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Autore: occhio
Autogrill

Abstract: Storm & Stress: "Under thunder fluorescnt ligths" Fantastico! Un disco che si mette in discussione ad ogni ascolto, e che discute amabilmente di cose come il jazz, il folk, il rock...e pensare che avevano finito per ingabbiarlo in qualche genere...ma fra duecento anni questo sarà tradizione...intanto ora... ...si fa amare attraverso la pazienza, la voglia, come tutte le persone pacate, timide, a volte ombrose, comunque interessanti.
Riferimento: Storm & Stress
Mi sono disteso sul letto e ho visto colombe bianche. Forse perché piove forte e se tieni la Bibbia sul comodino alla tua destra credi.
La luce è bianca, pure troppo.
Invece dovrebbe deliziarmi con un bel giallo paglia per affondare dentro una vibrante posa pre-romantica, da ultima spiaggia.
Non ti giova mica ascoltare da solo gli Storm & Stress prima d’uscire. Ti chiedi dove vai con tanti appunti. Meglio riempirsi le tasche di neve, anziché di cartacce. Che se entrambe sono destinate a sparire nel volgere di uno sguardo, solo la prima non farà alcun rumore.
Certamente, sono rimasto impigliato nella soffice lana di questo disco che scalda il cuore, pur essendo avvolto dalla luce spettrale dei neon da autogrill. Potresti essere dovunque ora, forse troveresti pace, ma fa effetto pensare questo in casa.
La delicatezza folk è tutta qui, in questo disegno moderno. La piroetta è movimento, ma immobilizza lo sguardo. E’ la notte il posto dei pensieri, perciò fatichi infinitamente di più ad annoiarti.
Guardo ruzzolare la batteria. Sento i profumi di osterie e disavventure nella terra del fuoco. Come Moon Palace di Paul Auster, questo disco si svela in continue sorprese, rocambolesche azioni, però è ritratto di anime che si perdono dentro i supermarket, fra i giardini pubblici, dinanzi alla luce del frigo, della tv. Fluorescenze verdi, rosse, bianche, nere, blu, come quando la linea non c’è più: la melodia si frantuma giocando a nascondersi dietro particelle, anfratti di polvere, paranoie, stanzini e scope vecchie, angoli fetidi, vomiti. Perché affossi te stesso dentro questo grigiore. Esiste veramente?
Hanno uno sguardo sbilenco le composizioni di questo disco, quasi che ti compatiscano lacrimandoti addosso. Ma è una tua sensazione, poiché piangono per la loro triste sorte, oscillante fra la postura del sublime e l’inganno del reale.
Non sono mai rimasto così affascinato dagli intrecci e dal rilascio delle note di chitarra come questa volta. C’è una macchinazione complessa che si sgretola con una semplicità disarmante. Non posso fare altro che allontanare ogni iniziale diffidenza e cedere a questa bravura tanto malamente malcelata, da far apparire veramente inconsapevole una finzione egregia. I cowboys sono esseri umani, anche se dormono con la schiena diritta.
Si rincorrono le luci della strada sul parabrezza dell’auto che guido, che corre. Intervalli regolari, ottomilimetri, in diretta. Poi scendo a fare benzina. E sempre neon. I neon, queste candele per le litanie di chissà quale tempo che non sia il tuo, fanno anche compagnia.
Quante storie si stanno svolgendo. Dal folk al jazz. Ho imparato da quest’album che alle volte niente è più diretto di non dire mai qualcosa, almeno per intero. Parlano da sé le mezze verità, i bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoti, le vite spezzate. La testa vacilla, seguendo un ritmo che non si trascina, pur essendo zoppicante, perché ferito ad un’anca dalla quiete. Nonostante tutto sa correre, tramite sguardi, silenzi nascosti fra una nota ed un’altra, producendosi in un andirivieni nucleare. I rimpalli metallici da flipper. La massima solitudine un videogame. Non ci giocare mai di notte. Potresti non pensare più a nulla. Di mattina, fallo.
Il sapore di una rinascita, perché si è ancora giovani, febbricitanti. Squilla un cell, il breve driin-driin di quell’autogrill, un neon per ogni testa, per ogni testa una tazzona di caffè. Hai negli occhi le solite scene di camionisti larghe spalle che bivaccano. Indossano camicia quadrettata, jeans e un beretto degli Yankies. Fantasia omologata, la tua.
Eh, sì. L’immagini hanno finito per riprodursi proprio quando dovevano riprodursi.
Dai fai repeat e vediamo che succede. Forse ti decidi a dormire.
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