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Autore: Alfredo

L'arte incoerente
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Abstract: Interessano di più (esteticamente) John Lennon o Imagine, Mick Jones o Revolution Rock? L’artista o l’opera? La coerenza tra autore e brano musicale è un valore estetico o soltanto etico?
Riflettiamo.

Riferimento: John Lennon The Clash Marc Charig


Una domanda preliminare: se John Lennon avesse avuto un’altra personalità, un’altra sensibilità, altre qualità umane, le sue canzoni sarebbero state per questa unica ragione più belle? Non è una domanda sciocca. Credo, anzi, che sia molto utile a comprendere se la “coerenza” tra autore e opera sia davvero decisiva da un punto di vista estetico. Perché è indubbio che il comportamento di Lennon sia da biasimare e che forse da lui non ci saremmo aspettati certe cose. Tuttavia, l’effetto estetico di questo comportamento è praticamente nullo. Cosa cambia di Imagine, oggi che conosciamo qualcosa in più della vita privata dell’autore? Nulla, è un brano che resterà per sempre nei nostri cuori, che ci procurerà sempre emozioni speciali. Pensateci: chi potrà mai cancellare la sua bellezza dai nostri cuori?
Se pretendessimo una “coerenza” tra l’uomo e l’opera, se facessimo discendere la bellezza del brano musicale dalle qualità morali dell’autore, commetteremmo un gravissimo errore. Ossia, giudicheremmo la musica non in base a caratteristiche intrinseche, ma a considerazioni del tutto esterne e, peraltro, nemmeno tanto marginali, perché è come se volessimo imporre ai brani uno schema, e dicessimo che quel brano deve assolutamente “rispecchiare” un’etica, una morale antecedenti la sua effettiva creazione, esprimendo, di fatto, un concetto non artistico.
Metteremmo l’arte in gabbia, in un certo senso, la chiuderemmo entro schemi di giudizio del tutto estranei alla sua natura. Penseremmo la bellezza sotto la forma della morale (una cosa mostruosa quanto pensare la morale secondo canoni estetici). Paradossalmente, invocare una coerenza vorrebbe dire pretendere da Lennon (oggi non più, purtroppo) che componesse dei brani rispecchianti anche i lati più riprovevoli del suo carattere! Meno male che invece ciò non è avvenuto, e meno male che questi brani parlano di pace, di amore e di solidarietà e sono, invece, belli a dispetto della personalità dell’autore e, anzi, belli perché incoerenti!
Ciò, non vuol dire che non si debba e non si possa giudicare la personalità di un artista. Al contrario. L’errore non sarebbe questo ma quello di consegnare le opere d’arte e i brani musicali a un puro giudizio morale, che ingabbia la poesia invece di liberarla e spinge la musica dentro schemi asfittici, dove non resta alcuno spazio vero per la creatività. Certamente, nel brano musicale entra moltissimo contenuto emotivo, culturale, sociale, politico. Tuttavia questo contenuto si amalgama con la forma artistica, diviene musica, poesia, pittura, deve poter essere giudicato esteticamente, deve procurare emozioni, non deve avere come proprio obbligo la verità, al contrario. Revolution rock non spinge alla ribellione perché è un manifesto politico scritto in sinistrese, ma perché è una canzone, solo una canzone! London Calling non ci fa percepire il brivido della rivolta perché rispecchia il contenuto morale di qualcuno o è coerente con la personalità di  Mick Jones, ma perché è un pezzo molto bello ed energetico, dove il contenuto e la rabbia sociale trovano una forma esteticamente compiuta e, per questa ragione, non si svuotano di senso ma funzionano ancor meglio che se fossero scritte su un volantino o un da-ze-bao. L’arte scatena i cuori e le passioni di più e meglio di un saggio scientifico, e lo fa in quanto arte, non in quanto contenuto grezzo imposto a una forma musicale distaccata, rispetto alla quale rimane comunque estraneo.
In realtà, proprio l’incoerenza dell’arte, la sua libertà rispetto agli schemi e ai giudizi (e pregiudizi) morali è la vera fonte di creatività di ogni artista. Da questa libertà e dalla capacità di opporsi anche ai moralismi espressi dal pubblico sono sorti i grandi capolavori, quelli che hanno contraddetto tutti e tutto (per primi i critici) e che hanno sconvolto i canoni artistici, gli schemi culturali di un’epoca, le regole sociali, le aspettative del pubblico, e soprattutto le attese, l’etica reale e il progetto iniziale stesso dell’autore.
La più bella eterogenesi dei fini è proprio nel processo artistico: si parte con un’idea e ci si ritrova con un’altra, magari opposta. Come se un marinaio, coerentemente al proprio progetto, partisse per un porto ma si ritrovasse infine in un altro, contrariamente alle proprie aspettative, e lo scoprisse più bello del primo. Nella sua sorpresa e nella sua  meraviglia leggi la vera cifra dell’arte. Solo questa musica che non si lascia catturare dà veramente la carica, ci indica la libertà, solo questa ci racconta la rabbia e ci stimola ad alzarci dalle poltrone, solo essa ci spinge a rompere canoni e “coerenze” di ogni tipo. Lasciamo cuocere gli artisti nel loro brodo, spesso costituito da un conto corrente bancario molto sostanzioso.
Restiamo ai fatti, alle opere, alle canzoni che da una vita ci accompagnano. Gli uomini se ne vanno, mentre il delizioso assolo di cornetta di Marc Charig in Islands dei King Crimson rimarrà tra noi finché orecchie d’uomo potranno udirlo.





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