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Autore: ismael
Tutto in un'estate

Abstract: Ciò che mi ha cambiato ed è rimasto, e ciò che se ne è andato.
Riferimento: Lou Reed. PJ Harvey.
1 - TUTTO IN UN’ESTATE
La casa del mio unico amico d’infanzia, che avevo perso di vista, era in mezzo a un bosco, circondata da un muro e una siepe di lauro, e nel giardino ogni buco che non fosse di talpa l’avevamo fatto noi negli anni, prima di salutarci all’inizio delle medie. La vasca coperta di muschio era sempre al suo posto, ma non i pesci rossi. Avevo quindici anni e tornavo per farmi prestare Bob Dylan, uscito quell’anno, il disco in cui resuscitava il nostro primo amore.
Il mio amico stava nella sua mansarda di legno ed era molto cambiato, fumava una sigaretta dopo l’altra e la cenere rotolava sui vinili sgusciati, sparsi per tutta la stanza, sui tavolini, per terra, e l’odore di fumo era entrato da tempo nei muri. Il mio amico sorrideva alla maniera di Peter Sellers, e del mondo sapeva tutto, mentre io niente. Il primo giorno ho fatto a piedi il sentiero in discesa che riportava a casa mia con due borse piene di dischi. Glieli ho ridati il sabato dopo, me ne ha prestati degli altri. In poche settimane mi ha fatto conoscere i Velvet e gli Stooges, i Doors e i Joy Division, i Suicide, i Thin White Rope, i Bad Seeds, gli Spacemen 3, e ogni altra cosa che non ha mai smesso di piacermi, e mi ha fatto leggere il mio primo libro di Dostoevskij.
Ci siamo persi e rivisti molte volte, e questo è un periodo in cui ci siamo persi, per indolenza, ma non smetterò mai di dirgli grazie.
Mi ricordo che l’ultimo giorno, dopo essermi avviato da qualche minuto, ero tornato indietro e avevo suonato il campanello, se per favore poteva riportarmi a casa in Vespa, perché fra un albero e l’altro nel sentiero, sulla mia testa, mi ero accorto che c’era un serpente, e non mi ero attentato a passare. Chissà quali facili simboli ci avrebbe trovato un genitore ansioso.
2 - NE VA DELLA TUA VITA
C’è veramente una persona, che non hai mai incontrato, se non lei sul palco e te sotto, che possa dire - anche se non le interessa - di avere cambiato la tua vita, di essere indispensabile, alla tua vita, così come l’hai sempre pensata? Io credo di sì. Almeno per un periodo - di questo sono sicuro - e in alcuni rarissimi casi, per tutta la vita. La musica è superflua, è un di più, si dice, ed è vero. Non fa smettere di respirare, o ricominciare. Allora? Anche se aveste avuto una ragazza diversa, per anni, da quella che avete lasciato, e l’aveste dimenticata, e lei dimenticato voi - quello che vi ha dato, i giorni felici del suo tempo, il dolore e i rimpianti - non avrebbe fatto altro che “cambiare la vostra vita” per un periodo. Cosa provocherebbe adesso, se non ricordi, che non possono più avere niente di fisico? Quanti di voi sono disposti a dire con faciloneria: “L’amore è una cosa superflua”?
C’è sempre una persona a cui perdoni tutto, anche le cose più brutte, basta che abbia quella voce; se stai facendo ascoltare il suo nuovo disco a un amico mandi avanti, giunto a una canzone di cui ti vergogni, come se l’avessi fatta tu.
Qualche anno fa stavo guidando, sullo stradone di Sassuolo, avevo fumato, e stavo ascoltando Lou Reed. Mentre guidavo, e la canzone andava avanti, lentamente, scoprendosi in tutti quelli che mi sembravano i suoi più splendenti dettagli, mi sono accorto di lacrimare, e poi di piangere. Eppure ero felice, come adesso, ma in breve, mentre alzavo le braccia e le ributtavo sul volante, le mie smorfie sono diventate estatiche, e ho cominciato a ripetere, ad alta voce: “Dio bono, che bello che esiste Lou Reed! Dio bono, che bello che esiste Lou Reed”.
Chi mi ha incrociato in macchina, chissà cosa ha pensato.
3 - PJ HARVEY
Da Femme Fatale a Prezzemolina. Amore dimenticato. Con chi mi tradisci adesso? Cosa importa.
To bring you my love, l’ho frustato a forza di ascoltarti. E i due prima, anche quelli. Ma l’ultima cosa distinta che ricordo di lei è il duetto con Nick Cave - nel disco più ovviabile e più stanco di Nick Cave - persino forse più di Nocturama.
“Sembrano Ginger Rogers e Fred Astaire, dai” - mi disse qualcuno, facendomi inorridire. Adesso forse gli darei ragione.
Dei dischi successivi di PJ Harvey non ricordo niente. Ce li ho lì, ascoltati due volte, forse tre. Come telefonate di circostanza di una ragazza che anni fa era la tua ragazza, e ti ribaltava le giornate - adesso, dice, C’è una mostra da qualche parte, Forse, se riesco, Quante date, Ma davvero? Bello, no? - Eppure, è la stessa voce.
Le sue canzoni mi sembrano le solite canzoni. Sono io, che sono cambiato. E mi dà malinconia pensare a qualcuno, invece, a cui lei giustamente continua, con ogni canzone dei dischi che fa, a fare un regalo indispensabile. Mi fa piacere per lui e per lei, e malinconia. Però quel qualcuno non sono più io.
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