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Autore: occhio

L'isola di paglia
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Abstract: "Nino Rojo" di Devendra Banhart è il disco che in questi ultimi giorni mi ha stregato. Un mio amico mi ha chiesto "t'è piaciuto?" Ho risposto: "Guarda, dopo averlo SENTITO, ho preso il mio cuore e l'ho gettato in un campo di grano, sperando che quache vacca ci cagasse sopra la sua merda fumante, bella calda."

Riferimento: Devendra Banhart


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Sono su di un’isola. Non c’è nessuno oltre me. Il che mi rattrista, mi inquieta, mi rallegra. Sono troppi i sentimenti che mi attraversano perché io possa vederne chiaramente i tratti. Prima o poi riuscirò a venirne a capo, sicuramente poi. Mi accade lo stesso con i miei capelli, abbastanza ricci da non riuscire a metterci le mani appena fuori dal letto. Un giorno non mi curerò più di loro. Pettinarli costa lacrime e mi manca il balsamo qui, mi manchi tu Chiara, quando è che verrai a trovarmi? Ma sai dove abito? L’indirizzo è L’isola di paglia, capanna numero 7, come il grande Garrincha, come quando giocavo con la Mastro, una squadra d’amiconi ubriachi.



Oggi il tempo è bello. Da quanto è che tu non vedi il sole Chiara? A Milano tutto bene? Da quanto tempo non bevi un caffé decente Chiara? Il caffé mancava pure a me all’inizio. Adesso ho imparato a vivere senza.



La mia capanna non è molto grande, ma quando mi ci stendo dentro c’è il vecchio serpente che viene a consolarmi sputandomi il suo veleno. Mi distrae la sua amarezza.



Sai perché sono qui? Non perché fossi stufo, o stanco, o cosa. Noooo! Niente di tutto questo. E che non parlavo più con nessuno che mi interessasse veramente, così ho detto - andiamo a stare da soli, almeno conosceremo qualcuno con cui vale la pena spendere quattro parole. -



M’avevano anche offerto un posto su di un’isola di roccia, ma ho preferito questa, perché me la immaginavo più molle. Mi sbagliavo. Ciò non toglie che sia bello sentire il rumore del mare sotto i piedi quando si cammina. Vedo il verde vegetale, il blu del mare, il mio candore. Devi sapere che al momento di scegliere feci altre considerazioni. Mi sono detto - se cadi non ti farai male, e potrai anche navigare, la paglia galleggia, si sposta. Con la roccia che ci fai? Quella o affonda o non si muove. –

Mi sono reso conto che in effetti mi muovo, tuttavia noto i cambiamenti che detta il movimento, ma non i posti nuovi. Non lo so, è strano. E’ come se vedessi i particolari di un quadro, ma non arrivassi mai ad averne una visione completa. Tutta colpa delle correnti, delle stelle che cambiano posizione, dell’equinozio primaverile, dell’asse. Solo la luna è amica sincera. E’ diventata artefice delle mie fortune. I moti marini in alto e in basso portano sulla mia isola, che ha lo spessore di una focaccia, tanto di quel pesce fresco, che io non ho mai avuto una così prodigiosa memoria. Mi ricordo di tutto. Di te, ovviamente. Del primo bacio datoti seduti sopra il palco spoglio di una sagra di paese, quando tutti erano andati via. Si aveva dieci anni. Del cross con cui imbeccai la testa della punta. Niente gol, solo palo. La coppa agli altri. Avevo pisciato tutta la partita tranne quella azione lì. Peccato. Si era arrivati in finale. Della tromba che acquistai da tuo zio. Dello scimmie dello zoo. Della moto di mio nonno. E di un’infinità di cose che non so nemmeno se siano accadute realmente.



Certo che la chitarra me la sono portata con me! Ci pizzico sopra le mie voglie.



Nella mia capanna fa sempre bel tempo, anche se fuori piove, anche se arrivano i monsoni. Canto favole. Canto come un bambino. Mi diverto. La giornata è dura. Mi spezzo la schiena, mi umilio da solo, mi servo da me. Meglio, non trovi? Ehhhh, ma la notte non mi porto sopra il peso dei miei comandamenti. Sono un bambino in cerca di sogni buoni. Uno di questi sei tu Chiara. Pensare che in città eri un incubo. Dovevo rimanere solo. In mezzo alla gente stavo in disparte e non parlavo con nessuno. Qui almeno parlo in privato, non c’è nemmeno la mia coscienza. Ho fame mangio, ho sete, bevo. E non arrossisco.

Quando il sole va a sciacquarsi i piedi in mare, dopo tanto camminare, vedo passare Dio, lo saluto. Si ferma. Giochiamo a poker. Lui punta poco, io ci metto la vita. Lui va via. Dice che ha da fare. Lo guardo passeggiare sulle acque, mentre io corro ad inseguire qualche animaletto che ho scorto nascosto in mezzo a

dei cespugli. Mi sa che ho più impegni di lui in questo periodo, o forse mi vuole troppo bene.



Chiara, e tu?



Hai visto crescere i tuoi amati cuccioli? Scommetto che non hai voluto affidarli a nessuno. Ora sono troppo grandi perché qualcuno li voglia, e ti ritrovi ad avere una casa troppo piccola.



Sai, anche io ho corso un rischio simile con i miei sogni. Tu lo sai, per questo ho scelto. Ora nella mia capanna c’è posto per loro, non escludo più nessuno. Si sentono realizzati in mia compagnia. Danzano, ridono, si ubriacano con l’acqua del cocco e non dicono mai basta. Mi stanno viziando, vero? Quando vuoi passare da me Chiara, vizieranno anche te.





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