entrambi siamo creature divine. Ognuno intenda come può quella benedetta parola, ma non la dica per non insozzarla.



Chi aleggia su Marte, ora? Io non vedo nessuno. Non vedo amore. Strano, il dio della guerra dovrebbe amare. Per il pianeta che ha il colore del fuoco, elemento supremo che descrive la passione, visto che come quella schizza, sollazza, s’allunga, si indispettisce, ha anime blu e gialle, fa contentezza e tristezza, sono monti di ghiaccio la sua vita.



E’ affascinante questo suo pulsare glaciale, proprio perché sempre pulsare, e in quanto tale schiude possibilità d’intricati e incontrollabili ritmi, chissà poi se animali. Intanto, d’animale c’è solo il curiosare. Si ritorna ai movimenti belli dei fanciulli, quando ci si mette in bocca ogni cosa per nutrirsi del mondo, anziché rigettarlo alle spalle come fosse spazzatura. I bambini non conoscono l’immondizia, sono gli adulti che insegnano loro la cacca, facendo danni indicibili, nutrendo paure, smontando la curiosità che fa miracoli.



Per me Dio esiste, infatti voglio conoscerlo. Con tale obiettivo studio per conto mio. Inizio solo ora a interessarmi alla  fisica, dopo aver bevuto più o meno volontariamente alla religione, da lì passando alla filosofia. E’ bene,  non si dovrebbero più alimentare simili distinzioni. Non ci sono materia e spirito. Quest’ultimo non è alto, poiché c’è solo quello che tende verso l’alto, ricercando l’eternità. Anche questa ancora non c’è, altrimenti non lotteremo per raggiungerla,  noi esseri umani non procreeremmo nemmeno, non ci spingeremmo verso l’Arte.



Dunque come ve lo immaginate Marte? Io penso che il suo umore sia ben rappresentato dai Radiohead di “amnesiac”. Forse dimenticare tutto ci aiuterebbe a camminare senza timore, un po’ come hanno fatto questi inglesi ad un certo punto.



I clamori freddi smuovono magma bollente, le sensazioni di un ‘epoca; accade su Marte, accade in “amnesiac”.



Scorto in qualche modo il suono delle contraddizioni del dio della guerra, vorrei sentirne il silenzio per capirlo, perdermi in esso. Capire dove si colloca l’immaginazione, appunto. Dove iniziano le profezie. Perché svelarle dopo è sempre più facile che farle, e se esse si dimostrano casuali ancor più si mostra l’ineffabilità dell’intuito che l’arte come tensione all’eterno possiede: nella busta interna le torri gemelle e una scritta in inglese: “the decline and the fall of roman empire”.



Quindi c’è l’uomo in questa musica: i suoi ultimi desideri, i suoi ultimi moti d’orgoglio, gli sprazzi di luce.



Un cordone ombelicale ci lega a Marte, come all’universo di cui facciamo parte al pari degli altri corpi, né più né meno.



 





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