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Autore: ben crood
Consigli da Bjork

Abstract: Bjork ci accoglie nell'ultimo Medulla (ma non a braccia aperte).
Riferimento: Bjork - Medulla
Medulla, midollo. E’ davvero questo il gioco che sta dietro all’ultimo disco di Bjork: ridurre la canzone al midollo, che per l’artista islandese deve avere a che fare con le corde vocali.
Un disco basato sulle voci, un gospel da bosco incantato, a tratti maledetto, per quanto Bjork si ostini a non voler essere definita un elfo. Non vale la recensione canzone per canzone per quest’opera: nel magma di voci oniriche, sofferenti, dolci, petulanti, campionate, angoscianti, eccitanti, ci si perde come in un labirinto che però uscite non ne ha. A meno di non volerle trovare davvero: perché questo non è un album tradizionale, e a volerci trovare “al massimo” qualcosa di sperimentale, il rischio di perdersi smette di essere rischio e diventa una certezza.
Quest’album rappresenta ciò che la musica può o deve essere: un’arte che può esprimere e rappresentarsi attraverso tutto ciò che è udibile, che si appoggia tanto alla melodia quanto alla cacofonia. Per Bjork la musica è evidentemente un’esperienza simile al reale, deforme, incoerente, e come tale va cantata, o meglio, raccontata. E l’opera dell’artista può sconvolgere, riappacificare, eccitare, angosciare, ma è giusto così, come in un film o in un libro. “Medulla” può non avere uscite, dipende dalla nostra predisposizione, ma di sicuro non fa da sottofondo (e non si può ascoltare in macchina, o durante un appuntamento galante, ecc).
Voci femminili eccitate o intimamente sofferenti; la voce di Bjork che è uno strumento magico e glaciale; i campionamenti vocali che si intersecano come un tempo facevano quelli post-industriali dei Kraftwerk (un ritorno all’umanità? Di questi tempi è difficile dirlo…), drum machine che sembrano voice-machine; tutto ciò disegna un quadro moderno di una spiritualità che davvero non sembra né occidentale né orientale. Forse “Medulla” è un consiglio di Bjork: ascoltare meno il rumore semantico e tornare ad ascoltare umanissime voci con ciò che comunicano anche solo a livello sonoro?
E poi l’immancabile lezione punk che Bjork, memore dei pomeriggi passati a campionare lavastoviglie islandesi, rimarca con voci “stonate” (o fuori di chiave, direbbe Pirandello): tutti possono raccontare le storture della vita, in ogni voce c’è un’anima diversa.
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