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Autore: occhio
Indietro con la vita

Abstract: "A tribute to Jack Johnson" è un disco fortissimo, intenso, divertente, riflessivo, esplosivo, e poi c'è tutta la musica di questo mondo dentro. Forse sottovalutato dai critici, però uno dei dischi del mio cuore. Poi per me Miles Davis è l'essere umano che più di tutti si avvicina a Dio.
Riferimento: Miles Davis
Lo sapevo che un giorno fare box mi avrebbe fatto più male del solito.
Lo sapevo che Lorena sarebbe stata la donna della mia vita.
Lo sapevo che Alfonso me l’avrebbe cacciato su per il culo.
Ma rimasi immobile. Osservavo gli eventi senza partecipare. Quasi come uno, che al cinema, si sente una mano di donna sull’abbottonatura dei calzoni e vede la sconosciuta seduta al suo fianco mordersi le labbra nell’intento di sparargli una sega. Non fa nulla, assolutamente, per paura che l’incantesimo possa rompersi, la mano possa fermarsi. Una volta mi accadde qualcosa di molto simile, solo che lei era una mia amica, e fu entusiasmante vedere il suo arto accogliere i miei testicoli e sentire la sua bocca affannarsi sulla mia estremità rovente. Fu entusiasmante scoprirla spogliata del suo orgoglio.
Ogni tanto torno a pensarla così affamata, così laida.E sebbene Lorena ci sapesse fare, con lei non sono mai riuscito a riassaporare l’ebbrezza di quel momento febbrile.
Ma di momenti Lorena ed io ce ne regalammo. Sempre pronti a scopare. In treno, in macchina, con o senza gente attorno. Ovviamente questo ci costò qualche grana, e un bel po’ di soldi. E noi di soldi non ne avevamo poi molti, tutt’altro. Io spiantato boxer di quartiere, buono ad incassare molti pugni e pochi quattrini. Lei ballerina-sgualdrina in un cesso di posto, adiacente a quello dove io mi facevo pestare tre volte alla settimana. Le nostre vite si incrociarono in un modo piuttosto strano, rocambolesco quanto meno.
Capitò che una sera venni messo giù già alla prima ripresa. Ero completamente fatto e non mi reggevo in piedi. Se fosse dipeso da me non sarei nemmeno salito sul ring, ma Alfonso la pensava diversamente. Lui ci aveva il giro delle scommesse e i suoi conti da far tornare, io la mia pellaccia da salvare. Sapete, a venticinque anni nutrivo ancora qualche speranza di venirne fuori, intendo dall’eroina. Per
i pugni..bè quelli non li sentivo proprio, sanguinavo e basta…compivo il mio salasso. Ricevetti la mia paga e andai fuori deciso a berci sopra e a trovare un posto per farmi. Quellostronzo di Alfredo vendeva la roba, ma non voleva che si consumasse nel suo locale. Non voleva morti il minchione. Appena misi il naso in strada vidi la nebbia e sentii delle grida. Era una donna. Qualcuno le stava facendo un servizietto, in attesa del proprio turno. Boxando con la nebbia mi precipitai stranamente vigoroso verso il punto da cui provenivano le grida. Pugni a casaccio. Colpì il tipo e
involontariamente la donna che non smetteva di piangere. Lui cadde a terra, e prese a vomitare. Lei m’abbracciò tremando. Scappammo prima che si rialzasse. Nella mia macchina, una Renault Cinque, lei m’abbracciò. Mi disse che si chiamava Lorena, che era una ballerina, una disgraziata. Iniziò a saltellare fra le parole. Io misi in moto, standomene in silenzio, perché non capivo cosa fosse quel torpore che mi saliva dentro, anzi lo sapevo fin troppo bene, ma non era ancora amore. Mi fermai di botto in un vicolo cieco e misi fuori l’armamentario: siringa, cucchiaino, accendino, roba e limone. Lei mi guardava attonita, stralunata, quasi che non capisse più nulla. Io nel frattempo tappavo il mio buco nero. Poi Lorena fasciò il mio braccio destro con la sua mano, strinse gli occhi e me ne chiese un po’. La guardai, non era una tossica, sebbene fosse lunare. Volevo dirle di non farlo, e però non lo trovavo giusto impedirle una scelta, frappormi fra lei e il suo desiderio di…dimenticare, così, nonostante non fossi contento di dividere l’eroina con un’altra persona, peraltro sconosciuta, gli passai l’ago. Iniziò il nostro continuo peregrinare fra morte, miseria, vita. Guardavamo le nostre stesse esistenze al di là dei nostri corpi.
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