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Autore: b.e.a.
Ma il treno.

Abstract: Cohaerentia.
Riferimento: Adriano Celentano
L’arte dovrebbe bastare. L’arte basta a se stessa. L’arte. Esplosione. Se non fosse arte e basta, sarebbe niente. L’arte è un lampo di schioppo. Colpo di genio. E’ troppo “se stessa”, per pretenderla infinita, per attenderla fuori da sé, altro da sé. E’ fatta di fulmine e di schiaffo. Ha natura improvvisa, trilla in un botto. L’arte è infarto. Dovrebbe bastare. Basta che sia. L’arte sa di pubblico. Privato? Ché se canto in questa doccia deserta una bella canzone d’amore, io sogno con me,
ma arte non è.
E’ un’altra cosa. La musica, ad esempio, entra in contraddizione con la vita ogni volta che giro una chiave, che rompo un bicchiere. La musica non entra mai in contraddizione con se stessa. L’artista è un artista fino a quando fa arte.
Io ho visto l’arte nell’anima di muffa di un limone. Il limone non è sempre arte.
Però
Io non posso dirlo, non posso dire di non avere dischiuso le labbra ad un semi-sospiro di sgomento, sbigottito gli occhi in una mia tristezza. Perché io voglio siano rose di legno e di giardino, queste “belle” rose. Principio ed atto. Regola e comportamento. Conformità di profumo e colore. Siano rose al midollo, queste “vere” rose. Siano più che belle. Le rose. Tra una detta-rosa e una rosa-qui per me, rosa-al-tatto; tra un passo sul posto e una corsa verso due braccia, c’è la distanza verticale, incolmabile distendersi, amore incompiuto delle attese. La Differenza. O la Coerenza.
Cohaerentia, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. CO-HAE-REN-TIA: la punta della penna compie un breve viaggio di cinque centimetri per andare a bussare quindici volte contro il foglio. CO. HAE. REN. TIA.
Eri Coerenza, null’altro che Coerenza, al mattino, nella tua statura di un metro e sessantasette, diritta, per la tua diritta strada. Eri Coerenza, sulle pagine dei dizionari. Coerenza nelle mie braccia… Io ti odio. Io ti amo.
Incoerenza:
Io non ti amo, quando “sei” me. Perché, se ti sento, mi pesa amarti. Pesi di presenza. Io ti amo quando “non sei” gli altri. E’ allora che sento di volerti. E a pesarmi è la tua assenza. Io non ti devo niente. Tu non mi devi niente. E’ difficile la vita con te. La vita senza te. Fuggi l’arte e l’ironia,
Cohaerentia mia.
Detto-Fatto io vorrei. Io vorrei che questa musica di parole abbracciasse le mie scarpe e le ginocchia.
Io me lo aspetto che sappia di cuore quest’arte. Ma sa solo d’arte. L’arte è incoerente con le cose. Per natura. Non è meno artista l’artista che non è "sempre"-artista. Sarebbe Dio. Sempre Dio. Perché la natura della carezza è natura circoscritta. L’amiamo perché si allontana. Così è “carezza” e non un “toccare”. L’arte è un pubblico infarto. Potrebbe bastare.
Ma il treno
dei desideri,
nei miei pensieri,
all’incontrario... All'incontrario
va.
Beatrice Zerbini
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