Leggi scritto




Autore: occhio

Il mio divano rosso e dell'utilità dei Pink Floyd
Aggiungi questo scritto ai tuoi preferiti

Abstract: "Dark side of the moon", Pink Floyd.

Riferimento: Pink Floyd


Condividi su Twitter

Il mio divano è rosso, di finta pelle. Ed è tutto tagliato. Lo comprai due anni fa al mercato dell'usato, 10 euro. Il padrone se ne voleva disfare perchè cambiava casa, aveva divorziato. Ci aveva beccato sua moglie intenta a farsi curare le ferite da un altro. D'allora aveva preso a detestare quel divano, abbandonandolo in giardino. La pioggia e il vento lo avevano scolorito e graffiato, però i suoi braccioli di legno e i suoi punzoni dorati avevano ancora qualcosa da dire, e c'era il fascino del vintage e la mia ragazza che in un orecchio, quasi soffiandoci, mi disse: "perchè non lo prendiamo?". Fu quel "prendiamo" che alla fine mi convinse. In effetti, ad un divano nella mia stanza non ci avevo mai pensato, eppure di spazio ce n'era.







Lui subito si sitemò senza fiatare. Gli altri componenti del mobilio prima lo guardarono con disprezzo, quasi paura, poi si rassicurarono alle sue parole: "Sono vecchio, non vi preoccupate. Nessuno si siederà mai su di me. Forse, mi useranno per poggiare i loro cappotti o le loro mutande."







Invece no! tutti coloro che entravano in quella stanza, andavano dritti dritti al divano, attratti da quella sensazione obliqua che lui solo sapeva far nascere, poichè maleodorante, indecente rispetto alla sedia tutta molle, alla scrivania di finto legno, al letto rigido e ordinato. Iniziarono, perciò, i primi litigi e i tentativi d'escluderlo da ogni conversazione, che sistematicamente verteva su episodi precedenti alla sua venuta nella mia stanza. Lo si costringeva in maniera subdola al silenzio. Le uniche ore liete che trascorreva erano quelle che io passavo su di lui, disteso a dormire, a leggere, a farci l'amore. Anche se iniziai a preferirlo agli altri, cercai di non trascurare nessuno. Continuavo a studiare sulla scrivania, a scegliere il letto per la notte. Ma in loro il rancore si era già annidato. Nonostante io dedicassi una parte della mia giornata a tutti, presero ad odiarmi. Il letto cigolava impedendomi di chiudere occhio, la sedia s'abbassava di colpo facendomi battere forte il mento sulla scrivania, quest'ultima traballando provocava la caduta di libri e lo sparpaglairsi di centinaia di fogli.







Mi stancai presto e presi a non sopportarli più. Per molto tempo non feci nulla.







La settimana scorsa mi sono deciso, ho liberato la mia stanza. Ora siamo io e il mio divano. La mia ragazza viene a trovarci la sera tardi. Intirizzita dal freddo, gracile e minuta come è, viene a coccolarmi sulla pelle rossa del mio divano. E stiamo come su di un petalo di rosa, a fare l'amore o per ore senza fiatare. Poi lei d'un tratto mi chiede se non fosse anche ora di arredare la stanza, allora io mi allungo e premo play, lo stereo è a terra, proprio sotto il divano. Strategicamente inizia a girare "Dark side of the moon". Lei continua, continua, sfuma, si zittisce e sogna, mi stringe vigorosa. Chissà a che pensa? Io credo che pensi a qualche suo ex, a qualcun'altro, ma poco importa, ora è lì, vicino a me, entrambi stesi sul mio bellissimo divano.









lascia un commento :: 0 commenti

stampa
Versione per Stampa

Torna

writeup Messaggi






informativa