Cerca
Leggi scritto
Autore: ben crood
Charles Strickland è morto

Abstract: Pubblico/Privato: troppe delusioni? Fate come dice il saggio, seguite nell'opera dell'artista semplicemente ogni errore e ogni grazia, ogni cosa che l'abbia reso - semplicemente - umano...
Ad esempio, sono sulle tracce di Charles.
Riferimento: Charles Strickland
Si tratta di una forbice.
Mettete su una lama la musica e le parole di John Lennon, e sull’altra la sua anima. Più la forbice del successo s’allarga, più Arte e Uomo s’allontanano. Per maggiori informazioni, consultare il Vangelo di Lester Bangs a pag. non me lo ricordo. In pratica, a un certo punto, è umanamente impossibile essere coerenti con le cose che si cantano, con l’immagine pubblica che ci si costruisce. E’ come per i politici. Il consigliere comunale del mio paesino può vantarsi d’essere un gran filantropo, d’amare l’arte e i poveri, ma poi lo sappiamo tutti che va con le nigeriane, che si fa la cocaina, ecc. ecc. Mentre mica sappiamo cosa fanno i grandi politici che oggi animano i teatrini politici.
Prendete Lou Reed. In teoria lui non doveva avere problemi. Si era così identificato con i drogati di cui cantava le gesta, che doveva semplicemente cadere sempre più giù per stare al passo con la sua fama. E lo ha fatto: nelle foto d’epoca in cui faceva l’amore con David Bowie è un grazioso porcellino coi ricciolini che si spara tanta cocaina.
Oggi il problema è risolto. L’immagine dei divi, perché ci sono tanti divi e pochi artisti, è costruita a tavolino. Quindi sappiamo che è finta. Quindi è inutile stare a chiedersi quanto coincidano Uomo e Artista.
Prendete Meg. "Guagliò jamm’ a spaccà o MecDonàld’!" e poi ecco che si esibisce per Mtv. Ma per carità, alle volte Mtv è meglio di tanta roba da sfigati indipendenti. Però poi eccola Meg, a smozzicare due parole in appulo-napoletano sul concetto di tolleranza. Il tema della terza media è fatto. Victoria è felice. Mi allontano dal palco. Avevo voglia di sentir suonare i Velvet. Ma dopo Meg non voglio sentire musica per una settimana.
A proposito di Velvet. Pensare che loro hanno mandato a quel paese la major perché non si sentivano a loro agio. Ora stanno bene. Devo dire che hanno anche imparato a suonare, per esempio. Vogliono sentirsi quel che sono, dei ragazzi acqua e sapone, che cantano amore italico italicamente agli italici. Nel solco della tradizione. Forse il punto è questo.
"Quale?"
Quello.
"Ma tu non eri all’Mtv Day!"
Oh, è vero. Ma è che mi immedesimo tanto quando veggo la tv. Pensa che quando "La ruota della fortuna" va in pubblicità batto le mani come se fossi in studio. Gira la ruota.
"E il punto?"
Il punto è che quando ci si comincia a prendere troppo sul serio è la fine. Prendi Bob Geldof. Anzi no, non prenderlo. Coi Boomtown Eqqualcheccosa faceva pena. Eccolo come degno erede di John Lennon. Va bene, lo ammetto, ho un problema coi figli dei fiori. E’ che quando ti metti a professare qualcosa più grande di te… Poi devi fare i conti con le luci e con le ombre della tua vita, come spiegheranno i documentari, i carteggi segreti, i contenuti extra, i monumenti, tutto ciò che terrà vivo il tuo ricordo, a meno che i tuoi eredi non comincino battaglie legali sui diritti delle tue lettere con la tua prima ex moglie o col tuo amante segreto.
Fa freddo. Accendiamo il fuoco?
"Ok. Dicevi?"
