Leggi scritto
Autore: VeraJ
Amore Rosa

Abstract: Un concerto dei Blonde Redhead, una sera di luglio.
Riferimento: Blonde Redhead
Ci sono notizie che ti colpiscono alla bocca dello stomaco e ti lasciano rantolare senza fiato finché, facendo ricorso al tuo istinto di sopravvivenza, riesci a far entrare nei polmoni quel poco d’aria che basta a non soffocare. Un concerto dei Blonde Redhead a pochi chilometri da casa. Acqua, ho bisogno di un bicchiere d’acqua. La respirazione fatica a riprendere il suo ritmo regolare. Il cuore batte così forte che ad ogni battito sembra formare delle piccole gobbe sul petto. Come una macchina che vidi in un cartone animato: andava così forte che i pistoni uscivano letteralmente dal motore bollando tutto il cofano. Uguale. Finalmente potrò vedere dal vivo la mia bella, bellissima Kazu. Ho le gambe molli. Devo stendermi. -- I giorni passano lenti, mentre guardo le solite foto che conosco a memoria fin nei più piccoli particolari. Fotografie in cui tu, mia bella, bellissima Kazu non sorridi mai, preda di una velata malinconia che si nasconde nel tuo sguardo e che ti rende misteriosamente affascinante. Domani ti vedrò. --
Sono arrivato un po’ in anticipo. Davanti al cancello del campo sportivo non c’è anima viva. Guardo l’ora, mancano più di quattro ore all’apertura e oltre sei all’inizio del concerto. Forse sono arrivato troppo in anticipo. Il posto in prima fila non me lo leva nessuno. Laggiù proprio sotto la mia bella, bellissima Kazu. Chissà, forse se il palco è abbastanza alto, se la prima fila è abbastanza vicina e se lei indossa una gonna……corta……chissà. Merda, la macchina fotografica. L’ho dimenticata. Potrei tornare a casa e recuperarla con tutta tranquillità, ma se perdo il posto in prima fila? Chissà quanta gente ci sarà. Meglio non rischiare. Quando si aprono i cancelli siamo in tre. Due ragazzini che si sbaciucchiano in continuazione ed il sottoscritto. Mi precipito sotto il palco cercando di mantenere una certa dignità. Percorro tutto il campo da calcio e mi aggrappo alla transenna che separa il pubblico dal palcoscenico. I due ragazzini si sono sdraiati nell’erba e continuano a sbaciucchiarsi. Arriva gente, alla spicciolata. Non ci sono molte persone e forse il mio posto non corre pericoli. Mi faccio una birra. Sorseggio la bionda gironzolando qua e là, osservo la tipica fauna eterogenea che popola i concerti e ogni tanto mi avvicino alle transenne gettando un’occhiata dietro le quinte. Chissà, un colpo di fortuna. Nulla. Decido di tornare al mio posto. Sta arrivando un sacco di gente e non voglio rimanere troppo indietro. Io devo essere là, in prima fila, per adorare la bella, bellissima Kazu! Dopo aver fatto un paio di passi mi fermo: immobile preda di una visione. Non è possibile. E’ un sogno. Non ci credo. Kazu Makino, la bella, bellissima Kazu Makino dei Blonde Redhead è a pochi metri davanti a me e si sta avvicinando. I muscoli della mia mascella devono essersi liquefatti perché la bocca si sta aprendo lentamente e non riesco a fermarla. Ho strabuzzato così forte gli occhi che mi sembra di non avere più le palpebre. Il cuore sembra la grancassa a doppio pedale di un gruppo Speed Metal. Si sta avvicinando. Viene proprio verso di me! Aspettate un attimo. Fermate tutto. Mi sembra di sentire il rumore di una puntina che sfrega sul vinile e lo riga. Quella non è Kazu. Quella non può essere Kazu. Quella che è ad un paio di metri da me è la sua brutta fotocopia. E’ un ultracorpo riuscito male! Quella persona sudaticcia, con un colorito pallido malato che contrasta con le profonde occhiaie, i capelli che assomigliano a quelli della nonna della famiglia Addams, un asciugamano intorno al collo e ai piedi le stesse ciabatte che usa mio padre non può, anzi non deve essere lei. Si avvicinano due tizi. Le chiedono se possono scattare una foto insieme. Lei annuisce senza sorridere. E’ Kazu. Una zanzara mi entra in bocca. La ingoio. Che se la veda con i miei succhi gastrici. Sono paralizzato. Maledette sessioni fotografiche promozionali! Dopo essersi congedata dai due tipi, che gongolano guardando il display della digitale, la chitarrista riprende il suo lento cammino. Mi passa oltre e quasi mi sfiora. Io resto immobile, trattenendo il fiato e non mi volto. Ci manca solo che abbia il culone. Ho voglia di andare a casa e strappare tutte quelle illusioni di carta. Non le ho neppure chiesto un autografo. Decido di farmi un’altra birra, sperando di annegare la delusione. In preda al più tetro sconforto non raggiungo più la mia postazione sotto il palco, ma decido di appoggiarmi alle transenne del mixer a ridosso delle ultime file. Speriamo che almeno sia un bel concerto. Si abbassano le luci. Kazu entra in scena, si toglie le ciabatte e indossa un paio di stivaletti come quelli che usava mio padre negli anni settanta. Raggiunge la sua chitarra e la imbraccia. Fa un paio di passi in avanti e poi si ferma con una smorfia disegnata sul viso. Si china, si toglie lo stivaletto e lo gira scuotendolo. Poi lo rimette e si avvia al suo posto con un’espressione decisamente soddisfatta. Che ingresso! Una vera e propria Femme Fatale! Sono a pezzi. Solo lo scoprire che Melissa Auf Der Maur è un uomo potrebbe farmi più male. Poi inizia la musica. E tutto cambia. Come un bozzolo che si apre facendo uscire una stupenda farfalla, Kazu si trasforma.
Il rock, entrato in circolo, deve aver avuto lo stesso effetto dei raggi gamma sul dottor Banner.
Quella che sta suonando meravigliosamente e cantando divinamente è un’altra persona. L’energia sprigionata dalla sua chitarra ha trasformato quella piccola e impacciata ragazza in una bellezza statuaria che sembra brillare di luce propria, inebriando gli sguardi dei fortunati che posano i propri occhi su di lei. Si muove nervosamente, maltrattando a tratti il suo strumento e aggredendo il microfono. Sembra calmarsi solo quando si siede alle tastiere e una malinconica quiete sembra prendere il sopravvento. La marea di note che i Blonde Redhead riversano sul pubblico è un continuo fluttuare nei recessi di una struggente malinconia sferzata da scariche rabbiose che graffiano i nervi. Algidi, gelidi come un brivido inquieto lungo la schiena.
Ma lei e la sua voce sono il tepore di un sole che scalda i sensi.
Lei è la mia bella, bellissima Kazu! E questa è la potenza del rock!
lascia un commento :: 0 commenti
Versione per Stampa
Torna