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Autore: VeraJ
The Stone Roses

Abstract: Un disco perduto nei ricordi.
Riferimento: Stone Roses
C'è un disco che per me ha un valore immenso. S'intitola The Stone Roses; è il primo album degli Stone Roses. E' un disco che mi fa male. Fa male perché è contemporaneamente lo strepitoso debutto e il canto del cigno di uno dei più influenti gruppi pop inglesi dell'ultimo ventennio. Inutile guardare al suo successore, quel Second Coming, frettoloso e inconcludente, vorrebbe solo dire infliggersi ancora più dolore. Fa male perché è l'opera di un gruppo che poteva essere immenso e invece è stato solo una meteora: un'improvvisa e fulgida stella cadente che ha illuminato per poco tempo il firmamento musicale. Se poi a queste undici canzoni sono legati indissolubilmente i ricordi di una delle estati più belle che si siano mai vissute, allora il dolore è ancora più lacerante. Tempi andati e occasioni mancate: triste connubio. -- Il disco esce nel 1989. Alle mie orecchie arriva nel maggio del 1990. Un amico di un mio amico compra il vinile e glielo impresta. Lui registra una cassetta e la mette in macchina. Una sera, indecisi sul da fare propone di gironzolare con la quattro ruote ascoltando un po' di musica. Infila la cassetta dicendo: --Un amico mi ha prestato questo disco. E parte I Wanna Be Adored. Ritengo di aver provato una sorta di sindrome di Stendhal, le emozioni mi hanno colto così alla sprovvista che mi sono sentito male. Il mio amico, decisamente spiazzato dalla mia reazione mi regala la cassetta. Che ci crediate o no questo è stato il mio primo incontro con The Stone Roses. Ho ascoltato questo disco per tutta quell'estate, almeno una volta al giorno e ho consumato quella Tdk al cromo. Gite al mare, infatuazioni tardo adolescenziali sotto la luna d'agosto, le notti magiche dei mondiali di calcio in Italia, le chiacchierate e le confidenze con gli amici più cari, i pensieri e le fantasie solitarie, tutto questo ebbe come colonna sonora il primo album degli Stone Roses. Con l'inevitabile arrivo di settembre l'estate morì e con essa, a causa di una brutta esperienza, morì anche l'epoca delle illusioni e delle utopie. Catapultato nolente nella triste realtà degli adulti, decisi di lasciarmi alle spalle l'ultima e stupenda estate spensierata e gettai quella cassetta. Era terminata per me un'epoca irripetibile, quel disco ne rappresentava il culmine e siccome di tutto quel tempo non mi rimanevano che parole scritte su logori diari e un mucchio di foto adatte a far riaffiorare i ricordi, decisi che quelle canzoni dovevano anch'esse rimanere tali. Sepolte nei ricordi. -- Quattordici anni dopo ho deciso di riascoltare The Stone Roses. Vado dal pusher e l'ordino. Dieci giorni dopo sono pronto ad immergermi nuovamente in quelle note mai dimenticate. Ho molti dubbi a riguardo. Ho sempre considerato quest'album un capolavoro, la mia tesi è avallata anche dagli addetti ai lavori e dai cultori del pop, ma come sarà dopo quattordici anni? Le pieghe del tempo non ne avranno distorto il ricordo, facendolo apparire migliore di quello che effettivamente è? E soprattutto riuscirò a sopportare la tracimazione del fiume di ricordi che il suo ascolto provocherà? E se, peggio ancora, non mi darà alcun'emozione? -- Notte fonda, tutti dormono. La luce di due candele illumina un bicchiere di vino rendendo il rosso rubino simile a sangue. Rigiro il cd tra le mani, ne osservo la copertina, scorro i titoli delle canzoni cercando di ricordare il refrain. Le ricordo quasi tutte. Un sorso di vino e accendo lo stereo; la fredda luce del display contrasta con il bagliore del fuoco. Infilo il cd nel lettore, premo play, mi metto le cuffie e mi butto sul tappeto a guardare le ombre che le candele disegnano sul soffitto. E parte I Wanna Be Adored. Con i primi accordi di chitarra, riaffiorano emozioni, sensazioni e ricordi sepolti. Il ritorno indietro nel tempo non è doloroso ma piacevole, anche se permeato da una leggera malinconia. Il disco è proprio come lo ricordo: un turbinio caleidoscopico d'emotiva bellezza. Le canzoni si susseguono lentamente, stupende. Fino all'apoteosi finale di I Am The Resurrection. Il disco termina lasciando un retrogusto di piacevole spleen. Ma non mi basta, voglio tuffarmi ancora in quell'astrazione sonora. La musica riparte. E non penso più che questo disco abbia quindici anni, non penso più che abbia gettato il seme da cui è nato il brit-pop, e non penso più a ciò che sarebbe stato senza la fine degli Stone Roses. E non penso più a quella magica estate. Lascio che tutto si perda e vago in queste note immortali, facendomi cullare dal dolce suono di un capolavoro.
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