Certo, poi è facile mettersi lì a scrivere che la vita è una merda, che gli amici ti tradiscono, che i rapporti si basano sull’utilità… Così avrai un gran bel pubblico di adolescenti pronti ad osannarti. E poi sarà facile mantenersi coerenti con ciò che si canta, dato che non promette molto. Che diamine. Basta co’ ste canzoni depresse. Mica siamo tutti De André.
"Che stai dicendo?"
Ma guarda. Secondo me lo Stato dovrebbe rilasciare un patentino per scrivere canzoni tristi. Sennò poi ti ritrovi con l’ultimo disco dei Baustelle che invece di far piangere fa ridere. E poi guardi il Bianconi, ed è un fantoccio abbastanza ignobile che, probabilmente, vorrebbe portare sfortuna.
"Dai, l’ultimo dei Baustelle non è male…"
No, no, è malissimo. A me sti tipi mi fanno un po’ paura. Sarà perché poi si beccano tutte le ragazze. Belli e dannati si sa. Il bohemienne è trendy.
LA DISPUTA
Infatti sono celebri le mie dispute con Arthur.
Rimbò, s’intende.
Ricordo che spesso abbiamo rischiato di venire alle mani. L’ho sempre stimato, non mi rimangerò i commenti positivi che gli dedicavo sul "Manifesto". Amavo il suo modo di scrivere, anche quando era un po’ sopra le righe. Però, sapete, c’è questo fatto del bello e dannato. Io gliel’ho sempre detto che mi stava sul cazzo. Quando prendeva quella roba, poi. Così ecco che un giorno era così strafatto che cominciò a blaterare che aveva scambiato un pavimento per un mare di lava.
E gli ho detto:"E no, Artù, mo basta"
Ha tirato fuori una rivoltella, "esigo soddisfazione", ha sussurrato. Aveva gli occhi cerchiati e rossi. Ma a me non frega nulla. Se vuoi fare il punkabbestia sono affari tuoi. Gli ho detto che non l’avrei sfidato. Ha sparato per aria. Ho tirato fuori la mia P38 e gli ho sparato ad una gamba.
Arthur non era il tipo che si sarebbe tenuto una cosa così.
Ho dovuto fuggire per anni, ed eccomi qui a scrivere. Be, ho saltato un po’ di storielle, ma la sintesi è questa. Non so che fine abbia fatto Arthur, ma spero che si sia rimesso a posto, che abbia finito di fare il bohemien. Non gli porto rancore.
"Ma sto fuoco?"
Odio stare chiuso in questa baita.
"Ma nevica troppo per uscire"
Secondo me il punto è che tutto può essere arte. Io penso che le persone più fortunate siano quelle che hanno fatto della vita un’opera d’arte. Non nel senso di Wilde o della vita dandy. Nel senso che l’arte, tipo scrivere, o suonare, è semplicemente un modo per comunicare che ogni uomo ha. Per questo ha l’a minuscola. Ognuno comunica a modo suo. Il muratore fa il muratore e stai certo che comunicherà qualcosa costruendo case. Mi sento un po’ Jovanotti a dire ‘ste cose. Comunque intendo chi fa un mestiere per passione, non per necessità. Insomma, sicuramente è più fortunato chi, per comunicare, è portato per ciò che comunemente si ritiene artistico o espressivo. Però non possiamo sottovalutare il fatto che tutti, in un modo o nell’altro, comunichino. Poi c’è il gioco dell’industriaculturale e tutto il resto, che ha scombussolato un po’ tutto. L’arte diventa business e cose così, siamo d’accordo. Ma stiamo facendo un discorso, direi, matematico, quindi prendiamo le cose in astratto e nella loro purezza.
Insomma, e poi ci sono quelli che hanno fatto della loro vita un’opera d’arte. Non intendo, ripeto, quei tipi che si drogano o hanno avuto una vita piena d’avventure. Non solo loro. Del resto le cose strane accadono a tutti, poi sta alla capacità narrativa e affabulatoria di ognuno di noi saperle rendere speciali e raccontabili, accattivanti all’ascolto. Intendo tutti coloro che si intortano e si immergono totalmente nel liquido che chiamiamo vita. Prendi Freddi, il mio amico. Lui si è innamorato di mia zia, dopodichè di sua figlia, e poi si è messo con l’ex moglie del marito di mia zia. Cioè mio zio, se non erro. Gli ho parlato tante volte. Gli ho detto che stava facendo un casino. Ma lui è così, vuole solo vivere e prendere tutto. Per il resto, non lavora, non ha mai lavorato in vita sua e non credo abbia intenzione di farlo. Non scrive, non ama il cinema, ha provato a dipingere ma non lo farebbe mai seriamente. Passa da una serata con gli amici ad una con qualche amante inopportuna. Va dove lo porta il vento.
"Ha smesso di nevicare"
Hai ancora intenzione di andare, Charles?
"Si. Prenderò il primo treno. Poi partirò per Parigi"
E tua moglie? I tuoi figli?
"Io voglio solo dipingere. Se la caveranno. Gli ho già dato più di vent’anni della mia vita"
Non ho più rivisto Charles Strickland in vita mia. So che è divenuto un pittore famoso. Non l’avrei mai immaginato. Era un banchiere impegnato e un padre di famiglia onesto e noioso. Aveva quarant’anni e una vita inutile da portare a compimento. Scusate i sussulti avanguardisti. Darò un attimo sfogo ai miei istinti surrealisti.
Vorrei anche parlarvi del mio amico Franco. Ha ventitré anni, fa il muratore, fa a botte- è quella specie di bullo tipico dei paesini come il mio-, è sposato ed ha un figlia. E’ il tipo che si esprime con la vita. Fa a botte, e fa li muratore. E vende il fumo ad Andrea, che ha 32 anni ed è iscritto all’università. Anche Andrea vive come in un film.
Vorrei essere come loro. Senza il bisogno di andare ad appuntarmi ciò che è successo. Vivere e basta.
Oddio, quelli della Beat Generation vivevano e scrivevano, vivevano e scrivevano. Come Kerouac. Ma il buon Jack poteva fare a meno di annoiarci coi suoi viaggi, il suo jazz, le sue torte di mele. Poteva limitarsi a vivere.
Così Strickland è diventato un gran pittore. Dopo la su morte, i suoi quadri sono stati quotati per milioni. Ora, non me lo sarei aspettato. Ho letto un libro che un certo Somerset Maugham ha scritto su di lui. Dice che poi si è trasferito a Parigi, dove è diventato una specie di bruto che viveva in condizioni pietose e pensava solo a dipingere. Maugham scrive che Charles era una specie di demone, con gli occhi infiammati in cerca di qualcosa, una specie di satiro che aveva intuito il senso dell’inferno e cercava di metterlo su tela.
Poi, ho letto che Strickland si è infine trasferito a Tahiti. Lì la situazione si è rovesciata. Sembra che abbia cominciato a cogliere il bello. Che si sia trasformato in una specie di angelo capace di catturare tutta la bellezza infinita e primordiale di ogni donna mulatta di ogni noce di cocco di ogni fiore selvaggio,
e di renderla eterna su tela.
Io non ci capisco nulla.
So che è morto in miseria in una capanna a Tahiti, dove viveva con una autoctona. E’ morto di lebbra. Ridotto a un brandello umano. Quando aveva colto la bellezza. Morto ridotto a un pezzo di carne qualunque. Non ha avuto il tempo di essere un divo. Non saprei dire quanto larga sarebbe stata la sua forbice.
BIBLIOGRAFIA
L. Bangs, "Guida ragionevole al frastuono più atroce"
L. Bangs, "L. B. Portatile"
S. Maugham "La luna e sei soldi"
lascia un commento :: 6 commenti
Versione per Stampa
Torna